Un’associazione per don Giuseppe Angelini

12 Ottobre 2026 - 07:20
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Un’associazione per don Giuseppe Angelini
Monsignor Giuseppe AngeliniMonsignor Giuseppe Angelini

Una associazione che porta un nome notissimo nel panorama della teologia internazionale: don Giuseppe Angelini. Per presentare questa nuova realtà culturale, la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale – di cui Angelini è docente ed è stato preside per 12 anni, dal 1994 al 2006 – sarà la cornice dell’incontro che si terrà, con l’intervento di monsignor Mario Delpini, Arcivescovo e Gran cancelliere della Facoltà, martedì 13 ottobre, dalle 17.30.

Aperto dal saluto istituzionale del preside don Angelo Maffeis, il convegno vedrà anche gli interventi di Gabriella Panerai, socia fondatrice dell’associazione, mentre il vicepresidente Devid Giovannini ne illustrerà l’archivio digitale su www.dongiuseppeangelini.it. Infine, in dialogo con don Massimo Epis, anche lui già preside Ftis, a prendere la parola sarà lo stesso monsignor Angelini, che così delinea la scelta di dare vita all’associazione: «La gran parte delle cose che ho scritto nella mia vita non sono pubblicate e cercavo un mezzo per affidarle a qualche soggetto che garantisse la possibilità di rendere disponibili questi materiali. Con amici affezionati e preziosi si è pensato di fare questa associazione (che potrà diventare anche fondazione) alla quale sarà affidato l’archivio che è già online e che discriminerà tra materiali di carattere pastorale, accessibili a tutti (quali omelie, lectio, meditazioni con organo, catechesi) e altri scritti di carattere accademico accessibili solo a richieste motivate».

Questo mettere a disposizione tanti documenti, frutto anche del suo ministero di parroco a San Simpliciano, può essere uno sprone per approfondire aspetti della teologia a lei particolarmente cari come il confronto tra coscienza cristiana e cultura contemporanea?
Spero che sia un incoraggiamento a riprendere queste riflessioni. Ho la persuasione, forse, la presunzione, di avere confezionato, in 40 anni di attività teologica, un’impostazione teorica e anche una ricognizione fenomenologica in vari campi della vita cristiana che può essere interessante per molti. Ho anche l’impressione che ancora la gran parte dei teologi non abbia consapevolezza dei problemi gravi, profondi, radicali della transizione antropologico-culturale presente. Per questo penso che potrà essere utile questo materiale.

Nell’archivio digitale dell’associazione quali sono le discipline teologiche che più vengono approfondite?
Se ci riferiamo alla enciclopedia convenzionale delle discipline teologiche, è la teologia morale che, tuttavia, secondo il mio modo di vedere, non è un solo un capitolo teologico perché il ripensamento della forma morale della vita comporta il ripensamento della fede, della speranza e della carità di tutta la vita. L’approccio è quello che privilegia l’attenzione alla mediazione storico- culturale della fede. Per questo la teologia morale non è un capitolo della teologia, ma è la base. È la forma della vita cristiana, perché oggi stiamo vivendo una stagione – e non sono il solo a dirlo, perché tra i sociologi la cosa è abbastanza ripetuta – che sta passando da una cultura morale a una cultura clinica. E tale aspetto va compreso. Infatti, un tempo la salvezza dell’uomo era la giustizia, oggi la salvezza è la salute. Nella vita pubblica il codice clinico si sostituisce al codice morale. Per avvertire di questo pericolo e per rimediare si è svolto il mio progetto teologico.

 

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