La Regione siciliana finanzia le crisi delle partecipate senza risolverne le cause

21 Settembre 2026 - 06:00
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La Regione siciliana finanzia le crisi delle partecipate senza risolverne le cause

Le grandi manovre sono iniziate. Ed è tutto un apparire, un rimarcare, un endorsement. Io sostengo te, tu sostieni me. Continuità, rinnovamento. Rinnovamento nella continuità (la mia preferita). La politica siciliana è entrata nei lunghi rituali che la porteranno alle elezioni regionali dell’anno prossimo, che coincidono con le politiche e con il rinnovo dei sindaci di alcuni comuni, tra cui Palermo. Il centrodestra dovrebbe vincere facile, ma, come sempre, dopo una serie di accoltellamenti alle spalle, tradimenti fatali, immancabili appelli all’unità. Vedremo.

La prossima scadenza della politica siciliana non è comunque elettorale. È il 3 ottobre. Una data piovuta come un fulmine a ciel sereno tra i corridoi della Regione. Da Roma, infatti, fanno sapere che entro quella data devono partire gli interventi urgenti per ridurre i rischi sulla Messina-Palermo e sulla Messina-Catania. Altrimenti il Ministero delle Infrastrutture potrebbe arrivare alla «totale interdizione al traffico». Non un cantiere in più, non l’ennesimo restringimento: la possibilità di chiudere due collegamenti fondamentali dell’isola perché non sono garantite adeguate condizioni di sicurezza. Alla faccia di chi ancora pensa al Ponte sullo Stretto.

L’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò assicura che non chiuderà nulla. I 32,5 milioni necessari sono stati reperiti tra le risorse residue del Programma operativo complementare; altri due milioni arriveranno dall’Assessorato per gli interventi di somma urgenza. Bene. Trovare una copertura finanziaria, però, non significa avere riparato una galleria. E soprattutto non spiega perché sia stato necessario un ultimatum per trovarla.

Il quadro delle verifiche ministeriali è piuttosto concreto: illuminazione insufficiente nelle gallerie, imbocchi degradati, rischi di distacco dei rivestimenti, segnaletica da ripristinare. Non stiamo discutendo del comfort del viaggio. Stiamo discutendo delle condizioni necessarie per consentirlo. I 32,5 milioni servono a mitigare i rischi più urgenti. Per adeguare l’intera rete gestita dal Consorzio occorrono, secondo il quadro finanziario emerso nel confronto con il Ministero, 5,5 miliardi in dieci anni. Roma non chiede soltanto lavori: pretende una riorganizzazione della struttura, con risorse tecniche, umane e finanziarie adeguate. È un passaggio importante. Il problema non è soltanto quello che manca sotto le ruote, ma anche ciò che non funziona negli uffici.

Al centro c’è il Cas, Consorzio per le Autostrade Siciliane. Non gestisce tutte le autostrade dell’isola: gli competono la A20 Messina-Palermo, la A18 Messina-Catania e il tratto realizzato della Siracusa-Gela. Nato nel 1997 dalla fusione di tre consorzi, è un ente pubblico sottoposto al controllo della Regione. Il suo piano di risanamento 2026-2028 chiede proprio alla Regione 121 milioni. Alla fine del 2024 i debiti superavano i 250 milioni, con circa 165 milioni verso i fornitori e 75 verso lo Stato. L’emergenza della sicurezza si innesta, dunque, su quella dei conti.

Nel frattempo si paga il pedaggio. A giugno il Tar del Lazio ha confermato la sanzione da cinquecentomila euro inflitta dall’Antitrust al Consorzio: manutenzioni carenti, cantieri e disagi prolungati senza una proporzionata riduzione delle tariffe. Il presidente Filippo Nasca ha contestato la decisione, riservandosi il ricorso al Consiglio di Stato. Resta il paradosso di un servizio che può peggiorare senza che diminuisca, nella stessa misura, il prezzo richiesto a chi lo usa.

Non è nemmeno una scoperta recente. Nel luglio 2023 la Commissione Antimafia regionale aveva già richiamato il Cas alla trasparenza, alla legalità, alla necessità di rimuovere le incrostazioni amministrative. Tre anni dopo siamo alla minaccia di interdire il traffico. Nel mezzo non mancavano gli avvertimenti.

Il punto politico è questo: la Regione non può presentarsi soltanto come il soccorritore dell’ente che controlla. È anche il soggetto al quale chiedere perché il soccorso sia diventato necessario. Altrimenti ogni salvataggio diventa un’assoluzione preventiva: abbiamo trovato i soldi, quindi abbiamo risolto. Fino alla richiesta successiva.

Basta spostarsi dalle autostrade agli autobus. L’Ast, Azienda siciliana trasporti, altra controllata di lusso, ha chiesto alla Regione altri 21 milioni: undici per coprire spese superiori alle previsioni, soprattutto per il noleggio di autobus con autista da imprese private, e dieci per acquistare mezzi. Avete letto bene: nella Sicilia dove il trasporto pubblico è solo su gomma, l’azienda regionale che cura i trasporti deve affittare i bus dai privati. Che si arricchiscono sempre: hanno, di fatto, in esclusiva le tratte più praticate dai pendolari e affittano a caro prezzo alla Regione i mezzi che non utilizzanp. Ast non affitta soltanto autobus, ma cerca anche autisti e biglietteria. La società denuncia una flotta insufficiente e noleggi avviati dall’ottobre 2024. Il costo? 23 mila euro al giorno a luglio e 700 mila mensili solo ad agosto.

I costi del 2025 e del primo semestre 2026 hanno superato quanto previsto dal piano di risanamento. Il noleggio può essere necessario per garantire le corse: il problema è che il piano costruito per rimettere in ordine l’azienda ha bisogno, a sua volta, di essere rimesso in ordine. Gli assessori Alessandro Dagnino e Aricò hanno posto una condizione: prima un nuovo piano aggiornato e certificato, poi le risorse. È il minimo. Ma dovrebbe essere anche il punto dal quale risalire alle responsabilità delle previsioni sbagliate, non soltanto il primo atto della prossima ricapitalizzazione.

Altra sigla. Alla Sas, Servizi ausiliari Sicilia (in pratica dovrebbe essere una sorta di braccio operativo e organizzativo della Regione), il problema è invece finito sul tavolo dell’Antimafia regionale. La relazione, approvata all’unanimità, contesta selezioni poco trasparenti, incarichi e modalità di gestione, segnalando anche una transazione da ben 640 mila euro con un dipendente. Gli atti sono destinati ad Anac, Procura di Palermo e Corte dei conti per le rispettive valutazioni: non sono una sentenza. L’ex presidente Mauro Pantò respinge la rappresentazione di una società fuori controllo e richiama la collegialità delle decisioni. Il «così fan tutti» che è il refrain di questa è altre vicende.

Sulla Seus, la società del soccorso con le ambulanze, la Commissione vuole capire perché circa cinquecento dei 2.600 autisti-soccorritori svolgano altre attività, mentre per novantadue risulta accertata l’inidoneità alle mansioni originarie. Non significa che gli altri siano abusivamente sottratti al servizio: significa che qualcuno deve spiegare criteri e provvedimenti. Insomma, la società che cura le ambulanze assume autisti che non possono guidare e soccorritori che non possono operare.

Intanto, il 15 settembre è stato rinnovato il consiglio di amministrazione: confermato Riccardo Castro, in quota Fratelli d’Italia; entrano Giuseppe Gennuso, in quota Forza Italia, e Francesca Draià, espressione della Lega. La geografia politica delle nomine è chiarissima. Dovrebbe esserlo altrettanto la relazione tra ciascuna scelta e i risultati attesi dal servizio.

Andiamo avanti. Al Cefpas di Caltanissetta, il centro per la formazione del personale sanitario, si entra invece in un’inchiesta penale. Il 16 luglio sono stati disposti i domiciliari per l’allora deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto e misure interdittive per il direttore Roberto Sanfilippo e altri indagati. Secondo l’accusa, incarichi, consulenze e affidamenti sarebbero stati piegati a interessi politici e personali. Tra gli episodi contestati, l’assunzione della moglie del deputato e il successivo trasferimento nell’Asp di Agrigento. Gallo Afflitto nega l’esistenza del patto corruttivo; il 20 luglio si è dimesso dall’Assemblea regionale. Le responsabilità restano da accertare. La domanda politica riguarda la permeabilità di un ente sanitario agli interessi di chi contribuisce a determinarne i vertici.

Il quadro si allarga agli uffici regionali. Il 18 settembre è arrivata la notizia dell’arresto per corruzione di Angelo Pizzuto, direttore della Motorizzazione di Palermo, già capo di gabinetto di Aricò. Lo hanno trovato con 5.500 euro in una busta: una tangente per facilitare il conseguimento delle patenti ai clienti di alcune autoscuole. La Motorizzazione non è una partecipata, ma il caso riguarda lo stesso spazio pubblico nel quale carriere amministrative e incarichi fiduciari si incontrano.

Ma quante sono le partecipate della Regione Siciliana? Il presidente dell’Antimafia regionale Antonello Cracolici richiama un perimetro di dodici partecipate operative e diciannove in liquidazione. Già questo rapporto meriterebbe una discussione pubblica: gli organismi da chiudere sono più di quelli in attività.

Contare le società, però, è soltanto l’inizio. Per ciascuna restano da ricostruire le decisioni, i controlli, i risultati. Le responsabilità, gli atti e dai bilanci. E mentre la politica si interroga su chi sarà il prossimo presidente della Regione, le domande dei siciliani non cambiano mai. Tra un’elezione e l’altra, del resto, ci sono tutti i giorni in cui qualcuno deve raggiungere una scuola, andare al lavoro, arrivare in ospedale. Visti dalla fermata di un autobus, continuità e rinnovamento diventano una domanda molto concreta: passa oppure no?

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