Rifiuti elettrici ed elettronici: perché il riciclo non decolla?

15 Ottobre 2026 - 15:20
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Rifiuti elettrici ed elettronici: perché il riciclo non decolla?

Ormai li chiamiamo RAEE, sono i rifiuti elettrici ed elettronici. Ce ne sono di grandi (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi), di medi (personal computer, Ipad, televisori, radio forni microonde, friggitrici ad aria) di piccoli (telefonini, rasoi elettrici, radioline).

Prodotti che compriamo (a prezzi elevati di solito), usiamo e gettiamo in tempi che possono essere di qualche mese o di qualche anno e diventano rifiuti, i famosi RAEE appunto.

In Europa nel 2024 se ne sono raccolti in modo separato 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, quasi il doppio del dato del 2012 (2,9 milioni di tonnellate), con un incremento del 6% rispetto al 2023.

Un valore che segue l’andamento dei volumi immessi al mercato: nel 2024 gli europei hanno acquistato 14,6 milioni di prodotti elettronici, erano 7,6 nel 2012, più del doppio. Materiale che vengono sostanzialmente avviati a recupero, soprattutto a riciclo (4,5 milioni di tonnellate (l’80%). Un flusso di rifiuti quindi che sta costantemente aumentando anche se si tratta di valori assoluti piccoli rispetto al totale dei rifiuti prodotti.

Sbandati Raee 1

Sbandati Raee 2

La media europea di raccolta è di 12,3 kg per abitante per anno, un chilo al mese a testa. Intorno a questa media come si vede bene dal grafico i valori nazionali sono molto dispersi: si va dai 18,9 kg della Bulgaria, ai 4,7 di Cipro, con l’Italia attesta al valore di 8,6, nella parte bassa della classifica. La Norvegia (extra EU) attiva ad oltre 20.

L’obiettivo indicato dall’Europa sarebbe di raccogliere almeno il 65% dell’immesso al consumo, valore a cui arrivano solo pochi Paesi: la Bulgaria, la Slovacchia, la Cechia e la Lettonia. L’Italia sta al 27%. La media Europea è al 39%.

Sbandati Raee 3

Un quadro abbastanza disastroso, considerato che si tratta di oggetti e prodotti che il consumatore potrebbe in teoria facilmente conferire in forma differenziata. Sotto accusa i sistemi di raccolta quindi affisati a soggetti della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) diversi nei vari Paesi e più o meno efficienti. L’immesso sul mercato aumenta (ormai oltre i 35 kg/ab anno) e il tasso di raccolta è basso ed inferiore al tasso di vendita dei prodotti. In Italia peggio che negli altri grandi Paesi europei.

Sbandati Raee 4

Dove vanno a finire i RAEE che non raccogliamo?

È diffusa l’abitudine di tenerseli in casa, in cassetti e armadi o in cantina. Per qualche motivo non ci liberiamo facilmente di prodotti che abbiamo pagato molto e a cui in qualche modo teniamo (la play station in soffitta o la pianola, il primo telefonino). Probabilmente accanto a questo aspetto psicologico gioca il fatto che non è facile consegnarli ai circuiti di raccolta. La consegna ai negozi (uno contro uno o uno contro zero) non funziona bene, i centri di raccolta spesso sono distanti.

Una parte dei RAEE vengono conferiti nei rifiuti indifferenziati. Una parte abbandonati lungo le strade. Esistono anche dei circuiti di raccolta informali che li esportano clandestinamente.  

La policy di settore non ha funzionato evidentemente, la prima Direttiva è del 2002 e in 25 anni i risultati sono quelli che Eurostat descrive in modo impietoso.

Molte le proposte che potrebbero essere contenute nel Circular Economy Act la cui discussione è prevista il 18 novembre prossimo.

Migliorare riuso e riparabilità, promuovere un design che favorisca durabilità e riciclabilità, etichette che consentano ai riciclatori di fare bene il loro lavoro su prodotti spesso complessi e composti da materiali molto diversi, migliorare i sistemi di raccolta (comunali e commerciali), migliorare la comunicazione, rendere i sistemi EPR più efficienti in modo da favorire i conferimenti dei cittadini, contrastare l’export illegale e coinvolgere i venditori on line. Ma soprattutto favorire la domanda dei prodotti di riciclo derivanti dalla raccolta dei RAEE, non solo i materiali rari e preziosi, ma anche plastica metalli e vetro.

Nel Critical Material Raw Act si attribuisce un certo peso al recupero di materiali rari dai rifiuti europei. Migliorare raccolta e riciclo dei RAEE è ora un priorità.

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