La Cina si è trasformata da principale acquirente mondiale di Gnl a rivenditore concorrente dei fornitori tradizionali

La Cina si è trasformata da principale acquirente mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl) a diretto concorrente dei fornitori tradizionali sul mercato globale. A segnalarlo è un nuovo studio dell’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa), da cui emerge che tra il 2021 e il 2023 le aziende cinesi hanno sottoscritto contratti a lungo termine per quasi 60 milioni di tonnellate, prevendendo una crescita della domanda interna che si è invece arrestata dopo il picco di 79 milioni di tonnellate raggiunto nel 2021, scendendo a 66 milioni nel 2025. La disponibilità di fonti energetiche più economiche come il carbone e soprattutto le rinnovabili ha relegato il Gnl a un ruolo marginale nel bilancio energetico cinese, generando una cospicua sovraccapacità contrattuale.
Per gestire questo importante surplus di forniture, le società statali cinesi stanno rivendendo all’estero i volumi in eccesso non assorbiti dal mercato interno. Nel solo 2025 la Cina ha rivenduto tra le 17 e le 19 milioni di tonnellate di Gnl, reindirizzando nel primo semestre dell’anno ben il 47% del gas gestito verso acquirenti stranieri. Le navi noleggiate da società cinesi hanno trasportato 8,4 milioni di tonnellate di materiale diretti in prevalenza verso Paesi come Corea del Sud, Giappone e Paesi Bassi.
Questa intensa attività di intermediazione ha generato guadagni rilevanti per gli operatori cinesi. Tra il 2021 e la metà del 2026, la rivendita di carichi acquistati a prezzi vantaggiosi da Stati Uniti e Australia ha fruttato alle compagnie cinesi profitti stimati in 4,6 miliardi di dollari. I volumi flessibili australiani sono stati impiegati per ottimizzare il portafoglio nell'area del Pacifico, mentre il gas statunitense è stato destinato a cogliere le opportunità di arbitraggio nell'Atlantico, fenomeno ulteriormente accentuato dalle tensioni commerciali tra Pechino e Washington.
I colossi statali della difesa energetica, in particolare CNOOC e PetroChina, guidano questa trasformazione strutturale e hanno rappresentato il 64% delle rivendite navali cinesi nel 2025. Tali aziende stanno investendo con decisione nell'espansione della propria flotta di metaniere, nello sviluppo del servizio di rifornimento navale (bunkering) nei principali porti nazionali e nell’utilizzo del terminal di Yangpu ad Hainan come hub di riesportazione e transito.
Le previsioni degli esperti indicano che il surplus contrattuale di Pechino è destinato a durare e persino ad amplificarsi negli anni a venire. Con contratti a lungo termine che raggiungeranno i 114 milioni di tonnellate entro il 2028, le stime indicano che l’eccedenza cinese di Gnl potrebbe oscillare tra le 11 e le 47 milioni di tonnellate nei primi anni ‘30, mantenendo il Paese in una posizione strutturale di sovrabbondanza dell’offerta.
Gli esperti segnalano anche che l’ingresso della Cina come nuovo operatore commerciale di riferimento rischia di aggravare l’imminente fase di sovraofferta del mercato globale del Gnl. Tra il 2026 e il 2031 è infatti previsto un aumento della capacità di esportazione globale del 52%, che sommerà volumi non vincolati alla nuova concorrenza cinese, ridisegnando gli equilibri geopolitici ed economici per investitori, intermediari e fornitori tradizionali.
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