Svolta per i distributori, colonnine elettriche e contributi fino a 60.000 euro

15 Luglio 2026 - 10:55
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Svolta per i distributori, colonnine elettriche e contributi fino a 60.000 euro

Il panorama delle strade italiane si appresta a vivere una metamorfosi profonda. La tradizionale stazione di rifornimento, così come l’abbiamo conosciuta per decenni, è destinata a evolversi in un centro multi-energetico. Secondo quanto previsto dalla bozza del nuovo DDL Concorrenza, che il Governo punta ad approvare entro la fine di luglio, il futuro della mobilità nazionale passerà per una riconversione forzata ma incentivata della rete distributiva.

L’obbligo del 2028

La proposta legislativa stabilisce una data spartiacque: il 1° gennaio 2028. A partire da quel giorno, non potranno più essere rilasciate autorizzazioni per nuovi impianti che non prevedano la distribuzione di almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili. Il vincolo è stringente: i gestori che non si adegueranno a questa direttiva rischiano di perdere definitivamente l’autorizzazione all’esercizio.

Ma cosa si intende per “vettori alternativi”? La proposta, rifacendosi al regolamento Ue 2023/1804, include una vasta gamma di soluzioni: dall’energia elettrica all’idrogeno, passando per l’ammoniaca, i biocombustibili (come il biometano o i carburanti sintetici rinnovabili), il gas naturale (GNC e GNL) e il GPL.

Incentivi alla riconversione: fino a 60.000 euro

Per sostenere questa complessa transizione infrastrutturale, il Governo ha stanziato un fondo di 112 milioni di euro per il triennio 2028-2030, ripartito in circa 37-38 milioni annui. Il fulcro della manovra riguarda i contributi diretti ai gestori:

  • conversione totale nei centri abitati: gli impianti situati nelle aree urbane che sceglieranno di dismettere integralmente le pompe per idrocarburi potranno beneficiare di un contributo che copre fino al 50% delle spese sostenute. Il tetto massimo è fissato a 60.000 euro per impianto e include sia i costi di smantellamento della vecchia infrastruttura sia l’installazione di colonnine di ricarica rapida con una potenza minima di 90 kW o stazioni per biocarburanti;
  • integrazione nelle aree interne: per le zone classificate come “aree interne”, dove i servizi sono più radi, l’obiettivo è preservare il servizio tradizionale aggiungendo però opzioni green. In questo caso, il contributo è previsto per l’aggiunta di punti di ricarica o impianti di biocarburanti senza eliminare i carburanti tradizionali. L’incentivo è però ridotto della metà, con un massimale di 30.000 euro.

Oltre all’aspetto tecnico, i benzinai avranno l’obbligo di segnalare con la massima chiarezza agli utenti la presenza di e-fuels e carburanti ecologici.

Da dove arrivano i fondi?

Le risorse necessarie per finanziare questa operazione non graveranno direttamente sulle casse generali, ma deriveranno dal sistema EU ETS (Emission Trading System). In particolare, verranno utilizzati i proventi delle aste del 2026 per le quote di emissione di CO2, ovvero i permessi che le aziende acquistano per poter “inquinare”. Questi fondi, gestiti in Italia tramite il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), verranno così reinvestiti in progetti di decarbonizzazione, rendendo la trasformazione delle stazioni di servizio un pilastro della strategia green nazionale.

Questa proposta segna un passo decisivo verso una rete di ricarica più capillare, cercando di risolvere uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’auto elettrica in Italia: la disponibilità di infrastrutture di ricarica rapida nei contesti urbani ed extraurbani. Adesso non resta che attendere ulteriori sviluppi e capire se il panorama dei classici distributori cambierà sul serio.

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