In Egitto riaffiora una scoperta colossale: spunta anche il nome di Ramses II

15 Ottobre 2026 - 12:15
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In Egitto riaffiora una scoperta colossale: spunta anche il nome di Ramses II

A volte, le grandi scoperte archeologiche non partono da una missione internazionale o da anni di ricerche, ma dal caso. È quello che è successo a Behbeit el-Hagar, un piccolo villaggio del governatorato di Gharbia, nel cuore del Delta del Nilo. Qui un abitante stava lavorando un appezzamento di terra di sua proprietà, proprio davanti a casa, quando ha urtato un blocco di pietra ricoperto di incisioni. Invece di ignorarlo, ha avvisato subito l’ispettorato locale delle antichità.

Gli ispettori sono arrivati sul posto e una prima verifica ha confermato che si trattava di un reperto antico. Una volta completate le pratiche legali, il Consiglio Supremo delle Antichità ha formato una commissione e una squadra di specialisti per avviare uno scavo d’emergenza. Il risultato ha superato ogni aspettativa: i resti di due statue reali di dimensioni gigantesche, che con ogni probabilità raffigurano Ramses II, il faraone più celebre della XIX dinastia, e un blocco di granito rosa inciso con geroglifici.

Le statue di Ramses II scoperte a Behbeit el-Hagar

Della prima statua resta soprattutto una testa enorme, alta circa 1,60 metri. Il sovrano indossa la doppia corona, simbolo dell’unione tra Alto e Basso Egitto. Accanto è emersa anche la parte superiore del pilastro dorsale, su cui un’iscrizione riporta il nome Horus del Re, “Hor Ka Nakht Meri Maat“. Partendo dalle proporzioni della testa, gli archeologi stimano che la statua, compresa la base, raggiungesse in origine un’altezza di circa 8,5 metri: un vero colosso, pensato per impressionare chiunque vi passasse davanti.

La seconda statua è arrivata fino a noi in condizioni decisamente migliori, anche se mancano gambe e base. Il corpo misura circa 2,40 metri e mostra il faraone con il nemes, il tipico copricapo reale a strisce, parzialmente spezzato nella parte alta. È stata ritrovata anche la testa, con un volto ancora nitido e ben conservato, molto simile a quello della prima statua. Gli esperti ritengono che anche questa figura rappresenti Ramses II, ma l’attribuzione deve ancora essere confermata.

Il blocco di granito rosa con i titoli del faraone

Il terzo reperto è forse il meno spettacolare a prima vista, ma potrebbe rivelarsi il più prezioso per gli studiosi. Si tratta di un blocco di granito rosa lungo circa 1,30 metri, ritrovato a circa un metro a nord della seconda statua. Sulla superficie sono ancora leggibili le tracce di due titoli reali: “Nesu Bity“, cioè re dell’Alto e del Basso Egitto, e “Sa Ra“, figlio di Ra.

Queste non sono formule qualsiasi. Nella titolatura dei faraoni, questi due epiteti introducevano rispettivamente il nome di incoronazione e il nome di nascita del sovrano e, in questo caso, sono collegati proprio a Ramses II. Il blocco, quindi, rafforza l’ipotesi che anche la seconda statua appartenga allo stesso re e suggerisce che i reperti facessero parte di uno stesso complesso monumentale.

Per capirlo con certezza servirà tempo. Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto, ha spiegato che scavi e studi proseguiranno, con l’obiettivo di trovare altri frammenti e ricostruire il legame tra gli oggetti e il sito.

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