La Lombardia vuole rendere uniforme l’accesso alle cure per chi vive nelle Rsa

La Regione Lombardia ha avviato un nuovo modello per l’assistenza e il trasporto sanitario non urgente delle persone fragili ospitate in Rsa, Rsd e Comunità sociosanitarie. L’obiettivo è evitare gli spostamenti quando una prestazione può essere gestita direttamente nella struttura e rendere più uniformi le procedure quando è invece necessario raggiungere un presidio sanitario. La delibera approvata dalla Giunta prevede un maggiore ricorso a telemedicina, teleconsulto e telemonitoraggio. Nei casi appropriati potranno inoltre essere organizzate visite specialistiche direttamente nelle strutture attraverso accordi con le Asst. Quando lo spostamento sarà necessario, potranno essere utilizzate le convenzioni già attive delle Asst per i trasporti sanitari semplici. Dovranno però essere definiti criteri comuni per stabilire chi potrà usufruirne e in quali condizioni.
La decisione è arrivata anche dopo il caso di una persona con una grave condizione di fragilità che, secondo quanto riferito dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, aveva dovuto sostenere costi significativi per raggiungere una struttura sanitaria. Il caso ha evidenziato, secondo la Regione, differenze organizzative tra le varie realtà sanitarie e sociosanitarie lombarde. «Se una prestazione può essere gestita a distanza, è molto meglio portare la risposta sanitaria nella struttura piuttosto che costringere una persona fragile a spostarsi. Quando invece è necessario effettuare una visita o un esame presso una struttura sanitaria, dobbiamo garantire modalità chiare e omogenee per organizzare il trasporto», ha detto Bertolaso.
Come scrive Lombardia Notizie, le procedure operative dovranno essere definite entro 15 giorni dall’approvazione della delibera. Nel frattempo le strutture residenziali dovranno rivolgersi all’Asst di riferimento, che attraverso la Centrale operativa territoriale valuterà il bisogno e individuerà la soluzione più appropriata. Il coordinamento sarà affidato ad Ats e Areu insieme alla Direzione generale Welfare. Per il 2026 è previsto un importo massimo di un milione di euro, già disponibile nei bilanci delle Ats e senza nuovi oneri per il bilancio regionale.
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