C’era una volta la Cool Britannia, ma tornerà grazie ai conservatori

È lunedì, sono le otto di mattina, la app del meteo segna 33 gradi, e il londinese che ho di fronte mi sta spiegando che l’ha chiamato un amico da Tenerife dicendogli che lì è più fresco che qui. Devo ridere? Devo fare un’osservazione sospirosa sul cambiamento climatico? Devo ricordare di quando si andava d’estate a Londra con un golfino e adesso neppure è estate e potremmo stare in bikini?
È mercoledì, sono le tre di pomeriggio, la tizia che mi sta mettendo i capelli in piega mi dice «La Central e la District hanno l’aria condizionata», col tono con cui immagino in guerra si segnalassero i rifugi. Le ho appena detto che stasera andrò a teatro, e il teatro è vicino a una fermata della Central e della District, mentre lei, col tono di Melania Hamilton che legge il bollettino dei morti, mi fa l’elenco delle linee di metrò in cui invece puoi pure schiattare di caldo, perché l’aria condizionata lì non c’è.
È giovedì, scendo a Hammersmith per cambiare tra la Central e la Hammersmith & City. In mezzo ai binari c’è un gabbiotto con pareti trasparenti e dentro delle sedie vuote, e ti credo: è mezzogiorno, ci sono trentacinque gradi all’aria aperta, lì dentro ce ne saranno trecentocinquanta. Oltre alle sedie c’è un termosifone. Londra rivale di Bologna nell’essere rimasta al 1986 e alla convinzione che il problema da cui tutelare la popolazione sia il freddo, mica il caldo.
È giovedì, nove ore più tardi, sono in aeroporto e per fortuna stanno per inserirmi in una rappresentazione di lotta di classe dalla parte comoda della barricata. Fanno entrare oltre le barriere del gate solo quelli del primo gruppo di imbarco, quelli col biglietto costoso o quelli coi passeggini, e oltre le barriere c’è dell’aria che non si capisce da dove venga ma si muove, è fresca, è bellissima.
Ma, subito prima di varcare i cancelli del privilegio capitalista, nell’aeroporto irrespirabile avevo mostrato biglietto e carta d’imbarco a una hostess British, chiedendole «ma l’aria condizionata è rotta?». Lei aveva sorriso: «L’aria condizionata non c’è: benvenuta a Heathrow».
La cosa più importante che ho visto in questa settimana di heatwave londinese (tradotto dal milanese: si schiattava di caldo) è un titolo sulla prima pagina del Telegraph, mercoledì. Non quello in cui una delle mogli di George Harrison dice che non l’hanno coinvolta in non so che documentario sui Beatles, neppure quello in cui Blair dice che Starmer non ha un piano per aggiustare l’Inghilterra.
Tutto ciò di cui mi importa è un titolo che dice: “I Tories freddini all’idea di vietare l’aria condizionata in casa”. Mi va storto il caffè. Leggo. Scopro che, dal 2021, c’è una nuova regola che il Telegraph definisce «verde» (si percepisce che lo scrivono col tono con cui direbbero «radical chic»): nella costruzione di nuovi edifici l’aria condizionata può essere prevista solo come ultima spiaggia. Ma in che senso.
«La ministra ombra per l’energia, Claire Coutinho, dice che i conservatori ribalterebbero la regola e lascerebbero liberi i costruttori di prevedere impianti di aria condizionata nei nuovi palazzi». Era mercoledì, i giornali riportavano che lunedì a Londra la temperatura era arrivata a 35 gradi, quando ho visto un futuro fatto di conservatori che vincono le elezioni (e grazie per la madeleine: il governo ombra, è proprio vero che gli anni Ottanta non finiscono mai).
Non c’è come una settimana di insostenibile caldo primaverile per far sembrare scema la sinistra, e per far vincere la destra. Nello spirito ormai caratteristico della sinistra, quello di negare l’evidenza con l’orwelliana convinzione che se dici con una certa sicumera che le donne possono avere il cazzo poi l’elettorato non crederà ai propri occhi ma alle tue parole, i laburisti hanno ben pensato di dire per anni che l’aria condizionata non serve: basta aprire le finestre e fare un po’ di corrente. E bere tanta acqua e non uscire nelle ore più calde.
Di fronte a Samantha Dixon, sottosegretaria sessantenne laburista che nega l’evidenza della propria menopausa e del fatto che senza aria condizionata le passa la voglia di vivere, e cavilla sul fatto che l’aria condizionata ha troppo impatto ambientale e allontana dall’obiettivo delle emissioni zero, non solo torna in mente Mario Draghi – la risposta era «l’aria condizionata» alla domanda «volete la pace o l’aria condizionata», figuriamoci quando la domanda è «volete l’aria condizionata o l’impatto zero» – ma diventa chiaro che la Coutinho ha assicurato la vittoria delle prossime politiche ai conservatori con quelle sei paroline: «Let’s make Britain cool again».
Eh sì, c’è quella certa qual furbizia lessicale che ci vuole persino negli slogan derivativi, per scegliere non il freddo della cold war, la guerra fredda, ma quel fresco che è anche fighezza, coolness, e che è stato il migliore marketing dell’Inghilterra blairiana, quella degli Oasis e di Kate Moss, di Tracey Emin e di Alexander McQueen, di “Trainspotting” e di “Notting Hill”: la Cool Britannia.
Claire Coutinho ha quarant’anni, era troppo piccola per ricordarsi che negli anni della Cool Britannia se volevi l’aria condizionata dovevi andare in America, perché in Europa il progresso non era ancora diffuso, e il caldo non ci sembrava così insopportabile. O forse è che avevamo canzoni, film, stilisti migliori, che ci distraevano dal parlare del meteo.
Mentre ora siamo totally uncool, vecchie befane con le caldane, io lunedì ho chiesto indignata di prepararmi da asporto quel che avevo ordinato nel mio ristorante preferito perché si crepava di caldo e mi hanno detto che l’aria condizionata era rotta. «It’s unacceptable», ho scandito mentre aspettavo in strada che mi consegnassero i calamari, almeno in strada circolava un minimo d’aria e non si soffocava come all’interno.
Era perché era un edificio nuovo? Questa cosa degli edifici nuovi l’ho scoperta solo dai giornali mercoledì, è antintuitiva, sono abituata in Italia dove le migliorie moderne in genere sono vietate nei palazzi protetti dalle Belle Arti. L’aria condizionata a pavimento ha risolto il problema dell’aria condizionata negli studi televisivi, dove gli split facevano rumore, ma non quello delle case rinascimentali dove è vietato sfondare muri e pavimenti.
Quando ho letto, sul Times, che la Coutinho diceva che Miliband – il ministro dell’Energia – ha una mentalità da decrescita e vuole aumentare le bollette così persino chi ha una casa abbastanza vecchia da avere l’aria condizionata desisterà dall’usarla, ho pensato che la rivoluzione avverrà così: la popolazione che vive in edifici nuovi assale coi forconi Buckingham Palace, dove possono avere gli split perché nel diciottesimo secolo non c’erano i laburisti a imporre veti ecologisti ai costruttori. Poi, in attesa della rivoluzione, sono tornata al ristorante di lunedì, a scusarmi: adesso so che non era colpa vostra ma, proprio come accadrebbe in Italia, del governo ladro.
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