Il Nobel per la pace alla giurista sudafricana Pillay: i complimenti dall’Ue e gli attacchi scomposti di Trump e Israele

09 Ottobre 2026 - 21:25
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Il Nobel per la pace alla giurista sudafricana Pillay: i complimenti dall’Ue e gli attacchi scomposti di Trump e Israele

Il Premio Nobel per la pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, che è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l'Alta corte del Sudafrica. La decisione ha suscitato reazioni di forte entusiasmo da un lato e durissime prese di posizione dall'altro, perché nella sua veste di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato, l'anno scorso aveva accusato Israele di genocidio a Gaza. La proclamazione ha evidenziato come l'ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (ha ricoperto il ruolo tra il 2008 e il 2014) abbia dimostrato «eccezionale coraggio e integrità» nel suo lavoro contro «i crimini di guerra». Lei, dedicando il riconoscimento ai «sopravvissuti a crimini internazionali» durante una conferenza stampa nell'aula di Norimberga, ha commentato con amara ironia le polemiche che l'hanno travolta: «Se applaudite un po' più forte, forse dividerò il premio con Trump». L'attivista ha poi voluto lanciare un chiaro allarme sul momento storico, evidenziando come «stiamo attraversando un'epoca in cui il diritto internazionale e i diritti umani sono oggetto di pesanti attacchi politici» e ricordando come «questo deterioramento è particolarmente evidente negli attacchi rivolti alla Corte penale internazionale».

Le reazioni di astio per questo Premio Nobel per la pace sono giunte da Israele e dagli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha detto che «assegnarlo a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l'odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno». Sa'ar ha poi rincarato la dose dichiarando: «Se esistesse un premio per le menzogne, l'odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell'incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente».

Sulla stessa linea si è schierato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha condiviso e fatto proprio il durissimo attacco verso la commissione del Nobel. Nel testo rilanciato si legge espressamente: «Oggi il Comitato per il Nobel si è reso protagonista di una vergogna irreparabile e ha sminuito l'un tempo prestigioso Premio Nobel per la Pace assegnandolo a Navi Pillay, dell'Onu. La Pillay nutre un odio dichiarato verso l'America e Israele. Nel suo ruolo ha celebrato terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una "indagine" farsa sostenendo che Israele avesse commesso un genocidio e sollecitandone il perseguimento giudiziario». A seguito dell'assegnazione del riconoscimento, il Dipartimento del Tesoro americano ha inoltre annunciato l'imposizione di immediate sanzioni nei confronti della Corte Penale Internazionale.

Al contrario, i vertici delle istituzioni dell'Unione europea e diversi leader politici europei hanno accolto la notizia con grande favore. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha espresso il suo plauso su X scrivendo: «Congratulazioni all'avvocata e attivista per i diritti umani Navanethem "Navi" Pillay per il Premio Nobel per la Pace. Pochi hanno dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei. Dalla violenza dell'apartheid in Sudafrica agli orrori del genocidio ruandese, ha affrontato alcuni dei capitoli più bui della storia dell'umanità. Ha guardato dritto negli occhi la brutalità dell'ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo. È la paladina dei perseguitati, dei vulnerabili, di chi non ha voce e degli emarginati. È la paladina dello Stato di diritto contro il diritto della forza. In un mondo che ha bisogno di giustizia più che mai, il suo coraggio e la sua lucidità morale sono una bussola preziosa».

Sulla medesima lunghezza d'onda si sono espressi il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e il premier spagnolo Pedro Sánchez. Costa ha definito il riconoscimento «davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni», sottolineando che «il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto». Sánchez ha invece celebrato la giurista come «una nota giurista sudafricana che ha dedicato la sua vita a perseguire l'impunità e a difendere i deboli contro i potenti», ribadendo il supporto di Madrid agli organismi internazionali preposti alla tutela della pace globale.

Infine, giungono i commenti dal Sudafrica, con il presidente Cyril Ramaphosa che ha rivendicato l'orgoglio nazionale per il premio che «ci consente di celebrare i suoi contributi per rafforzare la pace», la «dignità umana» e la «speranza».

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