Bombe soniche per tenere lontane le otarie dagli allevamenti di salmoni

Nella prima metà di quest'anno, gli allevatori di salmoni della grande isola/Stato australiana della Tasmania hanno fatto esplodere quasi 1.800 ordigni esplosivi subacquei per spaventare le otarie che tentano di rubare i pesci, secondo i dati governativi.
Leotarie riescono a saltare all'interno dei recinti di allevamento dei salmoni, a mordere e recidere le reti di protezione, e possono facilmente ferire o uccidere un gran numero di pesci allevati. Tassal, una delle tre imprese che gestiscono allevamenti di salmone nelle acque della Tasmania, ha detto che negli ultimi tre anni le otarie sono riuscite ad accedere circa 1.100 volte ai suoi recinti per salmoni.
Secondo i dati del Department of Natural Resources and Environment Tasmania, dal 2016, gli allevatori di salmoni della Tasmania hanno utilizzato più di 150.000 "seal crackers" o “Seal Bombs”, esplosivi subacquei rumorosi per allontanare le foche. L'agenzia pubblica aggiornamenti sull'uso di questi dissuasori due volte l'anno, in risposta a una richiesta di accesso agli atti pubblici presentata nel 2022 dal Tasmanian Inquirer.
Nel mare e lungo le coste della Tasmania vivono l’otaria orsina della Nuova Zelanda od otaria orsina meridionale (Arctocephalus forsteri), classificata come minacciata di estinzione in Tasmania, e l'otaria orsina del Capo, chiamata anche otaria orsina sudafricana e otaria orsina australiana (Arctocephalus pusillus). Entrambe le specie sono protette e secondo il Department of Natural Resources and Environment Tasmania, «La minaccia maggiore per le otarie non proviene dai loro predatori naturali, gli squali bianchi e le orche, ma dall'uomo».
Come spiega lo studio “The Use of Seal Bombs in California - Fisheries Unknown Impacts Point to an Urgent Need for More Research” pubblicato nel 2018 per il Center for the Blue Economy da Aimee Kerr e Jason Scorse del Middlebury Institute of International Studies (MIIS), la cosa non riguarda a solo l’acquacoltura della Tasmania: «Le "seal bomb" (piccoli ordigni esplosivi/incendiari) sono dispositivi utilizzati da alcuni pescatori per allontanare leoni marini, foche e altri mammiferi dalle reti e dalle zone di pesca. Le misure che ne consentono l'impiego sono state adottate in parte per proteggere i pescatori dalle predazioni da parte di questi mammiferi; tuttavia, vi sono prove crescenti che tali dispositivi vengano utilizzati al largo delle coste californiane in misura maggiore rispetto a quanto precedentemente stimato. Le evidenze disponibili indicano che le seal bomb possono rappresentare un rischio significativo per la fauna marina, sia a causa del pericolo di lesioni dirette provocate dalle esplosioni, sia per l'immissione di numerosi e intensi impulsi sonori in ecosistemi popolati da animali che dipendono dal paesaggio sonoro naturale per la loro sopravvivenza e il loro o benessere».
Ma questi dispositivi per scacciare le otarie, che possono infliggere gravi lesioni ai mammiferi marini, come ustioni e fratture, ma non rappresentano l'unica minaccia derivante dagli allevamenti di salmoni: delle 4 otarie morte negli allevamenti della Tasmania nella prima metà di quest'anno, 2 erano rimaste impigliate nelle gabbie per salmoni, una è stata investita da una barca e un'altra è morta durante un tentativo di sedazione (gli allevatori a volte sedano le otarie che entrano o rimangono intrappolate nelle gabbie). Dal 2021, negli allevamenti di salmoni della Tasmania sono morte almeno 48 foche.
Secondo gli autori dello studio californiano, «L'attuale regolamentazione di questi dispositivi è carente, basata su ricerche obsolete e incomplete. Inoltre, il monitoraggio e il controllo del loro utilizzo sono minimi, mentre la considerazione diretta del problema da parte degli organismi di certificazione dei prodotti ittici è praticamente inesistente». E già nel 2018 raccomandavano alle agenzie statali e federali preposte al monitoraggio e alla regolamentazione dell'uso delle seal bomb in California di «Riesaminare immediatamente le proprie politiche e di valutare investimenti significativi nella ricerca e nel monitoraggio di tali dispositivi, al fine di garantire che il loro impiego avvenga nel rispetto della legge e non causi danni rilevanti ai mammiferi marini».
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