The wine hunter

18 Settembre 2026 - 06:30
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The wine hunter

Edoardo Ligabue

C’è una frase che ritorna spesso quando Edo­ardo Ligabue racconta sé stesso: «Sono un explorer e sono un cantastorie». Non si de­finisce sommelier, né critico del vino, né commercian­te: prima di tutto si considera un narratore. Ed è pro­babilmente questa scelta lessicale a spiegare meglio di qualunque curriculum il percorso che lo ha portato a diventare Gunter, il volto e la voce del progetto “La Versione di Gunter”.

Ligabue nasce il 24 agosto 1984. Sul sito personale la sua biografia è costruita come una sequen­za di episodi che hanno segnato il suo rapporto con il vino e, più in genera­le, con il racconto delle esperien­ze. Il primo bicchiere arriva il 12 agosto 2000, versato dal padre durante una festa di comple­anno. Un gesto simbolico che segna il passaggio dall’adole­scenza all’età adulta. Qualche anno dopo, nell’autunno del 2007, l’incontro con uno Char­donnay di Puligny-Montrachet del 1993 gli provoca una vera fol­gorazione. Lo descrive come un vino capace di «colpirlo come uno schiaffo» e di stregarlo come un incantesimo.

La scoperta del vino, però, non si trasforma imme­diatamente in un mestiere. La svolta arriva attraverso una vicenda familiare: nel 2009 il padre si ammala e per Edoardo è un periodo difficile, che racconta come un momento di smarrimento personale, in cui le cene con gli amici diventano allora uno spazio di condivi­sione, quasi terapeutico. Stappare bottiglie, raccon­tarle, sorprendere gli ospiti diventa un modo per ela­borare il dolore e per comprendere una caratteristica che riconosce come propria: la necessità di condivide­re ciò che lo emoziona.

Nel frattempo continua ad accumulare esperienza e conoscenze, ascoltando sommelier, produttori, chef, distributori e viticoltori. Una curiosità che lo porta a costruire una cantina privata di oltre 7.000 bottiglie. Ma più della collezione conta il metodo: osservare, ascoltare, viaggiare. Tra il 2014 e il 2016, quando vive in Cina per ragioni professionali, lontano dall’Euro­pa del vino, scopre quanto possa essere interessante esplorare territori considerati periferici ri­spetto ai grandi racconti enologici tra­dizionali. È un’esperienza che raf­forza la sua convinzione che le sorprese più interessanti arrivi­no spesso dai luoghi meno ce­lebrati.

Grappoli di Caracol sull’isola di Porto Santo
Grappoli di Caracol sull’isola di Porto Santo

Dalle certezze familiari alla libertà personale
La biografia di Ligabue si in­treccia con quella dell’azienda di famiglia, attiva nel settore della ceramica, che abbandona nel 2021 per intraprendere una strada autono­ma. Nasce così “La Versione di Gunter”, un progetto che unisce commercio elettronico, divulga­zione e racconto del vino.

L’idea prende forma durante il lockdown e viene definitivamente elaborata nel 2020, anche grazie a un percorso di coaching personale. Per festeggiare l’ini­zio della nuova avventura apre una bottiglia insieme alla sorella, immaginando idealmente di brindare an­che con il padre scomparso.

Da allora Gunter costruisce una proposta che si di­stingue da gran parte dell’e-commerce enologico con­temporaneo. Non punta sulle grandi denominazioni o sui marchi più noti, promuove produzioni limitate, cantine poco conosciute e territori fuori dai radar del grande pubblico. Le Azzorre, alcune regioni del Por­togallo, aree vinicole emergenti dell’Europa orientale e piccole realtà artigianali diventano il terreno privile­giato delle sue esplorazioni.

Più che vendere bottiglie, il progetto cerca di ven­dere contesto, e ogni vino è accompagnato da un rac­conto di viaggio, da fotografie, aneddoti e spiegazioni sul territorio di provenien­za, con un modello ibrido tra maga­zine e negozio online, nel quale il contenuto narrativo ha un peso pari a quello commerciale.

Oxer Wines nei Paesi Baschi
Oxer Wines nei Paesi Baschi

Meno blasoni, più ricerca
È interessante osservare come la figura di Gunter si in­serisca in una trasformazione più ampia della comunicazione del vino. Per decenni il settore ha costruito il proprio prestigio soprat­tutto attraverso la tecnica, i punteggi e la reputazione delle denominazioni. Liga­bue sceglie invece una strada diversa: mette al centro le persone, che diventano protagoniste di storie. I ter­ritori diventano scenografie e le bottiglie diventano il punto di accesso a un racconto più grande.

In questo senso Gunter rappresenta una figura emblematica del vino contemporaneo, non un esper­to che parla dall’alto verso il basso, ma un esplorato­re che invita il pubblico a seguirlo, con l’autorevolezza che non nasce dall’autorità accademica, ma dalla cu­riosità che porta a scoperte senza classifiche e punteg­gi. E forse è proprio qui che si trova la ragione del suc­cesso di un progetto nato fuori dai circuiti tradizionali. In un mercato saturo di etichette, ciò che molti appas­sionati cercano oggi non è soltanto un vino da bere ma una storia da ricordare. E Gunter ha costruito la pro­pria identità esattamente su questo: andare a cercarla, senza accontentarsi di quella precostituita che qualcu­no ha raccontato da sé.

Le Azzorre, alcune regioni del Portogallo, aree vi­nicole emergenti dell’Europa orientale e piccole realtà artigianali diventano il terreno privilegiato delle sue esplo­razioni. Racconta la Polonia che sta scoprendo il suo approccio enologico, le vigne di Antonio Maçanita e Filipe Rocha che resistono sui suoli vulcani­ci di Arinto dos Açores nelle Azzorre, i vigneti centenari di La Rioja a Laguardia, nei Pae­si Baschi.

Più che vendere bottiglie, il progetto cerca di vendere conte­sto, e ogni vino è accompagnato da un racconto di viaggio, da fotografie, aneddoti e spiegazioni sul territorio di pro­venienza, con un modello ibrido tra magazine e nego­zio online, nel quale il contenuto narrativo ha un peso pari a quello commerciale. In questo la figura del nar­ratore è centrale, perché Ligabue riesce a condensare la sua esperienza e la sua ricerca in un modo poeti­co e coinvolgente, diventando un amico che condivi­de le sue scoperte: il vino e la vendita arrivano dopo, come conseguenza dell’innamoramento che provoca­no le sue storie.

Edoardo Ligabue
Edoardo Ligabue

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