Materie prime critiche, lavorare sui partenariati Ue-Africa può consentire all’Europa di ridurre la dipendenza dalla Cina

15 Ottobre 2026 - 15:20
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Materie prime critiche, lavorare sui partenariati Ue-Africa può consentire all’Europa di ridurre la dipendenza dalla Cina

Le materie prime critiche sono sempre più necessarie per mandare avanti i settori industriali più disparati, dalla sanità alla difesa, dall’automotive alle telecomunicazioni, per non parlare di tutti i comparti riguardanti la transizione energetica. Per questo ora l’Ue sta perseguendo partenariati su questi materiali con i paesi africani per diversificare gli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dalla Cina. Tuttavia, nonostante esistano già quadri di cooperazione bilaterali e multilaterali, l’attuazione stenta a decollare. Un focus su tale questione è contenuto in un nuovo policy brief di Ecco, il think tank italiano per il clima, presentato oggi ad un evento dal titolo “New Resources for a New Cooperation: Critical Raw Materials in the Euro-African Partnership” e svoltosi a Roma. Per trasformare i partenariati in progetti concreti e distinguersi dai concorrenti già affermati nella regione, l’UE dovrebbe superare i modelli estrattivi tradizionali e contribuire a sviluppare capacità locali di raffinazione e processi di industrializzazione, con finanziamenti dedicati e un migliore coordinamento tra gli attori coinvolti. 

«Con l’aumento drastico della domanda globale di materie prime critiche, aumenta l’esposizione dei paesi europei verso un numero molto ristretto di fornitori, come la Cina. Il continente africano può essere un partner prezioso per diversificare e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti europei, ma per funzionare questi partenariati devono portare benefici concreti a entrambe le parti. Questo è il vero valore aggiunto che Bruxelles dovrebbe offrire in un contesto estremamente competitivo», ha spiegato Lorena Stella Martini, analista senior politica estera di ECCO.

Le materie prime critiche del resto sono ormai un pilastro della transizione energetica, digitale e industriale. Cobalto, litio, grafite e terre rare sono input essenziali per tecnologie pulite in rapida crescita, come veicoli elettrici, batterie, pannelli solari e turbine eoliche, così come per i semiconduttori avanzati che alimentano l’intelligenza artificiale e i sistemi di difesa ad alta tecnologia.

Nonostante le vaste riserve africane di minerali critici, circa 8.600 miliardi di dollari di asset restano ancora poco esplorati a causa di risorse finanziarie insufficienti, infrastrutture inadeguate e l’eredità dei modelli estrattivisti del passato, che spesso impedisce ai governi di accedere ai dati geologici.

Gran parte dei Paesi africani ricchi di minerali è inoltre priva di impianti locali di lavorazione e di manifattura a valle. Il settore porta quindi loro scarso valore oltre a royalties e proventi delle esportazioni. Questo ha alimentato un ritorno delle restrizioni all’export, spesso etichettate come “nazionalismo delle risorse”, mirato a limitare l’esportazione di materiali non raffinati per trattenere valore sul territorio e promuovere l’industrializzazione interna. Per competere con attori già affermati come la Cina e i Paesi del Golfo, l’UE dovrebbe costruire la propria cooperazione tenendo conto di queste istanze.

L’Ue ha già firmato memorandum d’intesa bilaterali e avviato iniziative multilaterali con diversi Paesi, tra cui partner africani, con l’obbiettivo di ridurre la dipendenza da catene del valore fortemente concentrate e dunque esposte a possibili interruzioni commerciali o al rischio di essere usate come arma geopolitica. La maggior parte di questi accordi, tuttavia, non è legalmente vincolante e non prevede né finanziamenti dedicati né misure di attuazione concrete. Per garantirne l’attuazione, gli esperti raccomandano che l’UE aumenti le risorse destinate alla sicurezza degli approvvigionamenti di minerali critici nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, mappando allo stesso tempo i fondi attualmente disponibili per migliorare la trasparenza.

Per creare valore locale, sottolineano gli esperti di ECCO, l’Ue dovrebbe inoltre definire criteri di finanziamento che diano priorità ai progetti che prevedono lo sviluppo di capacità di raffinazione e di attività industriali a valle, e che affiancano all’estrazione la realizzazione di infrastrutture e la creazione di posti di lavoro. A tal fine, si consiglia di integrare all’interno di questi progetti lo sviluppo di energie rinnovabili in loco, per alimentare sia le attività minerarie ad alta intensità energetica sia le comunità locali. 

Infine, per rendere questi partenariati attrattivi sul piano finanziario, si dovrebbe migliorare il coordinamento tra produttori e acquirenti di minerali, per offrire ai nuovi progetti la stabilità e la sostenibilità economica necessarie per partire. Il futuro Centro europeo per le materie prime critiche è l’occasione per riunire questi sforzi in un’unica sede, con il mandato di coordinare tutti gli attori europei coinvolti nei progetti sui minerali critici all’estero.

Spiegano gli esperti di ECCO che l’Italia, nel suo ruolo di ponte tra Europa e Africa, dovrebbe integrare sistematicamente i minerali critici nel Piano Mattei. Questo andrebbe fatto nell’ambito di un impegno più ampio con il continente, incentrato sulle opportunità della transizione energetica. «La cooperazione win-win è quella che contribuisce allo sviluppo industriale sostenibile dell’Africa, in linea con il Piano Mattei e, al tempo stesso, sostiene gli sforzi europei per costruire catene di approvvigionamento di minerali critici più resilienti e diversificate», ha sottolineato Stella Martini.

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