Il problema delle false partite Iva

Accade di frequente che un rapporto nato come autonomo – una collaborazione coordinata e continuativa o una partita Iva – funzioni, nei fatti, come un normale lavoro dipendente. In questi casi il lavoratore può chiedere al Giudice di riconoscerne la reale natura: al di là della definizione contrattuale, contano le concrete modalità di svolgimento della prestazione. Ordini e istruzioni ricevute, orari da rispettare, stabile inserimento nell’organizzazione aziendale e soggezione al potere di controllo dei superiori. Se questi elementi prevalgono, il rapporto è riqualificato come subordinato e, di regola, a tempo indeterminato, con diritto del lavoratore alle differenze retributive, alla regolarizzazione contributiva e all’applicazione dei diritti previsti dal contratto collettivo.
Un punto a lungo dibattuto riguarda il risarcimento dovuto al lavoratore per il periodo tra l’eventuale interruzione del rapporto e la decisione del Giudice. Con la sentenza numero 24479 del 5 agosto 2026, la Corte di Cassazione ha distinto due situazioni spesso confuse. La prima è la “conversione” di un contratto a tempo determinato: quando il termine apposto a un contratto di lavoro subordinato è illegittimo, la clausola è nulla e il rapporto si converte a tempo indeterminato. Qui si applica un’indennità “forfettizzata” compresa tra 2,5 e dodici mensilità che ha la finalità di liquidare in modo omnicomprensivo il danno subito dal dipendente.
La seconda ipotesi, del tutto diversa, è la riqualificazione di un rapporto autonomo in dipendente. Qui la subordinazione non nasce dalla nullità di una clausola, ma dalle modalità con cui il rapporto è stato effettivamente eseguito; non una conversione, ma una riqualificazione complessiva appunto. In tal caso, secondo la Cassazione, l’indennità forfettizzata non trova applicazione e il lavoratore ha diritto al risarcimento pieno del danno. Questo esito per il datore di lavoro può risultare ben più oneroso rispetto al tetto massimo di dodici mensilità.
La morale per le imprese è evidente: la forma autonoma del contratto non mette al riparo dalla subordinazione nella sostanza. La riqualificazione di una collaborazione espone a un risarcimento non predeterminabile e potenzialmente molto caro. Verificare, con pazienza e precisione, la reale natura dei rapporti resta la migliore prevenzione.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi
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