Cresce la violenza sui minori: i numeri dell'ultimo Dossier indifesa 2026
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In Italia cresce il numero dei minori vittime di reato: nel 2025 sono state registrate 7.272 persone coinvolte, con un incremento del 43% rispetto a dieci anni prima.
A preoccupare sono soprattutto i maltrattamenti tra le mura domestiche e le diverse forme di violenza sessuale, fenomeni che colpiscono in misura particolarmente elevata bambine e ragazze. È quanto emerge dal Dossier indifesa 2026, realizzato da Terre des Hommes e presentato in vista della Giornata internazionale delle bambine, in programma l’11 ottobre.
I dati contenuti nel rapporto riportano al centro dell’attenzione la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione, migliorare la capacità di individuare tempestivamente le situazioni di pericolo e garantire risposte efficaci alle vittime. In questo percorso, un ruolo decisivo spetta anche alle amministrazioni locali, chiamate a intervenire a stretto contatto con le famiglie, le scuole e i servizi presenti sul territorio.
Violenza sui minori, i numeri che preoccupano
Il quadro delineato dal dossier evidenzia una crescita significativa dei reati commessi ai danni di bambini e adolescenti. Nel corso del 2025, in Italia, le vittime registrate sono state 7.272: un aumento di 68 casi rispetto all’anno precedente, ma soprattutto un incremento del 43% nell’arco di dieci anni.
Le statistiche, elaborate dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale, consentono di comprendere meglio la portata del fenomeno e le tipologie di abuso che richiedono maggiore attenzione. Dietro i numeri si trovano situazioni di vulnerabilità che possono compromettere la sicurezza, la crescita e il benessere psicologico dei più giovani.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda la natura dei contesti nei quali si verificano le violenze. La famiglia, che dovrebbe rappresentare il principale ambiente di protezione, può trasformarsi in uno spazio di sofferenza quando i rapporti sono caratterizzati da abusi, sopraffazioni o trascuratezza. Proprio per questo, riconoscere i segnali di disagio e intervenire prima che le situazioni degenerino costituisce una delle sfide più importanti per le istituzioni.
Maltrattamenti in famiglia oltre quota 3.000
Tra le fattispecie analizzate, i maltrattamenti in ambito familiare occupano il primo posto. Nel 2025 le vittime sono state 3.008, una soglia mai raggiunta prima secondo i dati riportati nel dossier. Il confronto con il 2015 rende ancora più evidente la dimensione del problema: dieci anni fa i casi registrati erano 1.442, meno della metà rispetto all’ultimo dato disponibile.
L’aumento impone una riflessione sulla capacità di proteggere i minori proprio nei contesti in cui dovrebbero sentirsi al sicuro. Gli abusi domestici, infatti, possono manifestarsi attraverso comportamenti ripetuti e difficili da riconoscere dall’esterno, soprattutto quando chi li subisce non dispone degli strumenti o del sostegno necessari per chiedere aiuto.
Per questo motivo, l’azione delle istituzioni non può limitarsi alla gestione delle emergenze. È fondamentale costruire un sistema in grado di intercettare tempestivamente le situazioni problematiche, sostenere i nuclei familiari in difficoltà e assicurare protezione ai bambini che rischiano di subire ulteriori violenze. La collaborazione tra operatori sociali, personale scolastico, forze dell’ordine e servizi sanitari può contribuire a individuare situazioni che, altrimenti, potrebbero rimanere nascoste a lungo.
Violenza sessuale, bambine e ragazze le più esposte
Un’altra area particolarmente delicata riguarda gli abusi sessuali. Nel 2025 sono state registrate 881 vittime di violenza sessuale e 664 di violenza sessuale aggravata. Queste due categorie, insieme ai maltrattamenti familiari e all’abbandono di persone minori o incapaci, rappresentano complessivamente oltre il 70% delle vittime considerate nel rapporto.
Le statistiche mostrano inoltre una marcata differenza tra i generi. Considerando le diverse fattispecie di reato sessuale indicate nel dossier, le vittime sono state complessivamente 2.451, delle quali 2.024 femmine: una quota pari all’82,6% del totale.
La disparità emerge con ancora maggiore evidenza esaminando le singole categorie. Le bambine e le ragazze costituiscono infatti l’87% delle vittime di violenza sessuale e l’86% di quelle di violenza sessuale aggravata. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di contrastare le forme di abuso legate alla vulnerabilità dell’età e alle disuguaglianze di genere.
La protezione delle più giovani richiede interventi che vadano oltre la risposta giudiziaria. Informazione, educazione al rispetto, ascolto e accesso a servizi adeguati sono strumenti essenziali per favorire l’emersione delle situazioni di rischio e impedire che le vittime rimangano isolate. Altrettanto importante è garantire percorsi di accompagnamento capaci di rispettare i tempi e le esigenze di chi ha subito una violenza.
Il ruolo dei Comuni nella prevenzione
La centralità delle comunità locali è stata sottolineata da Gaetano Manfredi, presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani e sindaco di Napoli, intervenuto alla presentazione del rapporto. Secondo Manfredi, i dati restituiscono una situazione grave, che richiede un impegno condiviso e una presenza istituzionale capace di raggiungere concretamente bambini, adolescenti e famiglie.
Il presidente dell’Anci ha evidenziato come le amministrazioni comunali costituiscano il punto di riferimento pubblico più vicino alla vita quotidiana dei cittadini. Questa prossimità può rivelarsi determinante quando occorre riconoscere precocemente segnali di sofferenza, mettere in contatto le persone con i servizi competenti e attivare interventi di tutela.
Le scuole, i servizi sociali e gli spazi dedicati alle attività ricreative e sportive sono ambienti nei quali possono emergere comportamenti o difficoltà meritevoli di attenzione. Educatori, insegnanti e operatori che entrano regolarmente in contatto con i minori possono contribuire a individuare cambiamenti significativi e a indirizzare le famiglie verso le strutture in grado di offrire assistenza.
In questa prospettiva, la prevenzione non coincide soltanto con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma richiede una rete organizzata di soggetti in grado di collaborare. La disponibilità di servizi accessibili, la formazione degli operatori e la condivisione delle esperienze maturate nei diversi territori rappresentano passaggi importanti per rendere gli interventi più tempestivi ed efficaci.
Anci e Terre des Hommes verso una collaborazione strutturata
Proprio per consolidare questo approccio, l’Anci sta lavorando a un protocollo d’intesa con Terre des Hommes. L’obiettivo è mettere in comune competenze, risorse e buone pratiche sviluppate a livello locale, così da rafforzare le iniziative di protezione e tutela rivolte ai più giovani.
L’intesa punta a valorizzare il contributo delle amministrazioni comunali nella costruzione di percorsi di prevenzione e contrasto alla violenza. Un coordinamento più stretto tra enti locali e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dell’infanzia può favorire la diffusione di esperienze positive e migliorare la capacità di risposta delle comunità.
Come ha ricordato Manfredi, la partita decisiva si gioca anche nei luoghi frequentati quotidianamente dai minori. È qui che possono essere riconosciuti i primi segnali di disagio e costruiti legami di fiducia con gli adulti di riferimento. Perché questa rete funzioni, tuttavia, servono continuità, risorse adeguate e una collaborazione che non si esaurisca in singole iniziative, ma diventi parte integrante delle politiche territoriali.
La campagna indifesa e l’impegno dei territori
Il dossier viene pubblicato nell’ambito della campagna indifesa, promossa da Terre des Hommes dal 2012, anno della prima Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze. Giunta nel 2026 alla sua quindicesima edizione, l’iniziativa intende richiamare l’attenzione sulle violazioni dei diritti delle più giovani e sull’importanza di garantire loro condizioni di vita sicure, dignitose e libere dalla violenza.
La campagna coinvolge anche le amministrazioni pubbliche, chiamate a contribuire alla diffusione di una maggiore consapevolezza e a sostenere azioni concrete di tutela. Per l’edizione 2026 hanno aderito 67 Comuni italiani, insieme alla Provincia di Piacenza, alla Città metropolitana di Bari e all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna.
La partecipazione degli enti locali dimostra come la difesa dei diritti dell’infanzia possa diventare un impegno condiviso tra istituzioni e società civile. La sensibilizzazione, da sola, non è sufficiente a eliminare gli abusi, ma può contribuire a superare il silenzio, incoraggiare le segnalazioni e promuovere una cultura nella quale ogni forma di violenza venga riconosciuta e contrastata.
I dati del Dossier indifesa 2026 consegnano dunque alle istituzioni una responsabilità precisa: trasformare la conoscenza del fenomeno in azioni concrete. L’aumento delle vittime, la diffusione dei maltrattamenti familiari e la particolare esposizione delle bambine e delle ragazze confermano la necessità di rafforzare prevenzione, ascolto e protezione. In questo percorso, il contributo dei Comuni e la collaborazione con organizzazioni specializzate possono rappresentare un passaggio fondamentale per costruire comunità più attente e sicure per tutti i minori.
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