Hormuz è riaperto, ma un nuovo nemico rallenta le petroliere
Durante i quattro mesi di blocco dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, oltre 600 petroliere sono rimaste ferme nelle calde acque del Golfo Persico. Ora che l’importante rotta marittima <a href="https://www.hdmotori.it/carburanti-intesa-usa-iran-prezzo-petrolio/">è riaperta</a>, una nuova ed inaspettata minaccia rischia di<strong> rallentare ancora il passaggio delle navi</strong>, con conseguenze per il commercio globale e per <a href="https://www.hdmotori.it/mercato/prezzi-carburanti/">l'approvvigionamento di greggio</a>. Questa volta non c’entra la geopolitica: il nemico si chiama <strong>“biofouling”</strong> ed è la conseguenza del prolungato fermo delle navi, che ha consentito alla vita marina di colonizzare gli scafi.<h2>Cos’è il biofouling</h2>Alghe, cozze e, soprattutto, <strong>barnacoli,</strong> cioè dei tenaci <strong>cirripedi</strong> che si ancorano alle superfici dure, hanno riempito la parte immersa dello scafo delle petroliere e delle navi cargo. Si tratta in sostanza di <strong>crostacei,</strong> che ora devono essere rimossi prima di intraprendere nuovamente la navigazione.<h2>Un’operazione costosa</h2><img class="alignnone size-full wp-image-276140" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/06/petroliera-2.jpg" alt="" width="2044" height="1536" />Per far tornare in esercizio le superpetroliere, <strong>navi lunghe oltre 300 metri</strong> e larghe circa 45 metri, è necessario<strong> ripulire diverse migliaia di metri quadrati</strong> di superficie immersa dello scafo, per ogni singola nave. Esistono aziende specializzate che organizzano apposite squadre di <strong>sommozzatori:</strong> 4-5 operatori specializzati effettuano la pulizia lavorando per ore con delle lance e, nei casi più difficili, anche con <strong>idropulitrici a pressione</strong> e levigatrici elettriche. L'operazione può rivelarsi più complessa per le <strong>eliche,</strong> i cui componenti devono spesso essere rimossi, puliti e poi reinstallati. A seguito dell’incremento della domanda di questo tipo di servizi, le tariffe per la pulizia sono già aumentate, arrivando a cifre a cinque zeri per singola nave.<h2>Perché le navi devono essere ripulite</h2>Per il mondo dei trasporti e dei carburanti, le conseguenze economiche di questa problematica sono pesantissime. <strong>Le normative marittime impongono alle navi di rimuovere i cirripedi</strong> e gli altri organismi incrostanti prima di entrare in porto. Ma non si tratta solo di un obbligo di legge: navigare con lo scafo ricoperto di biofouling<strong> compromette pesantemente l’efficienza</strong>. Come avviene per l'aerodinamica delle automobili, le navi sono infatti progettate tenendo conto della fluidodinamica e le incrostazioni rappresentano un problema che <strong>si riflette anche sui consumi di carburante</strong>. Considerando che quest’ultimo rappresenta circa il 50 per cento delle spese di una nave, anche un moderato incremento della resistenza può avere un impatto significativo a livello economico.Petrolio e merci si trovano così ad essere rallentate da un collo di bottiglia “biologico”, che rappresenta un ulteriore <strong>ostacolo alla riattivazione di una via marittima fondamentale</strong> e di conseguenza alla normalizzazione dei commerci su scala globale.
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