La Nsa si riorganizza con cinque centri missione

La National Security Agency sta per affrontare il più importante cambiamento della propria struttura interna degli ultimi dieci anni. Non è un dettaglio per una delle agenzie più potenti e riservate dell’apparato di sicurezza americano: la Nsa è il cuore della signals intelligence degli Stati Uniti, cioè quella parte dell’intelligence che raccoglie e analizza comunicazioni e informazioni elettroniche, e allo stesso tempo è responsabile della sicurezza dei sistemi di cifratura usati dal governo americano.
Il progetto, come ha rivelato il Washington Post, è stato presentato ai vertici dell’agenzia dal generale Joshua Rudd, che dirige la Nsa da marzo e, contemporaneamente, il Cyber Command del Pentagono. La nuova struttura prevede cinque grandi centri, ciascuno concentrato su una missione: intelligenza artificiale, Cina, cybersecurity, supporto alle operazioni militari e intelligence globale. A guidarli saranno altrettanti mission director, una nuova figura con poteri sostanzialmente equivalenti a quelli di un vice direttore dell’agenzia.
La logica è abbastanza semplice: invece di organizzare la Nsa soprattutto sulla base delle sue strutture interne, Rudd vuole concentrarne una parte sulle sfide che gli Stati Uniti devono affrontare. La Cina diventa così una missione specifica. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, ormai una delle priorità dell’intelligence americana. Il cyber mantiene una collocazione centrale, mentre un centro sarà dedicato direttamente al sostegno alle operazioni militari.
Il quinto, quello dedicato alla global intelligence, avrà invece un compito particolarmente delicato. Dovrebbe ricadere sotto la sua responsabilità anche la Tailored Access Operations, la struttura d’élite della Nsa specializzata nelle operazioni di intrusione nelle reti informatiche più difficili da raggiungere. Il nome era stato ritirato nel 2016, quando le sue attività erano state distribuite all’interno di altre componenti dell’agenzia. Rudd lo ha invece riportato in vita negli ultimi mesi, accompagnando la scelta con un aumento delle risorse disponibili.
Dietro il nuovo organigramma c’è quindi anche un cambiamento nelle priorità operative. La Nsa non è soltanto l’agenzia che intercetta comunicazioni. Le sue capacità comprendono la raccolta di enormi quantità di dati, la loro analisi, la sicurezza delle comunicazioni governative e le operazioni nel cyberspazio. E il confine tra queste attività e le esigenze delle forze armate americane è diventato sempre più sottile.
È proprio qui che entra in gioco il doppio incarico di Rudd. Come direttore della Nsa risponde al direttore dell’Intelligence nazionale; come comandante di U.S. Cyber Command risponde al segretario alla Difesa. La sua posizione gli permette dunque di vedere contemporaneamente le esigenze dell’intelligence e quelle delle operazioni militari. La nuova configurazione sembra riflettere questa doppia prospettiva.
L’altro grande elemento della svolta è l’intelligenza artificiale. Da quando è arrivato a Fort Meade, Rudd ha dedicato una parte significativa della sua attività allo sviluppo delle capacità dell’agenzia in questo settore. La Nsa ha introdotto uno strumento interno di intelligenza artificiale chiamato «Ask Mary» e sta cercando di aumentare l’accesso ai modelli sviluppati dalle aziende private. Il punto non è soltanto utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare più velocemente le informazioni raccolte. Per un’agenzia come la Nsa, l’intelligenza artificiale può cambiare il modo stesso in cui vengono raccolti, filtrati e utilizzati i dati.
I tempi previsti sono molto stretti. I responsabili dei cinque nuovi centri dovranno presentare i loro progetti entro la fine di settembre. Il nuovo assetto dovrebbe essere avviato a ottobre, con l’obiettivo di arrivare alla piena operatività entro gennaio 2027.
Non è però ancora chiaro quanto sarà profondo il cambiamento. Una delle questioni aperte è se i cinque centri sostituiranno effettivamente le strutture attuali oppure se verranno semplicemente sovrapposti alla burocrazia già esistente. È una differenza tutt’altro che marginale: nel secondo caso, il rischio è di aggiungere un ulteriore livello di comando invece di semplificare l’organizzazione.
Alla Nsa, del resto, le grandi svolte interne non sono una novità. L’ultima risale al 2016, quando l’allora direttore, l’ammiraglio Mike Rogers, lanciò il progetto «Nsa 21». L’obiettivo era ridisegnare l’agenzia attorno a sei direzioni e adattarla alle nuove esigenze operative. A distanza di dieci anni, secondo gli ex funzionari citati dal Washington Post, quella trasformazione non sarebbe ancora stata completata.
Rudd sembra voler evitare un processo altrettanto lungo. Ma proprio la fretta è uno degli aspetti più discussi del progetto. Secondo le fonti del Post, il direttore avrebbe detto ai suoi collaboratori di essere disposto a prendere decisioni reversibili: se una soluzione non funzionerà, potrà essere cambiata.
È un approccio che dice qualcosa della Nsa che Rudd vuole costruire. Meno centrata sulle divisioni interne e più sulle missioni; più integrata con le esigenze militari; più orientata verso intelligenza artificiale, Cina e cyber. Resta da capire se una macchina burocratica con oltre 30 mila dipendenti possa davvero cambiare velocemente quanto cambiano le minacce alle quali deve rispondere.
È questa, in fondo, la scommessa di Fort Meade: non soltanto cambiare l’organigramma, ma fare in modo che l’organigramma non finisca per diventare il problema.
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