Il Regno Unito costruisce il gregario del jet di sesta generazione

29 Luglio 2026 - 06:15
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Il Regno Unito costruisce il gregario del jet di sesta generazione

Dal salone aerospaziale di Farnborough è arrivato un segnale sulla direzione che prenderà il combattimento aereo europeo nei prossimi decenni. Bae Systems ha presentato Brontanax, il primo dimostratore britannico di Collaborative Combat Aircraft (Cca): un drone progettato per operare al fianco dei futuri caccia e che racconta una delle trasformazioni più importanti della guerra aerea del futuro.

Brontanax non è il caccia di sesta generazione del Global Combat Air Programme (Gcap) e non fa formalmente parte del programma sviluppato da Regno Unito, Italia e Giappone, e al quale il Canada ha recentemente aderito come osservatore. Ma rappresenta un tassello della stessa visione tecnologica: nei prossimi decenni il dominio dei cieli non sarà determinato soltanto dal velivolo pilotato, ma dall’intero ecosistema che gli ruoterà attorno.

La logica dei Collaborative Combat Aircraft è quella del loyal wingman, il gregario senza pilota. Velivoli autonomi capaci di accompagnare i caccia con equipaggio, estendendone le capacità operative e riducendo il rischio per i piloti. Potranno essere impiegati per missioni di ricognizione, guerra elettronica, raccolta informazioni e attacco, aumentando la massa disponibile sul campo.

Il messaggio lanciato da Farnborough è quindi chiaro: la sesta generazione non sarà soltanto una questione di sviluppare un nuovo caccia, ma di costruire una rete di piattaforme connesse, sensori, software, intelligenza artificiale e sistemi autonomi in grado di combattere insieme.

Bae Systems ha presentato Brontanax come un dimostratore destinato a maturare rapidamente, con l’obiettivo di portare in volo il velivolo già nel 2027. Il progetto coinvolge la divisione FalconWorks dell’azienda britannica e punta a rafforzare le capacità industriali nazionali nel settore dei sistemi aerei avanzati.

La scelta di presentarlo a Farnborough non è casuale. Il Regno Unito vuole mostrare di non essere impegnato soltanto nello sviluppo della piattaforma principale del Gcap, ma anche nelle tecnologie complementari che definiranno il futuro del combattimento aereo. Una strategia che guarda oltre il singolo aereo e punta alla costruzione di un vero e proprio sistema di sistemi.

È una dinamica che riguarda direttamente anche l’Italia. Roma è uno dei tre partner del Gcap insieme a Londra e Tokyo, con Leonardo chiamata a un ruolo centrale nello sviluppo del programma. Ma la competizione internazionale sulla sesta generazione si giocherà anche fuori dalla cellula del caccia: nei sistemi autonomi, nella capacità di integrare dati in tempo reale e nella possibilità di schierare flotte miste di velivoli con e senza pilota.

Gli Stati Uniti stanno investendo da anni nei programmi Cca, mentre altri Paesi stanno accelerando sullo sviluppo di piattaforme autonome da combattimento. La direzione comune è quella di superare il modello tradizionale del caccia come piattaforma singola e passare a una concezione distribuita del potere aereo.

Per il Gcap la sfida sarà quindi duplice. Da una parte sviluppare un velivolo di nuova generazione capace di competere nei futuri scenari ad alta intensità. Dall’altra costruire tutto ciò che gli permetterà di esprimere pienamente le proprie capacità: droni collaborativi, sistemi di guerra elettronica, reti digitali e algoritmi avanzati.

Brontanax non è il Gcap, ma mostra quale potrebbe essere il mondo nel quale il Gcap dovrà operare. Un mondo in cui il pilota non volerà più da solo, ma guiderà una squadra di piattaforme capaci di vedere, decidere e combattere insieme.

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