Gli obiettivi climatici portano a 3°C di riscaldamento, ma per la Corte di giustizia Ue il ricorso è inammissibile

Dal Lussemburgo arriva una sentenza che ha del paradossale. La rete ambientalista Climate action nework (Can) Europe e il Global legal action network (Glan) avevano presentato ricorso alla Corte di giustizia europea riguardo la decisione di esecuzione 2023/1319 della Commissione Ue, che stabilisce le quote annuali di emissioni ai sensi del regolamento sulla ripartizione degli sforzi per i settori che rappresentano circa il 57-60% delle emissioni di gas serra dell’Ue. I due ricorrenti, nella loro istanza, hanno sostenuto che Bruxelles non abbia valutato quali riduzioni delle emissioni siano necessarie per limitare il riscaldamento a 1,5 °C, quale sia la quota equa dell’Ue, quali ulteriori riduzioni nazionali siano fattibili entro il 2030 e in che modo un’azione per il clima inadeguata incida sui diritti fondamentali. Nella sua sentenza dello scorso anno sul clima, la Corte internazionale di giustizia ha confermato che le riduzioni delle emissioni da parte dei paesi ricchi devono riflettere la loro responsabilità storica e la loro capacità economica, e che essi devono fare tutto il possibile per ridurre le emissioni. Analogamente, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che gli Stati europei devono adottare obiettivi basati su dati scientifici e in linea con l’obiettivo di 1,5 °C.
Ma oggi, ecco la doccia fredda: la Corte di giustizia europea ha fatto ora sapere che rifiuta di valutare la compatibilità degli obiettivi climatici dell’Ue per il 2030 con gli obblighi dell’Unione previsti dal diritto ambientale. Dicono Can Europe e Glan dandone notizia: «Ciò è tanto più deplorevole in quanto l’affermazione dei ricorrenti – secondo cui gli obiettivi climatici dell’Ue per il 2030 sarebbero compatibili con un aumento catastrofico di 3 °C delle temperature globali – non è stata contestata dalla stessa Commissione europea».
Il ricorso presentato da Can Europe e Glan contestava le quote annuali di emissioni fissate dalla Commissione europea ai sensi del regolamento sulla ripartizione degli sforzi, che stabilisce limiti nazionali vincolanti alle emissioni per il periodo 2021–2030 in settori quali l’edilizia, i trasporti, l’agricoltura e i rifiuti. CAN Europe e Glan. Le due sigle hanno sostenuto che tali quote sono troppo modeste e non riflettono il livello di riduzione delle emissioni necessario per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
Il problema, o meglio il paradosso, fanno notare, è che nella sentenza odierna, il Tribunale non ha esaminato il merito di tali argomentazioni. Ha invece ritenuto che i ricorsi presentati fossero infondati per motivi procedurali. Il Tribunale ha stabilito di non poter esaminare gli obiettivi climatici fissati nella legislazione dell’Ue nell’ambito della procedura utilizzata dalle due Ong, che osservano: «È importante sottolineare che non ha respinto l’argomentazione dei ricorrenti».
La sentenza segue un andamento più ampio già osservato in casi precedenti, tra cui il “People’s Climate Case”, in cui i tribunali dell’Ue non hanno valutato il merito del ricorso a causa di ostacoli di ammissibilità. «Questo è un ulteriore segnale del fatto che, per ora, rimane estremamente difficile per le Ong e per l’opinione pubblica in generale contestare l’adeguatezza dell’ambizione climatica dell’Ue dinanzi ai tribunali dell’Unione», denunciano le due sigle.
Spiega Sven Harmeling, responsabile per il clima presso Can Europe: «Dopo un’estate in cui incendi boschivi, siccità e ondate di calore estremo hanno devastato vite e mezzi di sussistenza in tutta Europa, questa sentenza non riduce l’urgente necessità di un’azione climatica forte da parte dell’Ue, incentrata su regole chiare. In un momento in cui si registrano sforzi concertati per indebolire la legislazione sul clima, la Commissione europea dovrebbe difendere lo Stato di diritto necessario per promuovere l’ambizione climatica, la responsabilità e l’azione». Aggiunge Gerry Liston, co-responsabile legale di Glan: «In nessun momento del procedimento la Commissione ha contestato le nostre prove, che dimostrano che gli obiettivi di emissione dell’UE sono in linea con un catastrofico riscaldamento globale di 3 °C in questo secolo. Le sentenze già emesse dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dalla Corte internazionale di giustizia chiariscono che si tratta di una flagrante violazione degli obblighi giuridici internazionali dell’UE. Nulla nella sentenza odierna della Corte dell’UE contraddice la nostra posizione secondo cui gli obiettivi dell’UE sono gravemente insufficienti e, pertanto, illegali».
Sottolineano comunque le due Ong che il risultato odierno non modifica la necessità che l’Ue e i suoi Stati membri rispettino i propri impegni climatici entro il 2030, anche nei settori disciplinati dal regolamento sulla ripartizione degli sforzi. «Can Europe e Glan continueranno a chiedere un’applicazione più rigorosa delle leggi esistenti e una maggiore ambizione climatica in linea con i principi scientifici, l’equità e i diritti umani».
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)