Salvini ha un piano per il dopo-guerra, ma Mosca continua ad attaccare l’Ucraina e noi

Matteo Salvini non arretra. Anzi, dopo le polemiche di ieri rilancia e mette nero su bianco la sua idea dei rapporti con Mosca nonostante la Russia continui ad attaccare l’Ucraina e nelle ultime settimane abbia alzato anche il livello di scontro con l’Europa con attacchi sempre più cinetici: «È nostro interesse, quando le armi finalmente taceranno, tornare ad avere relazioni a tutto campo con la Russia», ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti intervistato dal Sole 24 Ore. Non soltanto la fine della guerra, dunque, ma il ritorno a una normalizzazione dei rapporti politici ed economici con il Cremlino.
Salvini parte dalle imprese italiane che continuano a operare in Russia: sono, secondo i suoi numeri, 350, di cui cento con produzione diretta e 250 impegnate nell’import-export. Racconta di aver raccolto le loro difficoltà e di averle «rappresentate alle autorità russe». Pagamenti, dogane, logistica, trasferimento di capitali e il rischio di sequestri di asset da parte di Mosca. «Sono aziende eroiche», sostiene.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro anche in Russia. Ieri l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov aveva definito l’incontro di Salvini con gli imprenditori un «incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso». E il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva risposto all’apertura di Salvini sul gas dicendo che le esportazioni verso l’Europa potranno riprendere se saranno convenienti per Mosca e se ci saranno volumi disponibili.
Salvini sostiene che l’Italia debba opporsi anche all’ipotesi europea di bloccare i visti turistici ai cittadini russi. E sulle sanzioni, pur precisando che cancellarle oggi non è «un’ipotesi plausibile», mette in discussione la loro efficacia: «Mi sembra sensato domandarsi se 21 pacchetti di sanzioni siano serviti a porre fine alla guerra». Poi aggiunge: «Conto di non arrivare ad altri 21 pacchetti».
La sua linea si allarga anche al terreno della sicurezza. Dopo il voto europeo sullo Scudo democratico, con Lega e Fratelli d’Italia contrari alla creazione di un Centro contro disinformazione e ingerenze straniere, Salvini contesta l’impostazione di Bruxelles: «Chi decide cosa è interferenza e cosa no?». E aggiunge: «Non lascio in mano a qualche burocrate la decisione di cosa si può dire e cosa no».
Ieri Antonio Tajani, l’altro vicepresidente del Consiglio e anche ministro degli Esteri, ha ricordato che Salvini «non si è mai opposto» agli aiuti militari all’Ucraina e che questa resta la posizione del governo. Ma ha anche detto che, una volta finita la guerra, l’Italia auspica il ritorno a «relazioni normali» con la Russia.
È qui che Salvini sembra voler spostare il confine del dibattito. Non mette formalmente in discussione il sostegno all’Ucraina, ma costruisce già la politica del giorno dopo: imprese, gas, visti, sanzioni e relazioni «a tutto campo» con Mosca. Una linea che ieri ha raccolto il plauso dell’ambasciatore russo e che oggi il leader della Lega rivendica con ancora maggiore chiarezza.
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