Superstrada, Albairate permette impianti di logistica e poi piange lacrime di coccodrillo; tempo scaduto caro Crivellin, ora largo ai cantieri
Siamo sinceramene dispiaciuti per il sindaco (pro tempore, come siamo tutti) di Albairate, Flavio Crivellin.
Adesso che finalmente arrivano i cantieri della Vigevano-Malpensa, ad Albairate è scattato il momento della lacrima.
«Purtroppo», dice il sindaco.
«Siamo sempre stati sul fronte del no», ricorda.
Purtroppo?
Caro sindaco, con tutto il rispetto: il tempo dei “purtroppo” è finito.
Dopo anni di ricorsi, discussioni, rinvii e battaglie contro l’opera, la superstrada è arrivata al punto che conta davvero: si costruisce.
Il cantiere della tratta C, Albairate-Ozzero, è partito. L’investimento è di circa 170 milioni di euro, la durata prevista è di 36 mesi e il progetto prevede sette chilometri di nuova infrastruttura, svincoli, viadotti, cavalcavia e gallerie artificiali. Nell’aprile 2025 il Consiglio di Stato ha inoltre respinto i ricorsi contro la realizzazione dell’opera.
Insomma, caro Crivellin: non è più una pratica sulla scrivania. È un cantiere.
E forse è arrivato il momento di fare una riflessione un pochino più ampia.
Perché c’è un piccolo particolare che sembra sfuggire alla narrazione del Comune di Albairate.
Negli anni, attorno alla SP 114 Baggio-Abbiategrasso, il territorio non è rimasto esattamente quello delle cartoline con i campi di una volta.
Nel tratto di competenza del Comune di Albairate..sono comparsi capannoni.
Sono comparse attività produttive.
Sono comparse aziende.
È cresciuta la zona industriale.
È arrivata anche una grande realtà della logistica come Bartolini. E con essi, ovviamente e giustamente (ricordiamolo), oneri di urbanizzazioe. Per i profani: soldi nelle casse del Comune, come prevede la legge. Niente di male. Poi però non fare il pasdaran delle margherite, se fai arrivare camion e TIR.
E il traffico, guarda un po’, è cresciuto insieme alle attività economiche.
Poi, davanti a questa situazione, si mette un semaforo.
E se qualcuno passa col rosso, arriva pure la multa.
Una soluzione geniale.
Prima si concentra una parte consistente delle attività lungo una viabilità già sottoposta a pressione, poi ci si lamenta perché quella viabilità è sottoposta a pressione.
È un po’ come costruire una piscina in salotto e poi convocare una conferenza stampa per denunciare l’umidità.
La realtà, però, è testarda.
E la realtà è che l’Est Ticino aspetta da anni un’infrastruttura capace di togliere traffico dai centri abitati, rendere più sicura la circolazione e collegare meglio territori, imprese e lavoratori.
Non lo scopriamo oggi.
Lo sanno gli automobilisti che ogni giorno percorrono queste strade.
Lo sanno i pendolari.
Lo sanno le imprese.
Lo sanno gli autotrasportatori.
Lo sanno i cittadini di Abbiategrasso, Albairate, Ozzero, Vigevano e di tutto l’Est Ticino.
E lo sa benissimo anche la politica locale.
Perché possiamo raccontarcela quanto vogliamo, ma c’è un fatto semplice: una larghissima parte dei cittadini del territorio chiede da anni di risolvere il problema della viabilità.
Non chiede nuove conferenze sul consumo di suolo.
Non chiede l’ennesimo ricorso.
Non chiede l’ennesima fotografia davanti a un campo con l’espressione preoccupata.
Chiede una strada.
Una strada fatta bene.
Una strada sicura.
Una strada che tolga traffico dove oggi il traffico non dovrebbe esserci.
E adesso quella strada si fa.
Questa è la notizia.
Peraltro, non è che l’opera sia spuntata ieri mattina come un fungo dopo la pioggia. Il progetto ha alle spalle un iter lunghissimo, una storia iniziata molti anni fa e una quantità di discussioni e contenziosi che basterebbe da sola a riempire un archivio comunale. Nel 2025 il Consiglio di Stato ha chiuso il capitolo dei tre ricorsi, confermando la possibilità di realizzare la tratta C.
Quindi, davvero, possiamo anche smettere di fare finta che domani mattina qualcuno possa svegliarsi e dire: «Fermi tutti, abbiamo cambiato idea».
No.
Adesso si lavora.
E sarebbe molto più utile che le amministrazioni locali, invece di continuare a piangere sul latte versato, si concentrassero su quello che possono fare da oggi in avanti.
Pretendere che il cantiere sia organizzato bene.
Pretendere sicurezza.
Pretendere mitigazioni ambientali.
Pretendere collegamenti efficienti.
Pretendere che le opere complementari siano realizzate.
Pretendere che Albairate non venga penalizzata durante i lavori.
Questo sì che sarebbe amministrare.
Perché una volta che un’opera è stata approvata, finanziata, appaltata e definitivamente sbloccata dai tribunali, continuare a ripetere «noi siamo quelli del no» rischia di diventare più che una posizione politica: una posa.
E qui arriviamo al punto più divertente.
Caro Crivellin, non serve più stare sul fronte del no.
Il fronte, ormai, è diventato un cantiere.
E sopra quel cantiere ci sono ruspe, operai, mezzi e progettisti.
Non raccolte firme.
Non ricorsi.
Non comunicati.
Ruspe.
Che, in effetti, sono un modo piuttosto concreto di rispondere a decenni di discussioni.
E allora, con tutta la simpatia possibile, un consiglio al sindaco di Albairate: asciughiamo le lacrime.
Perché il tempo dei lamenti è finito.
Adesso bisogna controllare che l’opera venga fatta bene.
Perché la Vigevano-Malpensa non è una questione privata di Crivellin, né del sindaco di turno, né del Comune di Albairate.
È un’infrastruttura attesa da un territorio intero.
E mentre qualcuno continua a spiegare perché non avrebbe dovuto essere fatta, il territorio ha già iniziato a costruirla.
Finalmente.
Adesso spazio ai cantieri. E che si faccia in fretta (anche con la prosecuzione verso Robecco e Magenta). Con buona pace di Crivellin dei No Tang. E di tanti altri, novelli matoc di una politica del NO che NON rimpiangeremo. Mai.
Fabrizio Provera
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