Gli Houthi bombardano Riyad e mettono alla prova il “Patto della Mecca”

12 Ottobre 2026 - 21:30
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Gli Houthi bombardano Riyad e mettono alla prova il “Patto della Mecca”

Avevamo salutato con aspettative positive gli accordi della Mecca tra Arabia Saudita e Pakistan al quale si è, poi, aggiunta anche la Turchia, sperando potesse essere considerato un elemento di forte deterrenza, capace di apportare stabilità nell’area Mediorientale; tuttavia, non possiamo non soffermarci sulla distanza siderale che sussiste tra gli accordi diplomatici, finalizzati alla riconciliazione regionale e la loro effettiva capacità nel garantire, se non la pace, almeno la sicurezza dell’area.

In questi giorni, invece, assistiamo ai ripetuti attacchi portati a segno dagli Houthi, che continuano a colpire l'Arabia Saudita, riuscendo a centrare primarie infrastrutture strategiche come l'aeroporto di Riyad: è legittimo, dunque, chiedersi quanto siano efficaci gli accordi di distensione tra Riyad e Teheran e, più in generale, i tentativi di pacificazione nella regione alla luce dell’accordo conosciuto come il “Patto della Mecca”.

Gli sviluppi di oggi, 12 ottobre, rafforzano la nostra perplessità in quanto gli Houthi continuano a colpire e a provocare gravi danni e vittime all'aeroporto internazionale “King Khalid di Riyad”, con immaginabili pesanti ripercussioni sul traffico aereo mediorientale.

Torniamo al “Patto della Mecca” che, almeno nei contenuti formali, non ha natura di semplicemente accordo di riconciliazione ma, invece, quello più ambizioso di voler essere un patto di difesa collettiva tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan; ricordiamolo, venne firmato nell'agosto 2026 e attivato per la prima volta il 5 ottobre.

Non possiamo non considerare, almeno per ora, il suo evidente limite: la tanto sbandierata deterrenza non sembra essere riuscita a impedire nuovi distruttivi e mortali attacchi. Con questo non vogliamo dire che il Patto sia inutile; tuttavia, è manifesto che la sua credibilità dipenderà dalla capacità dei tre Paesi sottoscrittori di proteggere concretamente il territorio saudita, magari attraverso un’azione di coordinamento tattico mirato a predisporre e attuare una risposta efficace.

Ad intuitus, comprendiamo che la questione strategica più importante da risolvere è questa: il ”Patto della Mecca” riuscirà a dissuadere gli Houthi, che per ora non se ne curano affatto oppure finirà per coinvolgere direttamente e militarmente sia la Turchia che Pakistan nella guerra dello Yemen? Sappiamo bene che la Turchia appartiene alla NATO, il Pakistan è un’emergente potenza nucleare e l'Arabia Saudita - nel bene e nel male - resta un attore centrale del Golfo Persico; per mera ipotesi di scuola, dunque, il loro coordinamento creerebbe un collegamento fra Asia meridionale (Pakistan), Mediterraneo orientale (Turchia) e Penisola Arabica; non è ancora un asset politico-strategico equivalente alla NATO, ma potrebbe diventare un polo regionale autonomo di tutto rispetto.

Proprio oggi, autorevoli agenzie di stampa, riportano che Turchia, Pakistan, Arabia Saudita al quale si è unito anche l’Egitto hanno manifestato, congiuntamente, espressioni di forte condanna per gli attacchi compiuti dagli Houthi, ribadendo il sostegno alle legittime misure di difesa adottate dalle Forze Armate saudite; segnaliamo che Ankara ha, tuttavia, escluso la partecipazione a operazioni offensive e ha indicato una preferenza per l'assistenza difensiva e tecnica.

Il “Patto della Mecca” per ora resta servito solo a metà.

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