In Ucraina la guerra arriva anche negli stadi, nelle palestre e nelle case degli atleti

L’unica cosa rimasta intatta nell’appartamento di Dayana Yastremska è un asciugamano del Roland Garros. È rimasto appeso tra le macerie dopo che un missile russo ha colpito l’edificio di Odesa. Un cimelio dell’élite tennistica come ultimo superstite di un attacco criminale. «Ecco come appare il “mondo russo”. Un colpo diretto di un missile da crociera Kalibr», ha scritto Yastremska sui social, mostrando le immagini delle fiamme. «Un pezzo di storia del tennis mondiale è sopravvissuto a un missile russo. La nostra casa no».
Da quattro anni e mezzo la guerra della Russia arriva fin dentro le case degli atleti ucraini, così come arriva nelle scuole, negli stadi, nei parchi, nelle palestre e nei campi dove si allenano. Pochi giorni prima, sempre a Odessa, un attacco aveva danneggiato anche lo stadio del Chornomorets.
Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, a febbraio 2022, lo sport in Ucraina è semplicemente un altro pezzo della vita del Paese esposto alla guerra. È difficile stabilire con precisione quanto sia grande la distruzione, misurarne la portata e gli effetti. Le rilevazioni del ministero ucraino ad agosto parlavano di novecentotrenta strutture sportive danneggiate o distrutte. Ma è un dato destinato a essere aggiornato al prossimo monitoraggio.
Nella notte tra il 7 e l’8 settembre, a Kyjiv, un’esplosione ha danneggiato lo Svito Padel Club, nel quartiere di Podil. Il centro era stato aperto appena quattro mesi prima dalla tennista Elina Svitolina e dall’ex tennista ucraino Serhii Stakhovsky. I danni sono stati provocati dall’onda d’urto di un attacco contro una vicina fabbrica di produzione alimentare. Ed è una fortuna che non ci siano stati morti né feriti.
I numeri in questi casi vanno sempre letti con cautela. Il dato del ministero ucraino aggrega informazioni dalle amministrazioni regionali, quindi anche dalle strutture che si trovano nei territori occupati o vicino alla linea del fronte, dove le verifiche sono più difficili. Secondo il ministero, i danni riguardano diciotto regioni. Kherson è quella più colpita, con duecentoventotto strutture colpite, seguita da Kharkiv con centottanta e Luhansk con centotto. Poi Donetsk con novantacinque e Sumy con ottantadue. Nella sola capitale Kyjiv il ministero ne conta ventisei.
Nel calcolo rientrano anche ottantotto stadi danneggiati o distrutti dall’inizio dell’invasione su larga scala: quarantaquattro danneggiati, trenta parzialmente distrutti e quattordici completamente distrutti. Una conseguenza che si vede anche nella quotidianità delle squadre di calcio, perfino ai massimi livelli: lo Shakhtar giocherà a Londra, allo Stamford Bridge, le sue partite casalinghe di Champions League. Sono anni che la squadra è costretta a cercare una sistemazione temporanea in giro per l’Europa perché la sua casa, la Donbas Arena di Donetsk, si trova in una città occupata. È uno stadio costruito secondo i più alti standard Uefa, era stato tra gli impianti protagonisti degli Europei del 2012, nonché sede di un concerto di Rihanna nel 2011.

Lo scorso 7 agosto è stato colpito lo Chornomorets Stadium di Odesa. Si tratta di uno degli stadi più grandi e imporatnti del Paese, con oltre trentaquattromila posti. L’attacco ha danneggiato tetto, vetrate e tribune e ferito due persone.
Non sempre arrivano colpi diretti sugli impianti. A maggio, a Kyjiv, frammenti di un attacco intercettato hanno danneggiato il Valeriy Lobanovskyi Stadium della Dynamo: finestre divelte, facciata danneggiata, piastrelle rovinate all’ingresso, per fortuna campo e tribune sono rimasti intatti e la squadra ha potuto giocare pochi giorni dopo.
L’elenco è lunghissimo e si potrebbe allargare a tutti gli impianti sportivi, comprese arene, piste e palazzetti. Soprattutto, non si può dimenticare che questi attacchi arrivano con la forza brutale e mortifera delle bombe russe: dall’inizio dell’invasione su vasta scala sono stati uccisi 776 atleti e rappresentanti del mondo dello sport ucraino. La fonte del dato in questo caso è la tennista ucraina Svitolina, che denunciava tutto nel post con cui parlava dei danni al suo centro di padel.
In ogni caso, per gli atleti rimasti nel Paese la guerra significa anche allenarsi e competere in condizioni diverse da quelle degli avversari. Svitolina ha scritto che gli sportivi ucraini e le nuove generazioni non possono prepararsi alle competizioni internazionali alle stesse condizioni degli altri Paesi. E per qualsiasi atleta – dal calcio alle discipline con incassi meno vantaggiosi – è difficilissimo mettere su una carriera se non ci sono le condizioni per allenarsi e prepararsi con la massima concentrazione.
Gli ucraini non hanno rinunciato allo sport, anzi stanno creando le condizioni per proseguire nonostante la guerra, così come altri settori non hanno rinunciato alla loro quotidianità. Ad agosto il ministero della Gioventù e dello Sport ha avviato il programma «Sports Development» con l’aiuto della piattaforma United24, per raccogliere risorse da soggetti internazionali, da fondi privati e da progetti filantropici per destinarle a impianti danneggiati e a nuove strutture. È lo spirito di rinascita che avvolge la civiltà ucraina da almeno quattro anni e mezzo. Così non ci si limita a riparare ciò che è stato distrutto, ma si vuole costruire una rete sportiva più moderna, accessibile e senza barriere per l’Ucraina che emergerà da questi anni difficili.
L'articolo In Ucraina la guerra arriva anche negli stadi, nelle palestre e nelle case degli atleti proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)