Il rischio ingerenze russe c’è, una legge italiana ancora no

09 Settembre 2026 - 08:00
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Il rischio ingerenze russe c’è, una legge italiana ancora no

Vladimir Putin

Gran dibattito sulle ingerenze straniere nel voto, alimentato dall’articolo del Financial Times, che cita un commento dello European Council on Foreign Relations, con Roberto Vannacci definito un cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia.

La materia è delicatissima. Infatti, a parlare per primo lato sicurezza è stato Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed esponente dell’opposizione (è deputato del Partito Democratico). «Il tema delle possibili intromissioni, delle attività di disinformazione attraverso vari canali, è un rischio più volte testimoniato in numerosi momenti elettorali di diversi Paesi», ha detto. «Anche l’Italia non è immune da questo rischio», ha aggiunto. A stretto giro ha parlato il prefetto Vittorio Rizzi,  direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis, l’organismo di coordinamento dell’intelligence italiana), che la legge definisce come «diretto referente del presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata»: ha confermato che «il tema di tutelare il processo elettorale riguarda non solo l’Italia ma tutti i Paesi che nel 2026 e 2027 andranno al voto. E su questo sono state messe in campo, sulla stessa indicazione del Copasir, una serie di misure per tutelare la libertà del processo democratico di voto».

Sul tema il governo litiga. Per il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani è «consistente» il rischio di ingerenze russe sul voto. Per l’altro vicepresidente del Consiglio, e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è meglio evitare «l’ansia anti-russa».

Intanto, l’Italia rimane uno dei pochi Paesi a non aver legiferato sull’ingerenza straniera, per definire il confine tra lecito e illecito, con la discussione che resta affidata soprattutto agli strumenti dell’intelligence e alle norme già esistenti. Negli Stati Uniti c’è da quasi novant’anni il Foreign Agents Registration Act; nel Regno Unito l’ultimo aggiornamento è quello del National Security (State Threats) Act 2026; in Francia esiste dal 2024 la Loi visant à prévenir les ingérences étrangères. E l’Unione europea sta facendo un passo ulteriore con l’European Democracy Shield e la proposta di una direttiva sulla trasparenza della rappresentanza di interessi per conto di Paesi terzi.

Per citare Lucio Dalla, come fatto il direttore di Linkiesta Christian Rocca poche settimane fa, «Io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato».

 

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