La Flotilla si prepara a ripartire verso Gaza, mentre la Turchia indaga sull’assalto di Israele

La Global Sumud Flotilla resta al centro della nostra attenzione, collocandosi quale caposaldo per tutte le azioni concrete rivolte verso Gaza e il suo martoriato popolo. Il nobile scopo della Sumud Flottilla, che si era promessa di far arrivare e consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, anche se sottoposta a brutali e illegittimi interventi dell’Idf israeliano – eseguiti senza la minima esitazione in acque internazionali del Mediterraneo –, dopo non poche peripezie e soste obbligate a Creta è riuscita ad arrivare nella città turca di Marmaris, nel distretto di Muğla, situata nella costa Sudoccidentale dell’Egeo per effettuare attività di manutenzione tecnica e rifornimento prima di intraprendere la navigazione verso la meta finale: Gaza.
Le 38 imbarcazioni facenti parte della Flotilla sono partite da Barcellona il 15 aprile scorso con a bordo circa 300 attivisti provenienti da molti Paesi. Da ieri mattina, le autorità turche hanno attivato le procedure d’ingresso previste per le unità e per gli attivisti presenti a bordo, provenienti dalla tappa di Creta.
Rileva segnalare, nell’incerta cornice dei fatti che si sono svolti in “alto mare”, che l'Ufficio del Procuratore Capo di Marmaris ha immediatamente avviato un'indagine motu proprio riguardante reati gravi come, ad esempio: la “privazione della libertà”; “rapimento e detenzione di mezzi di trasporto”; “saccheggio qualificato”; “danni alla proprietà” e il reato più ignobile, la “tortura”. Tutto ciò in relazione all'arresto e alla detenzione di cittadini turchi imbarcati su alcune delle unità della Flotilla.
In adesione e conformemente con le istruzioni dell'Ufficio del Procuratore Capo di Marmaris, sono state raccolte le dichiarazioni rese dai cittadini turchi rientrati in patria mentre è ancora in fase di completamento la raccolta delle prove per sostenere i capi d’imputazioni ipotizzate dalle Autorità giudiziarie turche.
Anche l’assistenza sanitaria fornita ai membri degli equipaggi arrivati a Marmaris rientra nelle attività organizzate dalle autorità turche e volte ad accertare le reali condizioni di salute dei volontari, sottoposti a stress psico-fisici oltre che a dure prove e privazioni. Le imputazioni ipotizzate dalla magistratura turca, delineano la volontà di perseguire crimini commessi in alto mare su cittadini turchi e su unità battenti la bandiera della Turchia. Riaffermare i principi inviolabili che appartengono alla sensibilità umana prima ancora di essere colonne portanti del diritto e della consuetudine internazionale marittima significa, a nostro avviso, di non voler lasciar correre atteggiamenti e comportamenti che s’incardinato più che nella politica estera di uno Stato (sedicente) democratico in una sorta di nuova Tortuga, riadattata al nostro tempo e senza issare vessilli col teschio e tibie incrociate, che almeno renderebbero percepibili l’arrivo dei pirati.
I volontari della Sumud Flotilla e la loro determinazione nel voler proseguire il tentativo umanitario, contenuto ed esplicitato nella motivazione della “Spring Mission 2026” – finalizzata ad interrompere il blocco marittimo israeliano e le conseguenti pesanti ricadute sulla Striscia di Gaza – meritano di essere sostenuti da tutti gli uomini libere del pianeta, che non faranno mancare loro il necessario sostegno per continuare la loro missione e a portare aiuti umanitari vitali per la sopravvivenza delle persone. L'intervento dell'esercito israeliano, compiuto al di fuori di qualsiasi cornice di legalità al largo dell'isola di Creta, nella notte del 29 aprile, resterà come atto che segna, ancora una volta, il fallimento della politica del governo di Netanyahu e apre spiragli di nuovo e ben motivato ottimismo.
Avanti tutta col sostegno morale e materiale ai volontari della Flotilla, riscatto dell’umanità intera.
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