Due grandi verità e una tragedia dalla discussione di ieri in Senato

Il dibattito con la presidente del Consiglio che si è tenuto ieri in Senato è stato noioso e insulso, com’era prevedibile, ma ha offerto comunque al tenace spettatore due grandi verità e un’immensa tragedia su cui riflettere. La prima verità l’ha detta Giorgia Meloni, in risposta al capogruppo del Movimento 5 stelle Stefano Patuanelli, quando ha segnalato la contraddizione delle opposizioni che rimproverano il governo per le politiche di austerità e per l’aumento del rapporto debito-pil (cioè, in sostanza, per avere tagliato la spesa e per non averlo fatto abbastanza), aggiungendo: «Il rapporto debito-pil cresce solo grazie al superbonus: 174 miliardi di euro, quattro volte in più di quanto preventivato. Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza: sapete quando finiremo in Italia di pagare il superbonus? Nel 2027, cioè quando sarà finito il nostro mandato. Noi abbiamo avuto colleghi che hanno sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi, perché sapevano che non avrebbero dovuto loro assumersi la responsabilità di quelle scelte e che poi ci fanno la morale!».
La seconda verità l’ha detta Stefano Patuanelli, nella sua controreplica a Giorgia Meloni, ricordando che l’ultima proroga del superbonus per le ville unifamiliari è stata fatta il 31 dicembre 2023, dal governo Meloni. Ma avrebbe potuto anche ricordare come la stessa Meloni e tutti i partiti del centrodestra si fossero battuti per la difesa, l’estensione e la proroga del superbonus sin dai tempi del governo Draghi e ancora in campagna elettorale, motivo per cui condividono con il centrosinistra e i cinquestelle buona parte della responsabilità per la situazione in cui siamo. E questa è la tragedia.
La grottesca vicenda del superbonus offre infatti la radiografia del bipopulismo italiano, e dimostra da sola perché questo sistema – il bipolarismo di coalizione fondato sul maggioritario, o su un finto sistema proporzionale distorto dal premio di maggioranza – non è riformabile, e finché resterà in piedi renderà ridicolo e autocontraddittorio qualunque tentativo di avviare una politica di dialogo e ragionevoli compromessi tra maggioranza e opposizione, condannando politici e osservatori alla schizofrenia.
Da trent’anni passiamo infatti dalla retorica dei governi scelti direttamente dai cittadini (retorica peraltro incostituzionale, ma lasciamo perdere i dettagli) alla retorica dell’emergenza che rende indispensabili esecutivi tecnici o di grande coalizione, pretendendo che i governi imposti sulla base di uno scontro manicheo tra coalizioni precostituite preludano, non si capisce perché, a una stagione di proficua e leale collaborazione tra le forze politiche in parlamento (quel parlamento che il vincolo di coalizione e il premio di maggioranza rendono di fatto ininfluente) e al tempo stesso che i governi tecnici, con dentro tutti o quasi tutti, aprano invece la strada a una rinnovata stagione di confronto politico chiaro e netto tra i due principali schieramenti. Se non fosse, per l’appunto, un’immensa tragedia, ci sarebbe quasi da ridere.
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