Sandisk, +640% da inizio anno. Ma il rally non è finito: la partita ora si gioca sui data center

25 Settembre 2026 - 13:00
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Di PNA

La corsa delle azioni Sandisk non si è conclusa, neanche dopo il rally poderoso segnato dal titolo dall’inizio del 2026, pari a circa +640% . Le quotazioni del colosso americano produttore di chip di memoria sarebbero destinate a salire ulteriormente rispetto ai livelli attuali, grazie all’aumento della domanda di semiconduttori da parte delle aziende, intente a costruire nuovi data center per l’AI.

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Sandisk, l’ottimismo degli analisti sul titolo

Ottimista sulle azioni Sandisk è soprattutto l’analista di Rosenblatt Kevin Cassidy, che ha avviato una copertura sul titolo con un rating Buy e un target price di 2.400 dollari, che riconosce alle azioni un margine di upside del 36,8% rispetto ai valori attuali, che si aggirano attorno a 1.753 dollari.

Cassidy ha spiegato la sua view sottolineando che, a suo avviso, “le nuove piattaforme di calcolo per l’AI stanno creando un’opportunità per riposizionare la memoria flash Nand, trasformandola da uno strumento di storage a una componente molto più cruciale per l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale”. Sandisk è specializzata nei chip Nand, utilizzati per l’archiviazione dei dati, mentre le memorie Dram gestiscono dati e processi di breve termine.

In generale, la view di Wall Street sui chip di memoria è positiva: Barron’s riporta infatti che gli analisti hanno previsto un rialzo dei prezzi di vendita di chip di memoria, nel terzo trimestre del 2026, di oltre il 20% su base trimestrale, a causa della scarsità che caratterizza la loro offerta e per la forte domanda che arriverà dal mondo dell’intelligenza artificiale.

Gli esperti stimano inoltre che l’offerta di chip Nand, così come di chip Dram, continuerà a essere insufficiente anche nel 2027, sostenendo ulteriormente i prezzi. In questo contesto, Cassidy ritiene che Sandisk sia ben posizionata. “La roadmap tecnologica di Sandisk sostiene questa opportunità”, ha scritto in una nota l’analista di Rosenblatt, riferendosi in particolare all’accordo stretto con Kioxia, teso a sviluppare ulteriormente la tecnologia Nand.

A suo avviso, Sandisk potrebbe beneficiare inoltre di un vantaggio in termini di prestazioni e di costi, che finirebbe per riflettersi nel trend del titolo. Il target di $2.400 si confronta con il massimo delle ultime 52 settimane di 2.354,39 dollari e il minimo di 94,39 dollari, che conferma come il titolo abbia riportato forti oscillazioni nel periodo. Le azioni hanno perso più del 16% negli ultimi tre mesi, per poi segnare un balzo del 18% circa nell’ultimo mese. In un anno, il trend è di un rally di oltre +1.700%.

L’importanza dell’archiviazione dati

La strategia del gruppo è comunque chiara, come è emerso dall’Investor Day del 13 agosto. La premessa da fare è che Sandisk non vende AI, ma l’infrastruttura di storage necessaria per farla funzionare. E i modelli AI non hanno bisogno soltanto di GPU e processori, ma di una capacità crescente di archiviazione di dati: è qui che entrano in gioco i chip di memoria di Sandisk, utilizzati per lo storage. Ma Sandisk vuole avere una maggiore visibilità sul proprio business: motivo per cui, come ha confermato il suo ceo David Goeckeler in un’intervista rilasciata a Reuters, ha concluso accordi di acquisto di lungo periodo, anziché contratti trimestrali, con una durata mediana di quattro anni. Otto gli accordi in essere con sei clienti, per un valore complessivo di almeno 93,9 miliardi di dollari.

Più che sul lato consumer, la società intende inoltre confermarsi fornitore chiave degli enterprise SSD destinati ai data center, facendo leva sulla scarsità dell’offerta. Il rischio è rappresentato tuttavia dalla concorrenza costantemente in agguato, non solo nel mercato degli Stati Uniti ma sempre più dalla Cina. Un segnale è arrivato già a luglio, quando ChangXin Memory Technologies (Cxmt) ha debuttato alla Borsa di Shanghai con un rialzo del 466% alla chiusura della prima seduta, dopo un’Ipo da circa 8,6 miliardi di dollari. Cxmt è un produttore di Dram, ma intende espandersi anche nella memoria Nand flash, entrando così direttamente in un segmento in cui operano Sandisk, Samsung, SK Hynix e Micron.

Altra rivale temibile è Yangtze Memory Technologies (Ymtc) – anch’essa cinese – che, nel corso del terzo trimestre, ha superato addirittura il colosso americano Micron nelle spedizioni di memorie Nand.

Per ora la scarsità di chip di memoria significa per Sandisk più pricing power. Ma la grande sfida sarà rappresentata dalla capacità dell’azienda di distinguersi in un settore destinato ad accogliere concorrenti sempre più agguerriti. Per Sandisk, il vero test sarà dunque riuscire a convertire i 93,9 miliardi di ordini potenziali in ricavi e margini sostenibili, senza mettere a rischio la remunerazione agli azionisti: remunerazione decisamente cospicua, considerati l’annuncio di un buyback da 14 miliardi di dollari – nell’ambito dell’autorizzazione complessiva ai buyback per $15,5 miliardi – e l’obiettivo di restituire il 100% della liquidità in eccesso.

L’articolo Sandisk, +640% da inizio anno. Ma il rally non è finito: la partita ora si gioca sui data center è tratto da Forbes Italia.

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