La Torre Eiffel, Michele Serra e il complicato galateo occidentale con le religioni

12 Settembre 2026 - 07:30
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La Torre Eiffel, Michele Serra e il complicato galateo occidentale con le religioni

Siamo fatti al novantacinque per cento di abitudini, e a me nel settore della lettura ne è rimasta solo una, avanzata da quando esistevano i giornali. Ogni sera arriva la newsletter con cui Repubblica manda agli abbonati un po’ degli articoli che escono il giorno dopo, e ogni sera io leggo “L’amaca” che verrà.

Queste righe – che secondo una definizione di Mattia Feltri costituiscono premessite, e nel mio lessico sono maniavantismo – servono a dire che io, prima di dire che Michele Serra ha torto, ci penso settantadue volte, e infatti scrivo questa paginetta dopo aver parlato dell’“Amaca” di mercoledì più o meno per settantadue ore, e non avendo ancora le idee chiarissime.

Raccontava Serra mercoledì che una delegazione di induisti è andata in visita alla Torre Eiffel, ha chiesto di non incontrare donne, è stata assecondata, e ciò è gravissimo e la ministra francese per la parità ha detto che nessun dogma religioso può sovrastare le leggi della République, e insomma, dice Serra, non possiamo mica piegarci alle regole delle religioni.

E a questo punto i miei tredici lettori diranno ohibò, finalmente tutte quelle scuole cattoliche hanno con gran ritardo attecchito e ci stai per dire che no, invece è giusto che gli stati siano confessionali? Una Francia non solo confessionale ma con l’induismo come religione di Stato mi sembra un buon soggetto per il cinema, ma no, non è questo.

Sono sempre per la messa fuori legge di tutte le religioni e ho molti dubbi anche sul diritto di voto per coloro che credono in qualcosa, sia questo qualcosa il serpente che tenta Eva o il tizio che magnifica le criptovalute su TikTok (avrete notato anche voi che, da quando non credete più nelle religioni, credete in qualunque stronzata vi venga raccontata in toni perentori, dalla “Zanzara” alla cosmesi coreana).

Un amico al quale martedì sera dicevo di Serra e degli induisti, un amico al quale dicevo vabbè ma mica le donne che lavorano nella Torre le hanno licenziate, han solo detto «non fatevi vedere per qualche ora», mica è stato decurtato a quelle femmine impure un giorno di stipendio, quell’amico mi ha detto ma sei matta, ma Serra ha ragione, ma non si può accettare una roba del genere, ma allora le democrazie liberali muoiono, ma allora ha ragione ADf, ma allora Parigi a stretto giro diventa Teheran.

Però non è riuscito, quel mio amico che aveva capito che aveva ragione Fukuyama prima che lo capissi io, a spiegarmi la differenza tra dire all’induista che ’sti cazzi se lui per precetto non può incontrare le donne, e dire al musulmano o all’ebreo che ’sti cazzi se per precetto non possono mangiare il maiale. Cioè: siamo disposti a dire ai credenti che sono degli arretrati superstiziosi un po’ ridicoli e che dei loro precetti ce ne fottiamo?

Secondo me no. Non io e voi, eh: le istituzioni. Mi pare proprio di no – e non solo perché abolire le religioni non conviene a nessuno, se poi vengono sostituite da TikTok (in qualcosa dovete pur credere, non è che possiate diventare intelligenti e razionali e sensati da un giorno all’altro).

Giorni fa passavo in uno dei posti in cui Nolan ha girato “L’odissea”, e mi chiedevo: ma perché Gesù fingiamo che sia stato un personaggio storico e non una fantasia letteraria, e Circe no? Che differenza c’è tra trasformare l’acqua in vino e gli uomini in maiali? A livello di sospensione dell’incredulità mi sembra che la plausibilità sia simile, a meno che anticamente non esistesse un’idrolitina al metanolo di cui non sono al corrente.

C’è una gerarchia nella presentabilità delle religioni? Nel loro potere contrattuale? Immagino che nessuno lo sappia meglio dei francesi, che qualche autore iconoclasta nei confronti di religioni intoccabili ce l’hanno avuto, ed è finita con la strage nella redazione di Charlie Hebdo.

Poi certo, c’è la questione che una non vorrebbe elevare John Lennon a pensatore, ma la donna è proprio il negro del mondo: ha in comune col maiale l’essere considerata impura da tante di quelle religioni che viene da chiedersi se sia anche altrettanto deliziosa allorché cucinata croccante.

Tuttavia, dice una mia amica anche lei più intelligente di me (sennò una cosa ha amici a fare), mica puoi paragonare le donne ai maiali, quelli se smettiamo di allevarli spariscono, le donne sono metà del mondo (adesso arrivano gli antispecisti a dirmi che io non devo permettermiiii di dire che una scrofa è meno degna di rispetto di mia cognataaaa).

Il fatto è che uscirne mi pare assai più complicato di come la mette Serra – e infatti questo pasticcio mica scoppia da noi che abbiamo il Vaticano in casa, ma in quel posto che ha inventato l’illuminismo, e neanche quello è bastato ad avere anticorpi sufficienti a ridere in faccia a chiunque creda in qualcosa che non sia la forza di gravità.

Mi ripeto: o decidi che le religioni sono inaccettabili, oppure no. Non puoi predicare la fede come diritto, la libertà di culto, il rispetto per chi crede che un impasto di acqua e farina sia carne di Cristo o che la cotoletta alla bolognese sia impura perché assieme alla carne c’è il formaggio, e poi dire «però quali precetti religiosi sono compatibili con la società democratica e liberale lo decidiamo di volta in volta»: sono religioni, mica è il regolamento di “Amici”.

Di recente ero a un matrimonio in chiesa pieno di trentenni, i quali vanno in chiesa solo per i matrimoni ed erano probabilmente tutti esentati dall’ora di religione a scuola, e il risultato è che non sanno niente: quando alzarsi, quando sedersi, le preghiere. Per accorgerti che non si dice più «non c’indurre in tentazione» perché sennò dio pareva troppo capriccioso e onnipotente, e chiederti un dio alla mano cosa sia dio a fare, devi sapere com’erano le preghiere quando non venivano incontro alle nostre fisime; quando andare a Messa era una cosa abituale, la domenica, quanto le pastarelle e “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Ma il cattolicesimo era la religione dell’occidente rammollito e, senza che più si dovessero nascondere nelle catacombe, i suoi fedeli si sono impigriti prima ed estinti poi. L’esenzione dall’ora di religione è in fondo quella roba lì: la ribellione per noia di Fukuyama. E poi i cattolici possono mangiare tutto, parlare con le donne, persino fare vignette su figure religiose remote e astratte quanto Zeus. Io saranno vent’anni che se vedo un crocifisso penso a Guzzanti che fa «boh, è un più»: cinque secondi di sketch hanno brasato anni di asili e scuole cattoliche.

Non c’è rimasto neanche il lenzuolo insanguinato da appendere dopo la prima notte di nozze: una religione che praticamente non ha precetti poi finisce così, che prima perde la stronzaggine del dio che ti tenta solo per vedere se ci caschi e poi si estingue. Che andrebbe benissimo, se solo seguissero tutte le altre, se solo la religione facesse la fine delle carrozze a cavalli: era tempo di superarla, era intervenuto il progresso.

E invece si finisce così, che Serra conclude la sua “Amaca” buttando lì (a Bologna direbbero: appiccicato con lo sputo) che il discorso vale anche per il crocifisso (il più di padre Pizzarro) nelle scuole, e noialtri ci chiediamo: ma il crocifisso nelle scuole c’è ancora? Boh, vai a sapere, non ne vedo uno da quando Guzzanti aveva voglia di lavorare, la domenica compravamo le pastarelle, e nessuno aveva bisogno di votare i partiti estremisti per salvare le tradizioni di famiglia.

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