I dialetti dei capodogli nel Mar Mediterraneo. A rischio culture animali antichissime

I capodogli (Physeter macrocephalus), i più grandi tra i cetacei odontoceti, possono essere visti nuotare nelle acque al largo di mete turistiche molto frequentate come Maiorca, Creta o l’Arcipelago Toscano e la Corsica, si ritiene che siano entrati per la prima volta nel Mediterraneo circa 20.000 anni fa e che da allora si siano diffusi da Gibilterra fino a stabilirsi in tutto il bacino. La popolazione è geneticamente isolata da quella di altri oceani ed è di piccole dimensioni, con poche migliaia di esemplari, ed è quindi considerata a rischio di estinzione, anche per le gravi minacce derivanti dall'intrappolamento nelle reti da pesca e dalle collisioni con le navi.
Con il nuovo studio “Dialect variation in Mediterranean sperm whales shows evidence of cultural evolution in an isolated population”, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, un team internazionale di ricercatori che studia i dialetti vocali della popolazione di capodogli a rischio di estinzione che vivono nel Mar Mediterraneo, ha documentato l'evoluzione culturale in atto di nuovi dialetti. Grazie a 20 anni di registrazioni, i ricercatori hanno dimostrato che «I capodogli che vivono nel Mediterraneo orientale, intorno alla Fossa Ellenica in Grecia, hanno sviluppato una nuova forma del dialetto vocale utilizzato dagli animali del bacino occidentale, studiato intorno alle Isole Baleari».
Si stima che il numero totale di capodogli nel Mediterraneo sia inferiore a 3.000 esemplari e che di questi meno di 300 si trovano nella Fossa Ellenica
I capodogli emettono vocalizzazioni sociali chiamate “code”, brevi sequenze stereotipate di clic, che utilizzano per identificarsi come appartenenti a clan vocali, gruppi culturali più ampi. Finora, si pensava che tutti i capodogli del Mediterraneo appartenessero allo stesso clan, identificato da un unico tipo di coda predominante, costituito da tre clic seguiti da una pausa prima del quarto e ultimo clic – uno schema chiamato tipo "3+1".
Secondo il nuovo studio, i capodogli registrati intorno alla Fossa Ellenica, un’area di acque profonde centrata al largo di Creta, «Producono una forma distinta e più veloce di questo tipo "3+1" rispetto agli animali nella fascia occidentale tra Gibilterra e l'Italia. E’ fondamentale notare, però, che in alcuni giorni alcuni di questi gruppi decidevano di tornare indietro e producevano anche la forma occidentale più lenta del code, dimostrando di conoscere entrambi i dialetti».
Il coordinatore dello studio, Luke Rendell della Sea Mammal Research Unit dell'università di St Andrews, sottolinea che «Il Mediterraneo è stato la culla di aspetti significativi dell'evoluzione culturale umana dall'antica Grecia in poi. In tutto questo periodo, anche la cultura dei capodogli si è evoluta: ora abbiamo un'idea molto più chiara di quanto sia lento questo processo. Questo ci aiuta anche a comprendere le origini della diversità dialettale nei capodogli a livello globale. Ma ci sono ancora molte domande senza risposta, come ad esempio perché si è evoluto proprio quel nuovo dialetto e in quella specifica area geografica».
L’autore principale dello studio, Taylor Hersh dell'uUniversità di Bristol, aggiunge: «Questi risultati delineano un quadro della storia dei capodogli che vivono nel Mediterraneo, coerente con un'occupazione progressiva da ovest a est, culminata con lo sviluppo di un dialetto distintivo negli esemplari che vivono a est, a partire dalla Fossa Ellenica. La cosa interessante è che il nuovo dialetto è chiaramente una versione modificata del presumibilmente ancestrale 3+1 lento e che i gruppi a est ricordano chiaramente anche quel dialetto, come dimostrano questi giorni di "ritorno al passato».
Per Alexandros Frantzis, responsabile del Pelagos Cetacean Research Institute, il team greco coinvolto nello studio, si tratta di «Una delle pubblicazioni più interessanti a cui abbiamo partecipato. Oltre alla conservazione del capodoglio, decifrare i misteri della comunicazione di questi cetacei è stata una delle principali motivazioni dei nostri studi sul capodoglio nel Mediterraneo orientale, sin dalla scoperta della sua popolazione trent'anni fa».
Ma questa comunicazione, sulla quale si basa la vita sociale e culturale dei capodogli e di altri cetacei, è in pericolo. Ambientalisti e scienziati si sono opposti all'esplorazione di petrolio e gas nella Fossa Ellenica (e altrove nel Mediterraneo) perché mette n pericolo la vita marina. Per trovare giacimenti di combustibili fossili, le compagnie petrolifere effettuano indagini sismiche, che utilizzano onde sonore per mappare le aree sotto il fondale. Il recente studio “Impacts of hydrocarbon-related activities on marine megafauna: case studies from the Mediterranean Sea”, commissionato da ClientEarth a un team internazionale di ricercatori e pubblicato su Ethics in Science and Environmental Politics, mette in luce gli effetti delle indagini sismiche, che impiegano cannoni ad aria compressa, che producono suoni a bassa frequenza estremamente forti, con una portata fino a 4000 km. «L'uso di cannoni ad aria compressa è tra le attività più dannose per la vita marina: si tratta di uno dei suoni più forti nell'oceano, più forte di qualsiasi suono biologico conosciuto – Le indagini sismiche possono danneggiare l'udito di balene e delfini, indurre stress cronico e potenzialmente causare spiaggiamenti».
Due dei tre casi di studio analizzano la materia oggetto di un'azione legale intentata nel 2023 da ClientEarth, Wwf Grecia e Greenpeace Grecia. Nel 2023, la Commissione europea espresse preoccupazione per il fatto che progetti petroliferi e del gas nella Fossa Ellenica, in prossimità di siti protetti, venissero approvati nonostante i chiari pericoli che rappresentavano per le specie marine, in palese violazione delle leggi europee sulla tutela della natura.
Francesco Maletto, avvocato specializzato in questioni oceaniche di ClientEarth, ha dichiarato: «La diffusa distruzione del nostro clima causata dai combustibili fossili è ben nota, soprattutto in Grecia. Ma questo studio rivela la portata dei danni che l'industria provoca agli ecosistemi a tutti i livelli. La Fossa Ellenica è una delle aree a maggiore biodiversità del Mediterraneo. Eppure, la cacofonia di rumori derivanti dall'esplorazione di petrolio e gas sta devastando le sue amate balene e i delfini. La Commissione permetterà che questa situazione continui, in chiara violazione del diritto dell'Ue, o interverrà per proteggere alcune delle specie marine più minacciate d'Europa?»
Analogamente alle lingue umane, le vocalizzazioni dei capodogli si evolvono nel tempo, con gruppi eterogenei di cetacei che sviluppano dialetti distinti, quindi, il crescente distuirbo antropico starebbe mettendo in serio pericolo una cultura animale che si è evoluta in millenni. Txema Brotons, dell'Asociación Tursiops, il team spagnolo coinvolto nel nuovo studio, fa notare che «Questa scoperta ci ricorda che la storia culturale del Mediterraneo non appartiene esclusivamente agli esseri umani. Mentre le civiltà del Mare Nostrum sviluppavano le proprie lingue, costumi e identità, anche i capodogli tramandavano le loro tradizioni vocali di generazione in generazione. Il Mediterraneo è quindi uno spazio di diversità culturale condivisa, dove l'evoluzione della cultura umana e di quella animale ha convissuto per migliaia di anni».
I ricercatori concludono: «La collaborazione internazionale a lungo termine è stata cruciale per questa nuova comprensione. Lo studio di questi dialetti fornisce nuove importanti informazioni sulla struttura della popolazione e sulle dinamiche sociali di questa popolazione in via di estinzione, in un momento in cui la nostra comprensione dell'importanza di considerare i fattori culturali nella conservazione dei grandi animali continua a crescere».
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