Angelo D’Orsi e gli osservatori su misura del Cremlino

14 Settembre 2026 - 07:10
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Angelo D’Orsi e gli osservatori su misura del Cremlino

Alle elezioni della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, del 18-20 settembre prossimi, parteciperà nelle vesti di osservatore internazionale anche il prof. Angelo D’Orsi. Ad annunciarlo è stato lui stesso, precisando di aver ricevuto un invito da parte di una «associazione di esperti politici», la quale interverrà nelle operazioni di monitoraggio elettorale su indicazione della Camera civica della Federazione Russa. D’Orsi, dunque, insieme ad altri esperti provenienti da varie nazioni e scelti direttamente da Mosca, dovrebbe certificare la trasparenza delle consultazioni russe, cui il Cremlino confida di dare almeno una parvenza di legittimità, anche a seguito dell’esclusione dell’unico partito di opposizione reale, Yabloko, e della condanna del suo vicepresidente Lev Shlosberg a 11 anni e un mese per discredito verso le forze armate.

L’associazione che, stando alle dichiarazioni rilasciate da D’Orsi in alcune interviste, avrebbe reclutato l’ex docente dell’Università di Torino è l’International Association for Political and Electoral Experts (Iapee), un’associazione internazionale, la cui costituzione è stata annunciata a Mosca nell’aprile 2026 durante una conferenza su osservazione ed expertise elettorale. Il progetto è stato sostenuto da istituzioni russe quali Ministero degli Esteri, Amministrazione presidenziale e Commissione elettorale centrale (Cec), cioè le stesse istituzioni sul cui operato teoricamente l’organizzazione dovrebbe vigilare. L’evento fondativo è stato invece organizzato dal Center for International Interaction and Cooperation (Ciic), il cui direttore, Areg Agasaryan, fa anche parte del board di Iapee.

L’organizzazione indipendente Russian Election Monitor collega il Ciic, attraverso i suoi fondatori, al Social Research Expert Institute, think tank creato nel 2017 da Sergej Kirijenko, primo vice capo dell’Amministrazione presidenziale russa. La stessa Presidenza russa ha contribuito, insieme all’ente Rossotrudničestvo – sanzionato dall’Ue perché considerato uno dei principali strumenti di influenza malevola del Cremlino – a finanziare la conferenza di presentazione. Nel 2025 avrebbe erogato al Ciic un finanziamento di 9,49 milioni di rubli, probabilmente necessari al funzionamento anche della scuola degli osservatori elettorali.

A conferma di quanto l’associazione di esperti che ha invitato D’Orsi, Iapee, sia tutt’altro che indipendente, è sufficiente esaminare il direttivo. Un elemento che dovrebbe far riflettere sul grande interesse della Russia per il nostro paese è che anche il presidente dell’organizzazione è un italiano, peraltro non proprio sconosciuto a chiunque si occupi di Russia: Vito Grittani. Grittani è infatti il sedicente ambasciatore della Repubblica di Abkhazia – regione separatista della Georgia, la cui indipendenza è riconosciuta solo da una manciata di dittature nel mondo –, che in passato ha operato pure in Transnistria – altra regione, situata tra Moldova e Ucraina, le cui ambizioni separatiste sono sostenute da Mosca – e che nel 2022 dichiarò di avere selezionato, contattato e accompagnato ben 13 italiani inviati come osservatori nei referendum farsa di annessione organizzati dalla Russia nelle regioni ucraine occupate di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhya, in aperta violazione del diritto internazionale.

Come lui, molti degli altri membri del consiglio direttivo hanno esperienze pregresse quali osservatori di elezioni farlocche in Russia o Bielorussia. Secondo la ricostruzione di Russian Election Monitor, Iapee è anche integrata con il circuito della Global Fact-Checking Network (Gfcn), progetto di finto smascheramento di fake news, creato da Ano Dialog Regions – a sua volta responsabile di massicce campagne di manipolazione informativa in Europa attraverso i canali digitali e i social network –, Tass e Workshop of New Media.

L’obiettivo del Cremlino sembra quindi quello di costruire uno strumento domestico, a totale servizio del potere, per strutturare la selezione e l’impiego di osservatori politicamente orientati, finora individuati in modo più o meno estemporaneo, dopo l’estromissione degli esperti indipendenti Osce/Odihr, assenti dalla Federazione Russa da quasi un decennio, nonostante Mosca sia membro dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli osservatori dell’Ufficio Osce per le istituzioni democratiche e i diritti umani con sede a Varsavia, normalmente interpellati per la certificazione delle procedure elettorali in praticamente tutte le nazioni che ne fanno parte, hanno potuto essere presenti liberamente solo alle elezioni presidenziali 2018, al termine delle quali rilevarono la sistematica violazione dei diritti politici, la sostanziale assenza di concorrenza reale ed un sistema informativo interamente sotto il controllo del Cremlino. Non a caso, in occasione delle successive votazioni del 2021, furono imposte tante e tali limitazioni che la delegazione rinunciò alla missione e da allora non fu nemmeno più invitata.

In queste ore sta diventando un caso il video nel quale lo stesso D’Orsi si vanta dell’invito ricevuto, probabilmente scambiato per un riconoscimento di chissà quali particolari doti politiche, mentre, per natura e provenienza, si tratta di null’altro che un banale premio fedeltà. Nel video il professore peraltro magnifica la democrazia e la libertà che vigono in Russia, dove gli oppositori sono in esilio, in prigione o in un cimitero, le Ong che tutelano diritti civili e politici sono fuori legge e la libertà di stampa è tale che nella classifica Rsf il paese è al 172esimo posto su 180 nazioni monitorate. Critiche, invece, per l’Ucraina che, a suo dire, ormai ha un «presidente a vita», senza mai citare la legge marziale che vieta le elezioni, né l’invasione che l’ha resa necessaria.

La realtà è semmai che D’Orsi ha accettato di essere complice di un disegno assai più ambizioso. Il vero obiettivo, secondo Russian Election Monitor, non sono nemmeno le elezioni della Duma del 20 settembre: quelle sono il banco di prova. Il fine è esportare un modello – la cosiddetta «sovranità elettorale» – verso il Sud globale e sostituire lo standard universale del voto libero e corretto con un pulviscolo di criteri su misura, buoni per ogni autocrazia che voglia sottrarsi allo scrutinio internazionale.

Che in cima a questa struttura sieda un italiano e che a raccoglierne l’invito sia un altro italiano, un ex professore con un pubblico e una residua autorevolezza da spendere, non è un dettaglio folkloristico. È un avvertimento ad intero paese che il prossimo anno dovrà, al pari di altre grandi nazioni europee, tornare alle urne, con esiti assai meno scontati di quelli russi. Sarebbe comodo liquidare tutto come una farsa. Ma quando le farse sono finanziate, strutturate e replicabili, smettono di far ridere: diventano strumenti. Riconoscerli per ciò che sono e chiamare per nome chi li maneggia è la prima forma di difesa.

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