Nuovo iPhone e nuovo ceo, Apple si piega ma non si spezza

09 Settembre 2026 - 14:00
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Nuovo iPhone e nuovo ceo, Apple si piega ma non si spezza

La prima uscita pubblica del nuovo ceo John Ternus coincide con il lancio di un iPhone pieghevole. L’azienda è in cerca di nuovi oggetti vincenti, ma è rimasta indietro sull’intelligenza artificiale ed è questa la vera scommessa

Devono essere stati giorni febbrili quelli di John Ternus. Lo immaginiamo rinchiuso nell’Apple Park, l’edificio ad anello soprannominato l’Astronave, circondato da uno staff infinito di esperti di pubblic speaking e di comunicazione, intento a provare e riprovare i contenuti di un keynote che si preannuncia storico. 

Conoscendo la maniacale attenzione che l’azienda riserva a ogni più piccolo particolare fin dai tempi di Steve Jobs, qualsiasi immaginazione non avvicina la realtà e questi potremmo definirli i dieci giorni che sconvolsero Apple. La storia insegna, però: come la rivoluzione russa non si compì nell’ultima decade dell’ottobre 1917, né il Muro di Berlino cadde il 9 novembre del 1989, anche la svolta impressa all’azienda di Cupertino arriva da lontano, preparata da mesi, per alcuni aspetti da anni. Resa necessaria dai tempi e improrogabile dagli eventi. 

Apple si trova a ripensare un ecosistema che ha generato enormi profitti e che l’ha resa a lungo l’azienda più preziosa di sempre, fino alla capitolazione in favore di Nvidia: un avvicendamento che testimonia del mutare dei rapporti di forza, le big tech dell’hardware e del software tradizionale costrette a fare i conti con l’incedere dell’intelligenza artificiale. 

Due date resteranno impresse nel calendario di Cupertino. Il primo settembre, il giorno del passaggio di consegne da Tim Cook a Ternus e oggi, il nove settembre, con l’annuncio della Mela (alle 19 italiane) più atteso come minimo dal 2017, quello che segnò il debutto dell’iPhone X nella forma da allora rimasta immutata o quasi, con il Face ID (il riconoscimento facciale) e il primo schermo senza bordi. 

Come ha scritto Axios, nel bene o nel male, l’eredità di Tim Cook sarà «probabilmente determinata da qualcosa di cui non conosciamo ancora la risposta: la scommessa di Apple di costruire la propria strategia di intelligenza artificiale basandosi in parte sui modelli linguistici di grandi dimensioni sviluppati da altre aziende». 

I commenti sul passaggio di testimone si sono concentrati in gran parte sui successi di Cook. Quando si trattò di sostituire Steve Jobs erano enormi i dubbi su quanto e come Apple sarebbe riuscita a sopravvivere al suo fondatore, ma era un’azienda dal successo clamoroso, aveva rivoluzionato la musica con l’iPod, inventato l’iPhone e l’iPad.

Quindici anni dopo, Cook lascia con il fatturato annuo quadruplicato e la capitalizzazione cresciuta a oltre quattro trilioni di dollari, dopo aver trasformato Apple in un fornitore di servizi digitali: oggi l’azienda non vende solo oggetti belli da vedere e dalla semplicità d’uso ineguagliata, prospera con gli abbonamenti, mentre pagare con Apple Pay è diventata pratica quotidiana per centinaia di milioni di persone.

Non tutto è andato per il verso giusto. Il progetto dell’Apple Car è stato abbandonato e il Vision Pro è rimasto un giocattolo per pochi. Una cronica mancanza di nuovi prodotti capaci di cambiare il mercato che Apple finora ha arginato, se vero è che l’iPhone 17 è comunque il telefono più venduto al mondo (con una quota del 6 per cento) e che la maggiore motivazione d’acquisto della sua versione Pro è stata il colore arancione. Non un display super luminoso, né una fotocamera innovativa, ma un elemento di design, un meccanismo emulativo al pari di un capo Gucci o di una borsa Hermes.

Ed ecco anche perché l’iPhone pieghevole (che si chiamerà Ultra), sicuro protagonista del primo keynote di Ternus, desta così tanta curiosità.

Restano inevase le perplessità su come è stata affrontata la tecnologia potenzialmente più disruptive della storia umana. Apple colta impreparata, ha scelto alleanze prima con OpenAI poi con Google. Nel breve tempo questo ha permesso di evitarsi gli enormi investimenti sostenuti, per esempio, dalle startup di Sam Altman e Dario Amodei, ma ha sancito la dipendenza da altri. L’intesa con OpenAI, come se non bastasse, è naufragata presto e si è tramutata in una contesa giudiziaria, con la causa intentata dalla Mela a luglio per furto di segreti commerciali e appropriazione indebita di informazioni riservate sull’hardware. 

Una motivazione che rende ancora più evidente l’azzardo di Apple: lasciare ad altri la corsa all’intelligenza artificiale più potente per concentrarsi sugli usi quotidiani che potranno farne le persone comuni attraverso i loro telefoni, smartwatch, occhiali intelligenti, forti della personalizzazione e della cura per la privacy di cui Apple è sempre stata maestra e baluardo. 

Se i modelli di IA, i Claude o i ChatGPT, si riveleranno un prodotto, al pari di un software di vent’anni fa, senza diventare un nuovo paradigma, un’infrastruttura attorno alla quale tutto si muove, allora Apple avrà vinto. Ma se Anthropic, OpenAI o altri che si aggiungessero, dovessero riuscire a darsi proprie piattaforme hardware (e da qui il tentativo della società di Altman di accorciare i tempi, almeno secondo le accuse di Cook e soci), allora le cose potrebbero cambiare.

Ternus è un ingegnere (al contrario del predecessore), è entrato in Apple venticinque anni fa occupandosi del design, nel 2013 è diventato vicepresidente del settore hardware, ha gestito lo sviluppo dei prodotti, conosce la multinazionale come le sue tasche ed ha, per cultura professionale, tutti gli strumenti per gestire la rivoluzione dell’IA.

Il suo keynote sarà incentrato sul foldable di cui si sa, in pratica, già tutto tranne il prezzo. Avrà un display esterno da 5,5 pollici, quello interno con proporzioni 4:3, quasi da assomigliare – una volta aperto – a un piccolo iPad e sarà sottile, ancora più dell’Air (il più sottile e meno amato degli iPhone). Un risultato frutto di almeno sette anni di prove e valutazioni, quelli trascorsi dalla comparsa dei primi pieghevoli di Samsung, Huawei e poi Motorola.

I progressi fatti nella durata degli schermi, nell’affidabilità delle cerniere, e la riduzione dei costi di produzione, ha convinto Apple a entrare adesso nel segmento, fedele all’antica ricetta di non dover arrivare per prima, ma solo col dispositivo più affidabile e desiderabile. 

«La domanda di iPhone è satura – ha spiegato Edison Lee, analista di Jefferies al Financial Times – Apple deve concentrarsi su nuovi prodotti per incentivare la sostituzione. Non poteva continuare a proporre lo stesso form factor e sperare che le persone siano disposte a pagarlo sempre di più». La società di analisi Idc prevede che l’ingresso di Apple nel segmento farà crescere le vendite globali dei pieghevoli del dodici per cento e che nel 2027 il quaranta per cento del mercato sarà già suo. Impresa non facile, vista la forza di Samsung e quella di Huawei tornata a dominare in Cina.

L’iPhone Ultra potrebbe costare più di duemila dollari e Ternus dovrebbe annunciare un aumento generalizzato anche per i nuovi iPhone 18, visto che il prezzo dei componenti è schizzato in alto, spinto dalla domanda legata all’intelligenza artificiale. 

Sarà come sempre Wall Street a decretare il successo o meno della strategia dell’era Ternus. Il nuovo Ceo, intanto, dovrà dare il meglio di sé nell’annunciare l’Ultra e nel giustificare i prezzi alle stelle, ma c’è da sperare che più utili indicazioni sul futuro arriveranno da quali e quante novità di Apple Intelligence riuscirà a mostrare.

È lì che si gioca gran parte della partita. L’acquisizione per due miliardi di dollari di Q.ai, la start-up israeliana che lavora sull’IA applicata all’apprendimento automatico, ne è una conferma. Ternus, Cook e soci sono di nuovo alla ricerca di qualcosa che cambi la storia.

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