Morte di Fakir a Bologna: alla prova il nuovo registro previsto dal Decreto Sicurezza

21 Luglio 2026 - 16:40
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lentepubblica.it

Fakir, doppia inchiesta sulla morte durante l’intervento di polizia: riflettori sulle procedure e sulle nuove regole previste dal Decreto Sicurezza.


La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne ucciso a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro, apre una complessa fase di accertamenti che coinvolge contemporaneamente magistratura e azienda sanitaria. Al di là delle immagini che hanno rapidamente fatto il giro del web, l’attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla ricostruzione completa dell’accaduto, con l’obiettivo di verificare se tutte le procedure previste siano state rispettate e se vi siano eventuali responsabilità da accertare.

Dal punto di vista amministrativo e procedurale, la vicenda rappresenta uno dei primi casi nei quali trova applicazione il nuovo sistema introdotto dal recente Decreto Sicurezza, che disciplina in modo differente la fase iniziale delle indagini quando sono coinvolti appartenenti alle forze dell’ordine o altri operatori pubblici che abbiano agito nell’ambito delle proprie funzioni.

La Procura amplia il perimetro delle verifiche

La Procura di Bologna ha chiarito che gli accertamenti non si limiteranno alle immagini diffuse sui social network e riprese da un residente, ma prenderanno in esame l’intera sequenza degli eventi, comprendendo tutte le fasi dell’intervento che hanno preceduto e seguito il filmato ormai noto all’opinione pubblica.

Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, la ricostruzione interesserà non soltanto l’operato dei due agenti di polizia intervenuti sul posto, ma anche quello dei quattro operatori sanitari del servizio di emergenza territoriale arrivati successivamente. L’obiettivo è ricostruire con precisione cronologica ogni passaggio, analizzando tempi, modalità operative e decisioni adottate durante tutte le fasi dell’intervento.

Le verifiche saranno supportate da approfondimenti di carattere medico-legale e tecnico, ritenuti indispensabili per stabilire le cause del decesso e l’eventuale incidenza delle diverse condotte poste in essere dai soggetti coinvolti.

Sei persone nel registro delle annotazioni preliminari

Uno degli aspetti più significativi della vicenda riguarda l’applicazione della nuova disciplina introdotta dal Decreto Sicurezza. La Procura ha infatti inserito i nominativi di sei persone nell’apposito registro delle annotazioni preliminari, previsto dalla normativa recentemente entrata in vigore.

I soggetti interessati sono i due poliziotti intervenuti durante il fermo e quattro operatori sanitari del 118. La qualificazione giuridica provvisoria del procedimento è quella di omicidio colposo, ma l’iscrizione non equivale all’apertura di un procedimento penale nei confronti degli interessati né comporta automaticamente la qualifica di indagato.

Proprio questo rappresenta uno degli elementi innovativi della nuova disciplina: il legislatore ha previsto un registro autonomo destinato ai casi nei quali il fatto contestato sarebbe stato commesso nell’ambito di un’attività che potrebbe risultare assistita da una causa di giustificazione. Solo al termine delle verifiche preliminari la Procura potrà valutare se procedere con eventuali iscrizioni nel registro degli indagati oppure archiviare la posizione dei soggetti coinvolti.

Il significato amministrativo del nuovo registro previsto dal Decreto Sicurezza

Sotto il profilo amministrativo e processuale, il cosiddetto “modello 45-bis” costituisce una delle principali novità introdotte dal Governo con il Decreto Sicurezza.

Il procuratore di Bologna ha precisato che, allo stato attuale, non risultano persone formalmente indagate. I sei nominativi sono stati inseriti esclusivamente nel registro dedicato alle annotazioni preliminari, uno strumento pensato per consentire alla magistratura di svolgere rapidamente tutte le verifiche necessarie garantendo, allo stesso tempo, le tutele previste dall’ordinamento.

La normativa stabilisce inoltre tempistiche accelerate per completare gli accertamenti preliminari, con l’obiettivo di arrivare nel più breve tempo possibile a una ricostruzione completa dei fatti.

Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto sul tema, chiarendo che tale meccanismo non rappresenta uno “scudo penale”, bensì una diversa modalità procedurale di gestione della fase iniziale dell’indagine quando emergono possibili cause di giustificazione legate all’esercizio delle funzioni istituzionali.

Sotto esame anche l’intervento del personale sanitario

Accanto agli approfondimenti della magistratura si sviluppa un secondo filone di verifiche, questa volta di natura amministrativa.

L’Azienda USL di Bologna ha infatti avviato un procedimento interno finalizzato a valutare l’operato del personale sanitario intervenuto durante l’emergenza.

Le immagini disponibili mostrano gli operatori del 118 mentre prestano assistenza quando Fakir risulta ormai privo di sensi. Proprio la tempistica dell’intervento e le modalità operative adottate rappresentano uno degli aspetti che saranno approfonditi sia nell’indagine giudiziaria sia nella verifica interna dell’azienda sanitaria.

Si tratta di un’attività ordinaria prevista in situazioni particolarmente rilevanti, finalizzata ad accertare il rispetto dei protocolli assistenziali e delle procedure operative normalmente applicabili negli interventi di emergenza.

Le immagini non saranno l’unico elemento valutato

La Procura ha evidenziato che il video diffuso online costituisce soltanto una parte della documentazione acquisita. Gli investigatori analizzeranno infatti un arco temporale più esteso rispetto a quello ripreso dalla telecamera di un residente.

Questa precisazione assume particolare rilievo sotto il profilo investigativo, poiché consente di evitare che la valutazione dei fatti venga limitata esclusivamente agli ultimi istanti dell’intervento. Saranno quindi raccolte testimonianze, documentazione sanitaria, relazioni di servizio e ogni altro elemento utile a ricostruire con precisione l’intera dinamica.

Le indagini medico-legali, comprese l’autopsia e gli eventuali esami specialistici, avranno un ruolo centrale nel chiarire se il decesso sia stato determinato da una pluralità di fattori oppure da specifiche condizioni sopravvenute durante le operazioni.

Una vicenda che richiama il tema della responsabilità nell’azione pubblica

Oltre agli aspetti strettamente giudiziari, il caso riporta al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico, intervento sanitario e responsabilità degli operatori chiamati a gestire situazioni ad alta criticità.

Per la pubblica amministrazione episodi di questo genere rappresentano un banco di prova anche sul piano organizzativo, perché impongono una verifica sull’applicazione concreta dei protocolli condivisi tra forze di polizia, servizi sanitari e autorità competenti.

La ricostruzione dei fatti dovrà quindi chiarire non soltanto eventuali profili di responsabilità individuale, ma anche se le procedure operative siano state applicate correttamente durante tutte le fasi dell’intervento.

Parallelamente agli accertamenti giudiziari, la vicenda ha generato un acceso dibattito pubblico e numerose manifestazioni. Tuttavia, sul piano istituzionale, la priorità rimane quella indicata dalla Procura: completare nel più breve tempo possibile tutti gli approfondimenti tecnico-scientifici necessari per ricostruire in maniera oggettiva quanto accaduto.

Solo al termine delle verifiche medico-legali, dell’analisi dei documenti e dell’esame di tutte le prove raccolte sarà possibile stabilire se vi siano responsabilità penalmente rilevanti oppure se l’intervento si sia svolto nel rispetto delle procedure previste dall’ordinamento. Fino a quel momento, il procedimento resta nella fase preliminare delineata dalle nuove disposizioni normative, destinate proprio a consentire un accertamento approfondito prima di assumere qualsiasi determinazione sul piano processuale.

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