Il mercato non basta a premiare il riciclo, discariche e termovalorizzatori primi per redditività

24 Giugno 2026 - 17:06
0
Il mercato non basta a premiare il riciclo, discariche e termovalorizzatori primi per redditività

L’industria italiana dei rifiuti cresce, ma la quota più consistente di valore non resta dove più l’economia circolare vorrebbe indirizzarla: nel riciclo di materia. A intercettare le marginalità più elevate sono soprattutto discariche e termovalorizzatori – soprattutto se si parla di operatori integrati capaci di presidiare più fasi della filiera, dalla raccolta fino al trattamento e allo smaltimento finale.

È quanto emerge dallo studio Agici Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali, presentato stamani a Milano nell’ambito dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti. L’analisi prende in esame i bilanci di 80 imprese, rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in otto segmenti del comparto.

Il valore della produzione del campione è salito da circa 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con una crescita media annua del 9%. Ma nel 2024, le filiere del riciclo più legate ai rifiuti urbani – plastica, vetro, organico, carta e Raee – hanno registrato marginalità comprese tra il -5% e il 4%; preparazione alla termodistruzione dei rifiuti speciali, discariche e operatori multi-filiera si sono invece attestati attorno al 10%.

La distanza si spiega anche con la struttura delle filiere. Il riciclo resta esposto alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dei costi energetici e degli scarti da smaltire. Al contrario, gli impianti terminali beneficiano della scarsità infrastrutturale e, dunque, di un maggiore potere di prezzo. Nei rifiuti urbani, secondo la material flow analysis di Agici, circa un terzo della materia raccolta viene destinata al mercato delle materie prime seconde, un altro terzo ai mercati dell’energia – attraverso termovalorizzazione o produzione di biometano – e il 22% allo smaltimento finale in discarica. Discariche e termovalorizzatori intercettano le quote maggiori della redditività, mentre l’avvio al riciclo di plastiche, vetro, Raee e la biodigestione restano sotto il 10% di marginalità.

Una dinamica analoga emerge per i rifiuti speciali, analizzati attraverso le filiere dei rifiuti da costruzione e demolizione, dei pannelli fotovoltaici e dei rifiuti destinati a termovalorizzazione o incenerimento. Il 47% dei flussi va alle materie prime seconde, il 21% ai mercati dell’energia e il 24% alla discarica. Anche in questo caso termovalorizzatori e discariche registrano marginalità superiori al 10% e generano oltre un quinto del valore complessivo delle filiere esaminate. Al contrario, il riciclo dei pannelli fotovoltaici e quello dei rifiuti da costruzione e demolizione si collocano oggi in un’area di minore redditività e minor valore intercettato, pur per ragioni diverse: nel primo caso pesa la scala ancora limitata dei flussi disponibili, destinati però a crescere con il revamping degli impianti fotovoltaici; nel secondo, il valore delle materie prime seconde resta basso, trattandosi di materiali assimilabili a commodity.

«Lo studio mostra che l’industria dei rifiuti è entrata in una fase nuova: il mercato cresce, ma il valore non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera», osserva Marco Carta (nella foto, ndr), amministratore delegato di Agici: «Il riciclo resta il perno dell’economia circolare, ma oggi è anche una delle attività più esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dell’energia e degli smaltimenti. Il valore tende invece a concentrarsi negli operatori integrati e nelle fasi terminali, anche per effetto della scarsità infrastrutturale del Paese. Per rafforzare davvero il riciclo serve quindi una politica industriale capace di riequilibrare questa distribuzione: valorizzando meglio le materie riciclate e adeguando la capacità di trattamento alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti, così da evitare che il costo dello smaltimento continui a comprimere i margini dei riciclatori e a ricadere su cittadini e imprese».

Le leve d’azione sono due e devono procedere insieme: riconoscere economicamente il contributo del riciclo in termini di emissioni evitate ed energia risparmiata, e adeguare l’infrastruttura di trattamento alla domanda effettiva del Paese. In altre parole, superare una gestione dei rifiuti ancora fondata soprattutto sulla copertura dei costi dello smaltimento, per costruire un’economia capace di generare valore dagli output del recupero.

La mano pubblica può svolgere un ruolo decisivo lungo l’intera catena. Nel dibattito milanese Aldo Iacomelli in qualità di amministratore unico di Aamps – la Società operativa locale (Sol) di Retiambiente che ha in carico l’igiene urbana nell’area di Livorno –, ha richiamato il valore dell’in house providing come modello di governance dei servizi pubblici locali, in grado di tenere insieme sostenibilità economica, ambientale e sociale. «Non per nostalgia del pubblico», ha detto, «ma perché è il modello più efficace per garantire qualità, continuità e coesione. L'in house providing ben governato è la forma più matura per farlo».

Ma l’intervento pubblico è necessario anche per sostenere la domanda di materie riciclate. Il caso-scuola oggi è quello delle plastiche, filiera oggi attraversata da una grave crisi industriale: la capacità di riciclo dell’Unione europea è diminuita di un milione di tonnellate rispetto al suo picco. Come spiegato ieri proprio su queste colonne da Giorgio Quagliuolo, neo presidente di Corepla, occorre agire contemporaneamente su offerta e domanda, incentivando l’uso di materia riciclata, rafforzando i controlli sulle importazioni e applicando con maggiore rigore i criteri ambientali minimi negli acquisti pubblici.

Il margine di manovra non manca: gli acquisti pubblici italiani valgono quasi 310 miliardi di euro l’anno, ma meno di un terzo rientra oggi nel Green public procurement (Gpp). Una domanda pubblica più orientata ai materiali riciclati potrebbe dunque contribuire a riequilibrare una filiera nella quale, almeno per ora, il mercato continua a remunerare più lo smaltimento che il recupero di materia.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User