“La sinistra non tema le divise”. Per Angelo Bonelli la sicurezza non dev'essere tabù nel campo largo

24 Giugno 2026 - 05:31
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“Spesso non c’è rispetto per le forze dell’ordine”, aveva scritto l’agente Francesco Imprezzabile, morto due giorni fa a Milano durante l’inseguimento di un suv fuggito senza fermarsi a un posto di blocco. E in passato la vittima aveva parlato di divisa come “responsabilità e vocazione”, in un momento storico in cui, nelle piazze e nei quartieri disagiati, attorno alla divisa si condensano spesso rabbia, sfoghi via tastiera, insulti. La sinistra che si candida a governare ha ancora qualche tabù da combattere in questo senso? Giriamo la domanda ad Angelo Bonelli, deputato, portavoce di Europa Verde e co-leader di Avs con Nicola Fratoianni. Particolare non irrilevante: Bonelli è figlio del carabiniere Luigi — che si era innamorato della divisa da bambino, in tempi di guerra, come ha raccontato lui stesso in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche mese fa, in occasione del suo centoduesimo compleanno. “La sicurezza dev’essere, a mio avviso, tema prioritario dell’azione di governo e del pensiero di chi si candidi a governare”, dice Bonelli in giorni in cui si discute di tempi, modi, alleanze e futuro programma del centrosinistra in viaggio verso le elezioni politiche del 2027, “a patto che se ne respinga un uso strumentale e ideologico”. Il j’accuse è per il governo Meloni che “assegna ai reati una maggiore gravità a seconda del colore della pelle, e lo dico pur pensando che i reati vadano perseguiti, ma non senza pensare anche alla prevenzione”. La destra per il co-leader di Avs “ha fallito, e ha fallito nonostante i proclami, i cinque decreti sicurezza, l’inasprimento delle pene e l’introduzione di aggravanti. Da qui la sinistra dovrebbe partire: dal recupero di fiducia da parte delle famiglie e di chi vive in zone dove la presenza di ampie sacche di marginalità sociale rende difficile sentirsi tranquilli. Non ci possiamo permettere un approccio ideologico”.

Bonelli parla da “frequentatore dei mezzi pubblici”, specie lungo la linea Roma-Lido (di Ostia) le cui stazioni di arrivo, dopo il tramonto, possono rivelarsi problematiche. Ed è sul trenino Roma-Lido che una signora ha confessato a Bonelli di aspettare ogni sera sua figlia adulta in stazione, al ritorno dal lavoro, per paura che le succeda qualcosa. “Ecco, a quella madre non si può rispondere soltanto con parole di propaganda”, dice il portavoce di Europa Verde, “ma con i fatti di uno stato che si fa presidio. Polizia e carabinieri svolgono un ruolo molto importante in questo senso; la sinistra non deve avere paura della divisa”. Spesso però le forze dell’ordine, in alcune piazze e quartieri disagiati, sono viste come anticamera e simbolo di sopruso. “Ci sono stati casi di uso sbagliato della forza”, dice Bonelli ricordando il caso Cucchi e il caso del poliziotto che, a Rogoredo, qualche mese fa, ha ucciso un presunto pusher ventottenne durante un’azione antidroga, ed è stato poi indagato per omicidio volontario, con il sospetto di aver messo in scena lo sparo per legittima difesa. “La responsabilità penale è sempre personale”, dice Bonelli, ricordando “l’importante funzione delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata, spesso anche a rischio della vita”, ma sottolineando “la necessità di impiegare le forze dell’ordine anche per fare prevenzione nei quartieri e nelle realtà dove i genitori temono che i figli finiscano risucchiati dalle dinamiche malavitose della strada e dove lo stato può intervenire a monte, sul fronte delle attività ricreative e socio-culturali”.

Che cosa fare, come centrosinistra all’opposizione, e quali provvedimenti si dovrebbero mettere nel futuribile programma condiviso del campo largo? “Non abbiamo bisogno di altre leggi, di questa superfetazione legislativa che la destra ha usato come arma di distrazione di massa, quando poi gli organici della Polizia sono sottodimensionati e la percezione di insicurezza è diffusa in molte città, per non parlare dei treni regionali e delle scuole pubbliche abbandonate a se stesse. Le forze dell’ordine possono essere preziose in questa direzione, specie con un lavoro coordinato Polizia-Carabinieri-ministero dell’Interno-Comuni. Non si può agire soltanto aumentando la repressione. Per quanto necessaria, senza un’opera di prevenzione a monte non risolve, anzi”.

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