La guerra ibrida ha rimescolato le squadre della politica europea

In molti hanno notato ieri la contraddizione tra la grave preoccupazione espressa da Giuseppe Conte per il «vento di estrema destra» che spira sull’Europa e il caloroso benvenuto con cui lo stesso Conte aveva accolto, all’assemblea costituente del Movimento 5 stelle di appena due anni fa, l’intervento in videocollegamento di Sahra Wagenknecht, leader dell’unico partito disposto a sostenere un governo dell’Afd in Sassonia-Anhalt (un partito personale nato da una scissione della Linke su una linea rossobruna, che con Alternative für Deutschland condivide anzitutto l’orientamento smaccatamente filoputiniano).
Ancora più contraddittorio era poi l’argomento usato dal leader cinquestelle, che denunciava il rischio di una Germania armata fino ai denti, a causa delle politiche di difesa europee, guidata dall’estrema destra, tralasciando il fatto che a quelle politiche di riarmo l’Afd si oppone strenuamente, proprio come fanno in Italia il Movimento 5 stelle, la Lega di Matteo Salvini e persino il generale Roberto Vannacci, probabilmente primo caso nella storia di un militare capace di fondare un partito nazionalista contrario a investimenti nella difesa.
Non è difficile riconoscere il filo che tiene insieme tanti contorsionismi logici e politici: il nazionalismo e persino il militarismo della galassia populista rossobruna si ferma infatti ai confini della Russia, agli interessi di Mosca o per essere più esatti del regime putiniano, al quale invita noi europei a porgere l’altra guancia.
Eppure la politica italiana e più in generale il nostro dibattito pubblico sembrano fare ancora molta fatica a distinguere, nel mondo di oggi, composizione e obiettivi delle squadre in campo, a darsi una spiegazione del perché il trionfo dell’estrema destra in Germania sia festeggiato tanto da Putin quanto da Trump, J.D. Vance, Elon Musk e tutta la compagnia dei tecnoligarchi americani (gli stessi che fomentano ed esultano per le ronde antimigranti in Inghilterra). La confusione ideologica dell’Italia è ben testimoniata dal fatto che ancora in questi giorni a gridare al pericolo fascista in Europa sia chi condivide le stesse posizioni dell’Afd sulle questioni decisive della politica europea, contrastando tanto il sostegno politico e militare all’Ucraina quanto il tentativo di costruire una più efficace capacità di difesa dell’Unione.
Ma il futuro dell’Europa si gioca proprio nel confronto con l’imperialismo putiniano da un lato e con l’ostilità della Casa Bianca di Trump dall’altro, che sono infatti i principali sostenitori dell’estrema destra antieuropea, assieme agli utili idioti della sinistra rossobruna. La tragedia della nostra epoca, in poche parole, è che gli antifascisti non sembrano avere la minima idea della direzione da cui proviene il nuovo fascismo, mentre i fascisti lo sanno benissimo.
Leggi anche l’articolo di Marco Taradash su questo argomento
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