Il nuovo tempo della vendemmia

Sui libri di scuola abbiamo imparato che l’autunno è il tempo dei funghi, delle castagne, delle zucche e della vendemmia. Per generazioni il calendario del vino è sembrato immutabile: l’estate preparava i grappoli, settembre apriva la vendemmia e l’autunno segnava il tempo delle cantine. Forse, da quest’anno, è arrivato il momento di aggiornare i libri, visto che la raccolta del 2026 è iniziata quando il calendario segnava ancora luglio, confermando che l’anticipo non rappresenta più un’eccezione ma una trasformazione strutturale della viticoltura, che dipende in primo luogo dal cambiamento climatico.
In Francia i primi grappoli sono arrivati in cantina già a metà luglio, nell’Aude, con un anticipo che secondo gli osservatori di settore non ha precedenti nella storia enologica del Paese: il 16 luglio, nel Languedoc, in Corbières. Le tre ondate di calore che hanno investito il Paese, con temperature superiori ai quaranta gradi, hanno modificato profondamente lo sviluppo della vite, al punto che FranceAgriMer ha chiesto al ministero dell’Agricoltura di rinunciare, per la prima volta, alle tradizionali stime produttive estive.
Troppa l’incertezza provocata dagli eventi climatici per formulare previsioni attendibili. Ed è qui che la storia si fa interessante, perché l’onda di anticipo non si è fermata al Sud. È risalita fino alla Borgogna, la regione che più di ogni altra ha costruito la propria identità sulla lentezza, sul rito, sulla data della vendemmia decisa parcella per parcella dopo settimane di controlli di maturazione. Nel Mâconnais le uve per il Crémant sono state raccolte tra l’8 e il 15 agosto, un ritmo così compresso da essere, secondo i vigneron della zona, un possibile record nella storia recente della denominazione.
Ma la campagna borgognona 2026, più che una semplice anticipazione, è stata una vendemmia frammentata come raramente si è vista: quasi un mese di scarto, nello stesso villaggio, tra chi ha inseguito l’ultima ondata di caldo di inizio agosto e ha già chiuso a metà mese, e chi, come il domaine René Bouvier a Marsannay, ha atteso e ha aperto solo il 27-28 agosto con una piccola squadra. Il record assoluto della regione resta quello del 1959, quando si vendemmiò il 9 settembre, ma il 2026 si candida comunque a essere una delle annate più precoci dell’epoca moderna. Poco più a nord, in Champagne, il Comité Champagne ha fissato il ban ufficiale al 12 agosto, ma nei fatti le prime forbici erano già entrate nei vigneti di Montgueux il 6 agosto: un record assoluto nella storia della denominazione. Il Beaujolais, intanto, ha di fatto già chiuso la campagna in questi giorni, tra rese basse per la siccità (spesso sotto i 20-25 ettolitri per ettaro) e uno stato sanitario delle uve descritto dai produttori come ottimo.
I grappoli possono subire vere e proprie scottature con il caldo estremo, gli acini raggrinzirsi e la pianta interrompere temporaneamente la maturazione se la disponibilità d’acqua si riduce troppo. Per limitare i danni, molti viticoltori stanno modificando pratiche considerate fino a pochi anni fa quasi scontate. La sfogliatura viene ridotta o evitata sul lato ovest dei filari, quello esposto al sole del pomeriggio, così da lasciare ai grappoli una protezione naturale contro l’irraggiamento più intenso. Contemporaneamente cresce il dibattito sull’irrigazione di soccorso, ancora fortemente regolamentata in molte denominazioni, ma sempre più spesso considerata uno strumento necessario per affrontare estati eccezionali.
Il caldo non produce soltanto effetti negativi. La siccità limita infatti lo sviluppo delle principali malattie fungine favorite dall’umidità, come la peronospora, permettendo in molte aree di ridurre il numero dei trattamenti fitosanitari. Un vantaggio agronomico che non compensa i rischi legati alle temperature estreme, ma che dimostra quanto gli effetti del cambiamento climatico siano complessi e raramente univoci.
In Spagna il ritmo è lo stesso, forse ancora più marcato. Nel Penedès, Gramona ha aperto la campagna il 22 luglio, la data più precoce mai registrata nella zona, mentre Juvé & Camps ha iniziato il 27, primo raccolto di luglio nei suoi oltre cento anni di storia e, allo stesso tempo, prima vendemmia interamente notturna dell’azienda per proteggere la freschezza delle basi spumante. Raimat, nella Costers del Segre, ha vendemmiato lo stesso giorno segnando l’avvio più anticipato delle sue centootto campagne. La Rioja Oriental ha dichiarato l’inizio più precoce della propria storia, il 6 agosto, e diverse fonti di settore stimano un anticipo medio di dieci-quindici giorni su tutto il territorio spagnolo rispetto alle date tradizionali di vent’anni fa.
Persino la Germania, patria del Riesling raccolto tardi per definizione, ha anticipato: secondo il Deutsches Weininstitut la lese 2026 è partita nella seconda settimana di agosto, circa una settimana prima della media degli ultimi cinque anni, con Palatinato e Baden in apertura sulle uve per il Federweißer.
L’Italia racconta la stessa storia: dopo la Sicilia, che ha aperto le danze il 21 luglio nel trapanese, a fine mese la raccolta è iniziata in Oltrepò Pavese e il 30 luglio in Franciacorta, per la prima volta nella sua storia dentro il mese di luglio. In Alto Adige il Consorzio Vini parla della vendemmia più precoce mai registrata. L’anticipo medio nazionale si aggira sui dieci giorni, con punte più marcate nelle zone spumantistiche. Molte denominazioni prevedono un calendario destinato a dilatarsi per diversi mesi, seguendo maturazioni sempre meno omogenee.
Cosa significa in termini aromatici? L’opposto di quello che serve per fare vino di qualità: il caldo accelera la maturazione degli zuccheri, ma non sempre quella delle bucce e dei vinaccioli. Il risultato può essere un’uva che sembra pronta all’analisi di laboratorio ma non ancora all’assaggio, con un disequilibrio tra le diverse forme di maturazione. Per questo oggi i viticoltori si trovano davanti a un dilemma: decidere quale maturazione privilegiare quando il clima non consente più di far coincidere tutte le componenti della qualità.
Più che la data della prima uva portata in cantina, colpisce il cambio di prospettiva, ed è proprio la Borgogna, con la sua liturgia di ban comunali e climat vigilati parcella per parcella, a renderlo evidente meglio di chiunque altro. Se anche lì si vendemmia un mese prima della media storica, allora l’anticipo non è più una notizia locale legata a questa o quella denominazione calda e mediterranea, è un fenomeno che attraversa il continente da nord a sud senza distinzioni di latitudine o di tradizione. Per decenni una vendemmia anticipata era considerata un evento straordinario, mentre oggi il dibattito non riguarda più se accadrà, ma di quanto verrà anticipata. È il segnale più evidente di una viticoltura che sta riscrivendo il proprio calendario e che, insieme alle pratiche di campagna, dovrà probabilmente ripensare anche le regole, le varietà coltivate e il modo stesso di interpretare il rapporto tra clima e vino.
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