Tony Blair prova a svegliare un’Europa che continua a pensarsi troppo piccola

Maggio 18, 2026 - 07:42
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L’Europa deve smettere di pensarsi soltanto come un attore diplomatico o finanziario e tornare a ragionare da potenza mondiale. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato da Tony Blair durante l’Europe Gulf Forum, il vertice informale che ha riunito leader europei e dei Paesi del Golfo in una fase di forte instabilità regionale.

In un’intervista a Francesco Manacorda pubblicata da Repubblica, l’ex premier britannico sostiene che l’Europa abbia tutto l’interesse a ritagliarsi un ruolo più forte in Medio Oriente, anche perché gli equilibri dell’area incidono direttamente sulla sicurezza e sulla stabilità europea. «L’Europa dovrebbe avere un ruolo forte in Medio Oriente, un’area a cui siamo molto legati. Ciò che accade là è anche di nostro interesse», afferma Blair, ricordando anche la vicinanza geografica e strategica dell’Italia al Mediterraneo allargato.

Secondo Blair, però, per sedersi davvero al tavolo geopolitico non bastano i finanziamenti o la diplomazia. «Oggi, se vuoi sederti al tavolo con gli altri, devi avere qualcosa da portare. E l’Europa deve riconoscere che alla fine l’unica cosa che tutti rispettano davvero è la potenza». Da qui il doppio richiamo alla competitività economica – «che in sostanza significa applicare il Rapporto Draghi» – e alla necessità di rafforzare la difesa europea.

L’ex premier laburista affronta poi il tema di Gaza, dove da mesi cerca di favorire un percorso politico attraverso il “Board of Peace” promosso da Donald Trump. Blair insiste sul fatto che una soluzione esista già, almeno sulla carta: «Per Gaza esiste un buon piano: Hamas lascia il potere, c’è un nuovo governo palestinese, sostenuto dalla comunità internazionale in base alla risoluzione Onu». Il problema, spiega, è che «abbiamo bisogno che Hamas accetti di sostenere il nuovo governo e di non indebolirlo». Blair infatti riconosce che dopo il 7 ottobre non esiste alcuna possibilità che Israele accetti la permanenza di Hamas al potere nella Striscia: «Non c’è modo che qualsiasi governo israeliano, non importa chi lo guidi, permetta a chi ha compiuto quegli atti di restare al potere». Allo stesso tempo, però, insiste sul fatto che sia necessario fermare la devastazione di Gaza e arrivare a un nuovo assetto politico: «L’unico modo per farlo è avere un governo diverso, e quindi non dare più agli israeliani alcuna ragione di continuare l’azione militare». L’obiettivo finale, nella visione dell’ex premier britannico, dovrebbe essere «riunire Cisgiordania e Gaza sotto un’unica autorità palestinese». E la ricostruzione, sottolinea, dovrebbe essere guidata proprio da quel nuovo governo palestinese con il sostegno della comunità internazionale.

Blair legge poi il Medio Oriente come il teatro di uno scontro molto più ampio tra due modelli opposti. Da una parte «la nuova leadership modernizzatrice negli Stati del Golfo: società religiosamente tolleranti, con economie connesse». Dall’altra «l’islamismo», sia nella versione sunnita dei Fratelli musulmani sia in quella sciita rappresentata dalla Repubblica islamica iraniana. «Non vedo nemmeno un angolo del Medio Oriente dove non sia in corso questo scontro», dice Blair. «È chiaro che per noi c’è solo una parte con cui schierarci».

Sull’Iran, Blair mantiene una linea pragmatica: si può discutere dei metodi utilizzati dagli Stati Uniti, ma non dell’obiettivo finale. «Il punto centrale, ossia che l’Iran non debba avere un’arma nucleare, è corretto». Per l’ex premier, inoltre, resta essenziale garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo vitale per energia e commercio globale.

Uno dei punti più interessanti dell’intervista riguarda però il rapporto tra Europa, Paesi del Golfo e Stati Uniti. Blair riconosce apertamente che sia l’Europa sia le monarchie del Golfo continuano a dipendere dalla protezione americana, ma avverte che questa dipendenza va riequilibrata. «Tutti crediamo che l’America sia ancora fondamentale per la nostra sicurezza», spiega. «Ma vogliamo essere partner più capaci, e rendere quel rapporto più equilibrato».

Da qui l’idea di costruire una cooperazione più strutturata tra Europa e Golfo su difesa, tecnologia e capacità industriali strategiche. «Dobbiamo sviluppare insieme capacità reali nella difesa, nella tecnologia e nel sostegno reciproco», afferma Blair, convinto che il forum possa diventare il primo passo verso una collaborazione più stabile tra due regioni accomunate dalle stesse inquietudini geopolitiche.

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