Cina e Stati Uniti vogliono continuare a sfidarsi senza arrivare allo scontro

25 Settembre 2026 - 11:20
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Cina e Stati Uniti vogliono continuare a sfidarsi senza arrivare allo scontro

President Donald Trump and China's President Xi Jinping participate in an arrival ceremony in the Grand Foyer of the White House, Thursday, Sept. 24, 2026, in Washington. (AP Photo/Jacquelyn Martin) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Xi Jinping è arrivato alla Casa Bianca con un messaggio preciso per Donald Trump: la competizione tra Stati Uniti e Cina non deve trasformarsi in un conflitto militare. Nel primo incontro del vertice di Washington, il presidente cinese ha proposto una gestione della rivalità basata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla prevenzione delle crisi, evocando la cosiddetta «trappola di Tucidide», l’idea secondo cui lo scontro tra una potenza emergente e una potenza dominante può sfociare in guerra. «Dobbiamo rafforzare la comunicazione», ha detto Xi, come riportato dal Guardian, chiedendo ai due Paesi di «cercare ciò che hanno in comune, mettendo da parte le differenze».

La formula scelta dal presidente cinese è quella della coesistenza. «Dovremmo convivere in pace», ha detto, sostenendo che Stati Uniti e Cina «guadagneranno entrambi dalla cooperazione e perderanno entrambi dal confronto». Per questo, ha aggiunto, anche i rispettivi eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare e sviluppare meccanismi più efficaci per prevenire e gestire le crisi. In questo modo, secondo Xi, «la trappola di Tucidide può essere superata».

Il richiamo non è casuale: Xi aveva già evocato la teoria durante il suo incontro con Trump a Pechino, a maggio, chiedendo al presidente americano come intendesse evitare quella dinamica. Ora la ripropone mentre la rivalità tra Washington e Pechino si concentra su alcuni dei dossier più delicati della politica internazionale: commercio, Taiwan e soprattutto intelligenza artificiale. I due governi stanno cercando contemporaneamente di mantenere una fragile tregua commerciale e di gestire i rischi legati allo sviluppo dell’IA.

Xi ha accompagnato il messaggio geopolitico con una serie di proposte per allentare le tensioni. Tra queste c’è l’invito a 100 mila giovani americani a visitare la Cina per programmi di scambio. Ma il vero obiettivo resta quello di stabilizzare la relazione tra le due superpotenze. «Il presidente Trump e io ci rispettiamo», ha detto Xi, ricordando il rapporto personale costruito con il collega americano. E ha aggiunto: «Sono pronto a lavorare con lei per guidare la gigantesca nave delle relazioni tra Cina e Stati Uniti verso il futuro».

Trump, dal canto suo, ha adottato un tono altrettanto conciliante. Ha parlato di una «grande amicizia» con Xi e ha sostenuto che i due Paesi abbiano già compiuto «enormi progressi» sui problemi che li dividono. Al centro dei colloqui ci saranno sicurezza, tecnologia e intelligenza artificiale, che Trump ha definito «super intelligence».

Dietro l’armonia diplomatica, però, restano divergenze profonde. Gli Stati Uniti continuano a limitare l’accesso cinese a microchip, semiconduttori e tecnologie avanzate per frenare lo sviluppo dell’IA di Pechino, mentre sul commercio i due Paesi continuano a imporre dazi reciproci. La tregua commerciale, che sarebbe dovuta scadere a novembre, è stata prorogata: il negoziato dunque continua, ma senza una soluzione definitiva.

Il vertice di Washington mostra così un paradosso: proprio mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica ed economica, entrambi i governi sembrano avere interesse a evitare che la rivalità sfugga di mano. Xi prova a trasformare questa necessità in una proposta politica: competere sì, ma entro regole capaci di impedire che la competizione produca uno scontro.

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