La Russia sta mettendo alla prova il fianco orientale della Nato (e non solo)

Ieri mattina un elicottero militare russo Mi-8 è entrato nello spazio aereo polacco. Proveniva da Kaliningrad e, secondo il Comando operativo delle forze armate polacche, ha oltrepassato il confine per circa trecento metri, restando in territorio polacco per quarantadue secondi. I radar lo hanno seguito, sono decollati i caccia e le forze di terra sono state messe in allerta. Varsavia dice che la dinamica dell’incidente indica un tentativo russo di testare la prontezza delle difese aeree. Si tratta del primo caso pubblicamente riportato di un elicottero militare russo che attraversa il confine in questo modo.
Solo sei giorni fa era arrivato un avvertimento di Donald Tusk al Sejm, la camera bassa del parlamento polacco. Il primo ministro aveva detto, secondo quanto riferito dai servizi di intelligence di Varsavia, la Russia potrebbe tentare nei prossimi mesi azioni con droni e missili contro la Polonia e altri Paesi che sostengono l’Ucraina, facendole poi passare per incidenti. Una specie di stress test Nato e convincere gli alleati che l’Articolo 5 è qualcosa di più teorico che pratico. Il tardo autunno e l’inverno potrebbero essere il periodo più critico del calendario.
Nello spazio tra l’intervento di Tusk e lo sconfinamento dell’elicottero russo sono arrivati altri segnali. Il 21 settembre la Polonia aveva nuovamente attivato l’aviazione militare e portato in stato di allerta i sistemi di difesa aerea e i radar mentre la Russia attaccava l’Ucraina. E nella serata del 22 settembre due treni merci hanno colpito blocchi di cemento sistemati sui binari nei pressi di Jedlanka, nella regione di Lublino. Le locomotive sono rimaste danneggiate, ma non ci sono stati feriti. La procura ha inizialmente escluso l’ipotesi di un atto di sabotaggio: non tutto ciò che accade lungo la frontiera può essere ricondotto alla Russia con certezza. Prima ancora, il 13 settembre, un drone aveva colpito un treno passeggeri diretto da Kyjiv a Varsavia, a pochi chilometri dal confine.
La Cia avrebbe anche avvertito Varsavia della possibilità di una minaccia al suo sistema bancario: secondo Newsweek Polska, che ha riportato la notizia, i russi avrebbero mappato i cavi sottomarini usati anche per le comunicazioni finanziarie fra Europa e America e nel Baltico. Il rischio preso in considerazione è che il danneggiamento di alcuni collegamenti possa interrompere le comunicazioni tra istituti finanziari. Non ci sono prove di un piano russo per colpire il sistema bancario polacco. Però ci sono dei segnali d’allarme che si ripetono nel tempo.
La Polonia è il punto in cui la pressione di Mosca si vede con maggiore chiarezza. Nel settembre 2025 circa venti droni russi erano entrati nel suo spazio aereo durante gli attacchi contro l’Ucraina; alcuni erano stati abbattuti da forze polacche e alleate. A luglio di quest’anno un missile da crociera russo Kh-101 aveva attraversato lo spazio aereo polacco prima di cadere in un campo nell’est del Paese. E nel Baltico, Varsavia ha intercettato più volte aerei russi che volavano vicino alle sue acque territoriali.
Poi ci sarebbero tutti gli altri episodi avvenuti in estate in Europa. Ad agosto, all’aeroporto di Lipsia-Halle, un drone carico di esplosivo era stato trovato vicino a un aereo cargo ucraino. A settembre il governo tedesco ha indicato in Mosca il mandante dell’operazione e le indagini hanno portato verso il Gru, il servizio di intelligence militare russo.
A Colleferro, invece, l’esplosione del 13 agosto in uno stabilimento che produce anche munizioni per l’Ucraina è stata subito accostata all’ipotesi di un sabotaggio russo. Ma il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che non risultavano elementi per attribuirla a un’azione esterna.
Come si vede, il problema non riguarda più soltanto il fianco orientale della Nato. Il quotidiano spagnolo El Mundo rivela che la Cia avrebbe avvertito Italia, Francia e Spagna della possibilità di operazioni russe con droni lanciati da navi mercantili nel Mediterraneo. I velivoli, secondo questa ricostruzione, potrebbero essere nascosti in container e impiegati per colpire infrastrutture o semplicemente creare paura e disordine. Non ci sono conferme pubbliche dei governi coinvolti né prove che un’operazione del genere sia stata effettivamente pianificata. Ma il fatto che l’allarme riguardi anche tre grandi Paesi dell’Europa occidentale mostra quanto si sia allargato il perimetro della minaccia: non più soltanto la frontiera con la Russia e l’Ucraina, ma aeroporti, porti, ferrovie, cavi e infrastrutture civili in gran parte del continente.
Tutto questo sempre con le solite difficoltà di attribuzione delle responsabilità. Gli episodi non sono tutti uguali, ma c’è un pattern che si ripete e nel tempo si amplia, prendendo di mira ferrovie, aeroporti, cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, spazio aereo. Per i governi europei è difficile trovare delle prove schiaccianti delle responsabilità del Cremlino. Ma è chiaro che certi episodi non possono essere trattati separatamente. Avrebbero bisogno di una risposta comune europea.
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