Emergenza incendi nel Mediterraneo
Secondo il database del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), al 22 luglio 2026 la superficie totale bruciata nei quattro principali Paesi dell'Unione Europea affacciati sul Mediterraneo — Spagna, Francia, Italia e Grecia — supera del 70% la media degli anni precedenti. Con la stagione estiva ancora in corso, quasi 370.000 ettari di aree boschive sono andati in fumo, a fronte di una media annua di meno di 220.000 ettari registrata nel periodo 2006-2025.
Ma quali sono le cause di questo aumento devastante e come possiamo limitare i danni?. Un'estate che non finisce mai: il ruolo del clima
Sul banco degli imputati ci sono due fattori chiave: il riscaldamento globale e l'intervento umano. Il cambiamento climatico riduce le precipitazioni estive e innesca profonde siccità nel bacino mediterraneo. La biomassa vegetale aumenta e con essa la vulnerabilità del territorio, un fenomeno che inizia a colpire anche il Nord Europa a causa della maggior frequenza di fulmini a quelle latitudini.. Incendi difficili da domare in tutto il mondo
La loro probabilità è raddoppiata in Grecia, triplica in Canada e cresciuta di 20 volte in Amazzonia, secondo uno studio pubblicato su Earth System Science Data. Inoltre, questi roghi alimentano un circolo vizioso: rilasciano ogni anno tra i 5 e gli 8 miliardi di tonnellate di CO2 (pari alle emissioni annue di USA, Europa e America del Sud) e provocano la morte di oltre 1,5 milioni di persone all'anno in Africa e Asia per l'inalazione di polveri sottili (PM2.5).. Cosa succede in Italia
In Italia, considerata un "hot spot" climatico, la situazione è particolarmente complessa. La stagione degli incendi si è ufficalmente allungata: dal 2024 il ministero per la Protezione civile ne ha spostato i confini dal 15 giugno al 15 ottobre.
Si assiste inoltre a un'inversione geografica, con roghi estivi sulle Alpi e invernali al Centro-sud, e a fenomeni estremi difficili da domare dove l'unica opzione è il contenimento, come avvenuto sul Carso triestino nel luglio 2022. L'abbandono delle terre agricole e la crescita incontrollata della vegetazione forniscono combustibile costante, creando forti rischi per le zone costiere.. Nonostante le premesse climatiche, il fattore umano resta determinante: il 96% circa degli incendi è causato dall'uomo. Le cause? L'incuria nella gestione dei rifiuti, le scintille di treni e linee elettriche e l'imprudenza agricola legate al bruciare le sterpaglie. Storie quotidiane: dai carboni sfuggiti ai barbecue di una trattoria fino ai fuochi d'artificio.. Capitolo Sicilia
L'isola, pur possedendo solo il 3,5% della superficie forestale italiana, concentra il 25% dell'area totale bruciata nel Paese. La causa è da ricondurre a una cattiva manutenzione del territorio, la scarsa vigilanza e i possibili interessi della criminalità organizzata.
L'ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia delinea un vero e proprio business: svalutare i terreni agricoli tramite il fuoco per poi acquistarli a prezzi stracciati e destinarli a impianti fotovoltaici o ai contributi europei della Politica Agricola Comune (PAC). A questo si aggiungono la speculazione legata agli appalti privati per lo spegnimento, lo smaltimento illecito di rifiuti e il ritardo dei Comuni: solo il 60% dei Municipi siciliani ha aggiornato il catasto degli incendi, indispensabile per applicare i vincoli di inedificabilità previsti dalla legge.. La tecnologia da mettere in campo c'è
Per contrastare l'emergenza roghi, la tecnologia sta scendendo in campo con strumenti investigativi e di prevenzione sempre più avanzati. Sul fronte delle indagini, il software MEG (Metodo delle Evidenze Geometriche), sviluppato dall'Università Federico II di Napoli, permette di ricostruire a ritroso la dinamica degli incendi incrociando dati su orografia, vegetazione, venti e umidità. Il sistema stringe il cerchio partendo da un'area iniziale di 300 metri quadrati fino ad arrivare a un raggio di appena 10 metri quadrati, consentendo ai Carabinieri di individuare con precisione chirurgica tracce di DNA o impronte digitali lasciate su accendini, sigarette e inneschi.
Parallelamente, l'addestramento del personale sfrutta la realtà virtuale presso la Scuola Forestale dei Carabinieri di Castel Volturno, dove è attivo il Forest Fire Area Simulator. Grazie a un maxischermo semicircolare di 24 metri quadrati che riproduce uno scenario immersivo di 300 ettari andati a fuoco, gli operatori possono simulare le decisioni da prendere sul campo, un modello virtuoso che vedrà presto l'apertura di altre otto sale analoghe in tutta Italia.
Infine, il monitoraggio dall'alto si affida ai droni a energia solare FH-0 di Vector Robotics, già adottati con successo dalla Regione Calabria. Capaci di volare per 15 ore consecutive e di pattugliare aree di 40 chilometri quadrati, questi dispositivi individuano focolai di appena mezzo metro da ben 120 metri di altezza: un'innovazione che ha già contribuito a ridurre gli incendi del 40% rispetto alla media ventennale e ha portato all'individuazione di 34 piromani.. La prevenzione
La vera partita contro gli incendi si gioca sulla prevenzione e sull'adattamento al territorio. Una delle strategie più efficaci si è dimostrata l'uso del "fuoco prescritto" unito alle attività pastorali: regolamentare gli incendi di sterpaglie nella stagione invernale consente infatti di ridurre in modo drastico i roghi incontrollati nei mesi estivi. Un modello virtuoso in questo senso arriva dalla Sardegna, dove i pastori concordano preventivamente gli interventi con il servizio forestale. . La chiave sta nel restituire valore ed economia alle aree rurali, perché se c'è lavoro sul territorio, difficilmente brucia. Gli esempi in Europa non mancano: in Portogallo i gestori della rete elettrica si occupano di pulire i passi d'accesso alle pale eoliche, mentre in Spagna il progetto Ramats de Foc impiega il pascolo per contenere la vegetazione del sottobosco, valorizzando al contempo la filiera della carne locale. Anche l'Italia vanta buone pratiche, come il progetto Granatha sugli Appennini toscani, che ha rilanciato l'economia locale attorno alla lavorazione dell'erica per la produzione di scope e pipe. . Conversione forestale
A questa gestione attiva si affianca la necessità di una vera e propria conversione forestale, che preveda la graduale sostituzione delle conifere — come pini e abeti, altamente infiammabili — con specie autoctone molto più resilienti alle fiamme, tra cui querce, erica e corbezzolo. Infine, sul piano istituzionale, diventa fondamentale una riforma organizzativa che superi le attuali sovrapposizioni tra Protezione civile, Vigili del fuoco, Carabinieri e Corpi regionali, affidando una regia unica e centralizzata alla Protezione civile.. Vincere la sfida contro gli incendi richiede quindi un profondo cambio di paradigma: meno interventi in affanno a disastro già avvenuto e più presenza costante, tecnologie all'avanguardia e una gestione consapevole e attiva del territorio durante tutto l'anno..
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