La montagna ha bisogno di abitanti

«La montagna non ha bisogno di più turismo, ha bisogno di più abitanti». Nella citazione dell’architetto Antonio De Rossi c’è buona parte del senso di Contrada Bricconi, il progetto agricolo di Giacomo Perletti nato a Oltressenda Alta, in Val Seriana, e cresciuto negli anni fino a comprendere allevamento, coltivazioni e il ristorante guidato da Michele Lazzarini.
Perché la sostenibilità, qui, parte dall’ambiente in senso stretto e abbraccia quello umano, le persone, le relazioni e le condizioni che permettono a una comunità di esistere. E parte dalla constatazione di una contraddizione: mentre si torna a parlare con entusiasmo di giovani che scelgono l’agricoltura e ripopolano le terre alte, molto meno si racconta della solitudine che questa scelta può comportare.
La famiglia contadina, nella quale più persone condividevano lavoro e quotidianità, quasi non esiste più. Al suo posto c’è spesso un eroico agricoltore che investe tutto nel proprio progetto, fino a rischiare di rimanerne prigioniero. L’entusiasmo iniziale resiste, il lavoro assorbe ogni spazio e intanto il resto del mondo continua a incontrarsi, confrontarsi, cambiare.
L’arma di Contrada Bricconi è provare a ribaltare questa prospettiva. Il progetto non deve diventare il prolungamento dell’ego di chi lo ha creato ma è l’ego a doversi piegare al progetto, lasciando che altre persone possano modificarlo e portarlo in direzioni impreviste.
Così è successo con Lazzarini. L’idea iniziale prevedeva una ristorazione molto più semplice, quasi una trattoria. Il suo ingresso ha cambiato le ambizioni della cucina e, di conseguenza, quelle dell’intera azienda. Il risultato più interessante è che il ristorante ha finito per rendere Contrada ancora più agricola, ha spinto a lavorare sugli orti, sugli allevamenti, sulle erbe, sui formaggi e sui salumi con maggiore profondità.
Allo stesso tempo è stato il cuoco a doversi adeguare all’agricoltura, facendo «più di un passo indietro». I tempi rapidi e scanditi della cucina non coincidono con quelli lunghi della natura, che ragiona per stagioni e dipende da variabili difficilmente controllabili. Così, se all’inizio era l’azienda agricola a correre per rispondere alle esigenze del ristorante, oggi è la cucina a lavorare su ciò che la terra rende disponibile, quando lo rende disponibile e nelle quantità possibili.
Lo stesso cambio di prospettiva ha portato a mettere in discussione l’idea che tutto debba necessariamente essere prodotto internamente, alcune lavorazioni possono essere affidate ad aziende vicine capaci di farle meglio. Una scelta che alleggerisce il lavoro del team, migliora la qualità dell’offerta e, allo stesso tempo, genera lavoro e costruisce intorno a Contrada una rete di competenze e attività che possono crescere insieme.
È complicato, «qui è tutto tanto», dice Perletti. In quasi ogni scelta sembra sia stata imboccata la strada più difficile: il tipo di allevamento, la coltivazione, il modello di cucina. Sarebbe stato più semplice, e probabilmente più remunerativo, fare diversamente.
Eppure la complessità funziona finché permette alle persone che partecipano al progetto di trovare uno spazio proprio, crescere e modificarlo. È questo il fattore che tiene insieme tanti “io” senza trasformare Contrada nella rappresentazione di uno solo.
Da qui nasce anche l’idea del futuro. Il sogno è dimostrare che ciò che è successo qui può generare altro, dare ai giovani il coraggio di investire nella montagna, recuperare una contrada e farne una locanda, coltivare un terreno, aprire un allevamento, costruire un’attività. Creare una rete di aziende capaci di collaborare anziché tentare ciascuna di essere autosufficiente.
Nessuna visione bucolica da hippie dietro tutto questo. «Siamo dei sognatori, tecnici e pragmatici». Perché abitare nuovamente la montagna richiede aziende che funzionino, competenze, bilanci sostenibili e possibilità concrete di costruire una vita. Perché non è una missione ma un compito. La passione può dare origine a un progetto, ma per renderlo duraturo nel tempo deve trovare forma nella concretezza più rude, quindi i conti, il personale, gli errori, i fornitori, un raccolto che non arriva. Così come nella possibilità di non essere indispensabili, di lasciare entrare altre persone e permettere loro di invertire la rotta.
Contrada Bricconi
Via Bricconi, 3 – Oltressenda Alta (BG)
Questo articolo fa parte di “In Equilibrio”, un progetto di Gastronomika per Petra Molino Quaglia.
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