La Russia perde 6.000 soldati al mese più di quanti ne recluti

14 Settembre 2026 - 07:10
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La Russia perde 6.000 soldati al mese più di quanti ne recluti

Soldati russi sparano con un cannone semovente da 1,5 mm verso le posizioni ucraine in Ucraina

La Russia continua a reclutare uomini per la guerra in Ucraina. Il problema è che non riesce a farlo abbastanza velocemente da compensare quelli che perde. È il dato sul quale il generale Oleh Ivashchenko, capo dell’intelligence militare ucraina (Hur), costruisce la sua previsione più pesante: se il ritmo attuale delle perdite resterà invariato, la capacità di Mosca di sostenere la guerra potrebbe esaurirsi entro il 2028. Ivashchenko, intervistato dal Times, ha mostrato i dati del briefing quotidiano della sua intelligence. La Russia, ha detto, recluta circa mille uomini al giorno, con punte di 1.200. Ma le perdite sono molto più alte: 1.410 in un giorno, 1.551 in quello precedente. E, secondo i dati ucraini, circa il 60 per cento di queste perdite è costituito da soldati uccisi.

La stima più significativa, però, arriva dall’intelligence occidentale: la Russia starebbe perdendo circa 6.000 uomini al mese in più di quanti riesca a reclutare. Non significa che Mosca sia vicina al collasso militare. Significa piuttosto che per continuare a combattere allo stesso ritmo deve attingere sempre più a riserve diverse, aumentare gli incentivi economici al reclutamento o, prima o poi, prendere in considerazione una nuova mobilitazione.

I numeri del fronte raccontano intanto una guerra nella quale gli uomini vengono consumati per guadagni territoriali spesso molto piccoli. Secondo l’Institute for the Study of War, ad agosto le forze russe hanno conquistato o consolidato circa 90 chilometri quadrati di territorio ucraino, poco più di tre chilometri quadrati al giorno. Considerando anche le infiltrazioni, il totale sale a circa 124 chilometri quadrati. Un anno prima, nello stesso mese, le conquiste russe erano state oltre 500 chilometri quadrati.

Il prezzo è aumentato proprio mentre l’avanzata si è fatta più lenta. Il 1° settembre l’Institute for the Study of War riportava 42.020 perdite russe per agosto, per il secondo mese consecutivo oltre quota 40.000. L’istituto osservava inoltre che il sistema russo di reclutamento basato sui volontari fatica a sostituire le perdite e che non è chiaro quanto a lungo Mosca possa mantenere l’attuale ritmo offensivo senza una qualche forma di mobilitazione.

È qui che entra in gioco la tecnologia. La guerra in Ucraina è diventata un enorme laboratorio nel quale vedere quanto possa essere letale un campo di battaglia osservato ininterrottamente dall’alto. I droni hanno ridotto lo spazio nel quale un soldato può muoversi senza essere visto. L’intelligenza artificiale aggiunge un altro livello: i sistemi di ricognizione assistiti dall’AI possono individuare obiettivi nascosti con una precisione che l’occhio umano non può garantire. Il risultato è che anche essere feriti non significa necessariamente riuscire a salvarsi. Ivashchenko parla di una zona di morte larga circa venti miglia, oltre trenta chilometri, sottoposta alla sorveglianza costante dei droni. Portare un ferito fuori da quella fascia è diventato, dice, una «sfida erculea». È una trasformazione importante della guerra. Più che la semplice crescita del numero di armi disponibili, conta la capacità di vedere prima e colpire più rapidamente. E quando quasi ogni movimento può essere osservato, anche recuperare un uomo ferito diventa un’operazione rischiosa.

L’effetto è visibile anche sul terreno. Il 10 settembre l’Institute for the Study of War rilevava che le forze russe avevano continuato le operazioni offensive in diversi settori senza ottenere avanzate confermate. Nel settore di Dobropillya, un milblogger russo sosteneva addirittura che la densità dei droni ucraini stesse rallentando significativamente l’avanzata russa. A Pokrovsk, secondo una fonte militare ucraina citata dall’istituto, la presenza massiccia di droni impediva ai russi di impiegare nelle offensive gli equipaggiamenti di maggior valore.

Mosca sta cercando di adattarsi. Anche sul fronte dei droni la corsa è diventata tecnologica: l’ISW riferisce che ad agosto la Russia ha aumentato drasticamente l’impiego di droni a propulsione a getto, più difficili da intercettare rispetto ai modelli tradizionali. Secondo i dati citati dall’istituto, l’Ucraina intercetta il 90-95 per cento dei droni a pistoni, contro circa il 60 per cento di quelli a reazione.

Per Ivashchenko, dunque, il problema russo non è soltanto quanti uomini siano ancora disponibili. È quanto costa impiegarli. La Russia può continuare a mandare soldati al fronte, ma se ogni mese ne perde più di quanti riesca a sostituire il conto diventa progressivamente più difficile da sostenere. Il generale stima che Mosca abbia risorse militari ed economiche sufficienti per circa un altro anno e che il limite possa arrivare nel 2028. È una previsione, non una scadenza iscritta nel calendario: una mobilitazione, un cambiamento nella strategia militare o un diverso livello di sostegno occidentale all’Ucraina possono naturalmente modificare il quadro.

Ma il problema strutturale resta. Ad agosto la Russia ha pagato più di 40.000 perdite per guadagni territoriali limitati. A settembre continua ad attaccare, ma in diversi settori senza riuscire ad avanzare. E intanto il campo di battaglia diventa sempre più trasparente e letale. Per questo la domanda non è soltanto quanto territorio Putin riuscirà ancora a conquistare. È quanti uomini può permettersi di perdere per farlo. I soldati si possono reclutare. I droni si possono produrre. I morti no.

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