Super El Niño sta già portando caos nel mondo, i suoi effetti saranno diversi rispetto al passato

El Niño è una delle due fasi, insieme a La Niña, dell’oscillazione meridionale Enso: uno dei più potenti fenomeni climatici naturali della Terra. È caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale, si presenta generalmente ogni due-sette anni e dura in media tra nove e dodici mesi. Quello di quest’anno si presenta però come un super El Niño, il più potente mai previsto dall’Organizzazione internazionale, perché s’innesta su un oceano Pacifico già surriscaldato dai gas serra. Il Wmo prevede persista fino a febbraio 2027, prolungando per mesi condizioni associate a un rischio più elevato di caldo estremo, alluvioni, siccità e cicloni tropicali, tant’è che le stime economiche di danno arrivano a oltre 17mila miliardi di dollari. Le prime avvisaglie sono già in corso.
Al largo del Perù si trova normalmente una delle aree di pesca più produttive al mondo, capace di fornire ogni anno milioni di tonnellate di acciughe destinate alla produzione di fertilizzanti e mangimi. A fine agosto, però, il Governo ha chiuso in anticipo la stagione: il rafforzamento di El Niño ha riscaldato le acque del Pacifico tropicale, spingendo gli esemplari adulti verso zone più profonde e fredde alla ricerca di cibo e facendo crollare le catture.
È uno dei primi effetti concreti del super El Niño in corso, che secondo l’analisi pubblicata da Nature sta già provocando ripercussioni su agricoltura, risorse idriche, sicurezza alimentare e trasporti. Nei prossimi mesi sono previste condizioni di siccità nelle regioni equatoriali, in America centrale e nel Pacifico occidentale, mentre piogge estreme potrebbero colpire il Corno d’Africa, gli Stati Uniti occidentali e la costa pacifica dell’America meridionale.
Quello in corso è il primo forte El Niño del Pacifico orientale dalla fine degli anni Novanta. Si è inoltre rafforzato prima rispetto ai grandi eventi del 1997 e del 2015, mentre alcune previsioni indicano che potrebbe diventare il più intenso degli ultimi secoli. La sua combinazione col riscaldamento globale di fondo potrebbe contribuire a portare le temperature medie del 2027 verso nuovi record.
Proprio qui si apre il problema scientifico: mancano precedenti recenti capaci di mostrare come un El Niño orientale di questa intensità interagisca con quasi trent’anni aggiuntivi di riscaldamento globale. «Si cambiano gli schemi e il tempo atmosferico reagisce», osserva Eran Vos, climatologo della Bar-Ilan University, in Israele.
Finora gli impatti emergenti ricordano quelli dei precedenti eventi più intensi. La siccità in America centrale ha rallentato il traffico nel Canale di Panama, che utilizza acqua dolce per riempire le chiuse al passaggio delle navi. Decine di migliaia di piccoli agricoltori di Guatemala, Honduras ed El Salvador hanno segnalato perdite nei raccolti. Nei Caraibi, una siccità storica aggravata dalla crisi climatica si è ulteriormente intensificata, imponendo il razionamento dell’acqua a Porto Rico e mettendo sotto stress le colture in Giamaica.
La fascia calda e secca prosegue attorno all’Equatore. In Indonesia la stagione degli incendi è iniziata con valori superiori alla media, mentre l’India ha ricevuto piogge monsoniche inferiori al normale nonostante le alluvioni che hanno colpito alcune aree del Paese. Nell’Africa orientale e meridionale la scarsità delle precipitazioni si combina con gli alti prezzi di combustibili e fertilizzanti, minacciando la sicurezza alimentare. Un rapporto pubblicato a giugno dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite stima che El Niño esporrà decine di milioni di persone in queste regioni a una grave insicurezza alimentare.
Altrove il problema è l’eccesso di precipitazioni. Piogge e nevicate intense in Cile e Perù hanno provocato inondazioni, interrotto le attività minerarie legate al rame e costretto alla chiusura turistica di Machu Picchu. Nel Corno d’Africa sono previste alluvioni simili a quelle associate all’El Niño del 2023, che provocarono milioni di sfollati.
Gli impatti potrebbero protrarsi almeno fino ai primi mesi del 2027 e, almeno in parte, aumentare insieme all’intensità dell’evento. Lo stesso riscaldamento globale può inoltre sommarsi ad alcuni effetti tipici di El Niño – come temperature o piogge più elevate – amplificando gli estremi.
«Questo evento interagirà con il cambiamento climatico in modo complesso, producendo impatti superiori alla somma delle singole componenti? Non ne sono sicuro – conclude Christopher Callahan, scienziato del sistema Terra all’Indiana University – Ma per me questa è la più grande domanda scientifica all’inizio dell’evento».
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