La corsa alle risorse spaziali accelera la nascita di un ordine multipolare orbitale

Il 14 maggio 2025 la Cina ha lanciato in orbita 12 satelliti interconnessi, ciascuno dotato di modelli di intelligenza artificiale (IA) con oltre 8 miliardi di parametri. Questi satelliti sono in grado di eseguire ciascuno più di 744 peta-operazioni al secondo (1 peta-operazione significa 1.015 operazioni al secondo) e rappresentano il primo elemento di una costellazione che dovrebbe arrivare a un totale di 2.800 satelliti, per una capacità complessiva di mille peta-operazioni al secondo. Nel dicembre 2025, SpaceX, il gigante spaziale privato fondato da Elon Musk, e la sua controllata Starlink hanno realizzato la fusione con xAI, la società di intelligenza artificiale dello stesso Elon Musk; il fine dell’operazione è l’installazione di data center nello spazio.
Attualmente, l’IA è oggetto di una sempre crescente militarizzazione, tendenza che si riflette nella analoga militarizzazione dello spazio. Mentre Cina e Stati Uniti si contendono l’orbita bassa della Terra, India, Giappone, Russia ed Emirati Arabi Uniti lavorano allo sviluppo di capacità di allunaggio e di atterraggio su Marte, oltre che a tecnologie per l’estrazione mineraria da asteroidi (asteroid mining).
L’epocale cambiamento geopolitico in corso, che vede il passaggio da un mondo unipolare a un mondo multipolare, si proietta anche nello spazio, dall’orbita bassa della Terra fino a Marte e oltre. La geopolitica condiziona le strategie spaziali, guidata da interessi condivisi: lo sviluppo dell’orbita bassa terrestre e della Luna è propedeutico all’esplorazione di Marte e delle fasce di asteroidi e, quindi, alla ricerca di risorse nell’ambiente più ostile che esista.
L’orbita bassa della Terra e la competizione bipolare per l’energia
Nella corsa all’IA, l’orbita bassa della Terra diventa la nuova arena della competizione tra Stati Uniti e Cina. Secondo la International Energy Agency (IEA), nel 2024 il consumo di elettricità dei data center di tutto il mondo è stato di 415 terawattora, pari a circa l’1,5 percento del consumo elettrico mondiale; questo è il risultato di cinque anni in cui, per effetto della rapida diffusione dell’IA, il consumo mondiale di elettricità ha registrato un incremento annuo del 12 percento: continuare a questo ritmo significa raddoppiare il consumo elettrico ogni cinque anni.
Considerato il consistente aumento della domanda di energia, Cina e Stati Uniti si preparano a costruire dei data center nello spazio, con l’obiettivo di far fronte alle limitazioni energetiche che sulla Terra ostacolano la loro proliferazione. Dopo aver fatto del volo spaziale una redditizia attività commerciale, SpaceX si sta ora occupando dello sviluppo di versioni specializzate delle costellazioni di satelliti di Starlink. Dotate di IA interconnessa, le costellazioni potrebbero eguagliare la potenza di calcolo dei data center terrestri, con i super semiconduttori H100 di Nvidia, alimentazione da pannelli solari e raffreddamento passivo grazie alle temperature dello spazio.
Il dispiegamento di supercomputer e data center di IA nell’orbita bassa della Terra trasforma l’orbita a bassa quota in un supporto per il terzo layer dell’infrastruttura dell’IA, che va ad aggiungersi ai layer terrestre e marino, oggi costituiti dai cavi in fibra ottica e dai primi data center sottomarini Il 14 maggio 2025 la Cina ha lanciato in orbita 12 satelliti interconnessi, ciascuno dotato di modelli di IA con oltre 8 miliardi di parametri. È una costellazione dedicata all’Osservazione della Terra che la Cina sta aprendo alla cooperazione internazionale, in particolare con i paesi del Sud del mondo.
Il dispiegamento orbitale dell’IA è inestricabilmente legato all’attuale fenomeno della militarizzazione delle tecnologie di IA e, quindi, dello spazio stesso. Tale rinnovamento strategico si concretizza nel Golden Dome, il programma di difesa spaziale basato su un’architettura di IA che comprende satelliti di osservazione, di allerta precoce e per il combattimento antimissile, dotati di laser, che verranno preventivamente schierati nell’orbita bassa terrestre, dagli Stati Uniti fino all’Artico; Il programma Golden Dome coinvolge anche giganti dell’IA civile e militare e dei droni, quali Palantir Technologies, Anduril, xAI-Grok e OpenAI; Il dispiegamento di capacità di IA civili e militari nell’orbita bassa della Terra costituisce anche un nuovo tassello tecnologico per l’adattamento del settore dell’IA allo spazio, nel contesto della nuova corsa alla Luna tra Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Russia ed Emirati Arabi Uniti.
La nuova corsa multipolare alla Luna
Il 14 dicembre 2013 il lander della missione Chang’e 3 ha effettuato un soft landing sulla superficie lunare, dispiegando poche ore dopo il rover Yutu. Da allora il programma spaziale cinese ha assunto una dimensione sempre più industriale e politica, integrando cooperazione tecnologica e istituzionale con diversi paesi dell’Asia attraverso organismi come la Asia-Pacific Space Cooperation Organization, sotto la guida di Pechino Il 26 settembre 2022 la National Aeronautics and Space Administration (NASA) ha deliberatamente fatto impattare una sonda spaziale sull’asteroide Dimorphos; la precisione e la forza dell’impatto sono state tali da aprire un cratere al centro dell’asteroide e modificarne la traiettoria.
Il programma civile statunitense Artemis, volto a far tornare gli astronauti sulla superficie lunare, ha recentemente subìto un’importante revisione. Le missioni Artemis II e Artemis III, previste tra il 2026 e il 2027, serviranno a testare nuove missioni con equipaggio, prima del lancio dell’Artemis IV per la Luna, previsto per il 2028.
Nel 2023, il lander lunare indiano Chandrayaan 3 è atterrato nei pressi del polo sud della Luna. Sempre nel 2023, una missione russa per la Luna è fallita all’ultimo momento. Nel 2024, la China National Space Administration (CNSA, l’agenzia spaziale cinese) ha fatto atterrare un nuovo rover nella regione del polo sud lunare. La Cina sta preparando un proprio programma di allunaggio e insediamento lunare. Nel maggio 2024, la CNSA ha lanciato la missione Chang’e 6, che il 25 giugno 2024 ha riportato sulla Terra i campioni di superficie lunare raccolti dal rover.
A questa missione seguiranno le missioni Chang’e 7 e Chang’e8 (previste rispettivamente per il 2026 e il 2028), che esploreranno la disponibilità di risorse e la regione del polo sud lunare e saranno, dunque, fondamentali per stabilire le condizioni tecnologiche necessarie alla costruzione, intorno al 2030, di una base lunare permanente, robotica e abitata, secondo il progetto annunciato ufficialmente da Pechino nel 2021.
Nel marzo 2024 la Russia ha presentato un progetto per costruire, tra il 2033 e il 2035, una centrale nucleare sulla Luna che produca l’elettricità necessaria all’International Lunar Research Station (ILRS). Il progetto coinvolge, accanto alla Russia, diversi altri Paesi, tra cui Venezuela, Bielorussia, Pakistan, Azerbaigian, Sudafrica, Egitto, Nicaragua, Thailandia, Serbia e Kazakistan; la Turchia ha presentato domanda di adesione. Si osserva che tutti questi Paesi fanno parte del progetto cinese “Nuova via della seta” (Belt and Road Initiative).
I Brics+ in rotta per Marte e l’estrazione mineraria dalla fascia degli asteroidi
A spingere la corsa multipolare alla Luna è l’interesse pragmatico e strategico a proiettarsi verso Marte e la fascia degli asteroidi per estrarre minerali critici. Partendo dal fondamentale articolo di Hélène Lavoix, che per prima ha sollevato il tema, l’estrazione di terre rare e di minerali comuni è cruciale per ogni aspetto della civiltà contemporanea.
Questi minerali sono infatti essenziali per la base materiale della transizione energetica mondiale, della rinascita del nucleare, dello sviluppo esponenziale dell’IA e per la sua militarizzazione, in tutto il mondo. La sempre maggior pressione sulle risorse geologiche mette l’attuale dinamica dello sviluppo mondiale in rotta di collisione con i limiti geologici che si pongono alla crescita. In questo contesto, i corpi celesti diventano sempre più attraenti perché ricchi di metalli rari in alte concentrazioni. Per raggiungere questi giacimenti, estrarre i minerali e riportarli sulla Terra serve rafforzare la robotica come dimensione spaziale della tecnologia dell’IA. I lander lunari e asteroidali e i robot estrattivi dovranno essere ampiamente autonomi. La corsa all’estrazione mineraria spaziale impone pertanto sfide tecnologiche immense e importanti difficoltà finanziarie. Eppure, la corsa è già in atto.
Dal punto di vista geopolitico, appare chiaro che la competizione per l’estrazione mineraria spaziale ha per protagoniste due grandi partnership geopolitiche: l’Occidente e i BRICS. Nel 2024 al gruppo originario dei BRICS, formato da Brasile, India, Russia, Cina e Sudafrica, si sono uniti gli Emirati Arabi Uniti, che stanno preparando la Emirates Mission to Asteroids, prevista per il 2028. La loro sonda robotica Hope esplora Marte dal 2021, in una missione che ha per obiettivo l’invio di una sonda che nel 2034 dovrebbe transitare in prossimità di sei asteroidi, per poi proseguire e orbitare intorno a un settimo asteroide, sul quale dovrebbe infine atterrare un robot.
L’estrazione mineraria spaziale potrebbe quindi diventare un modo industriale per conquistare una nuova forma di supremazia strategica. Fin dal 1945, con l’inizio della corsa ai missili e allo spazio, l’orbita terrestre e la Luna sono state considerate dai paesi spazialmente avanzati come i nuovi teatri del dominio strategico.
Nei prossimi dieci anni, la presenza di flotte di veicoli e robot nello spazio potrebbe sfociare in una nuova corsa alle materie prime e al raw power. Ciò significa che la geopolitica multipolare si estenderà dalla Terra allo spazio profondo, inaugurando una vera politica spaziale multipolare. E significa, inoltre, che le nuove dinamiche spaziali relative alla corsa mondiale alle risorse si ripercuoteranno inevitabilmente sulla geopolitica del pianeta Terra. Ci stiamo affacciando a un mondo nuovo, straordinario e senza confini.
Questo articolo è tratto dal numero 68 di We – World Energy, il magazine di Eni.
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