La visita di Trump a Pechino, spiegata dalla Cina

WUHAN – La scorsa settimana è stata caratterizzata dalla storica visita di stato del presidente USA Donald Trump nella capitale cinese svoltasi dal 13 al 15 maggio 2026. Questa visita avviene in una fase storica caratterizzata da forti tensioni strategiche proprio tra USA e Cina. Si può osservare che dietro la straordinaria coreografia diplomatica riservata a Trump, gli incontri con il presidente Xi Jinping hanno posto al centro i rapporti economici soprattutto aventi considerevoli implicazioni sul controllo delle cosiddette terre rare, sulla gestione delle supply chains, ed altresì sull’andamento della finanza globale.
Come si ha avuto modo di constatare, la delegazione statunitense ha affermato che si è trattato di un viaggio che ha portato alla conclusione di fantastici accordi commerciali. In realtà, al termine del summit di fatto non è stato annunciato nessun accordo strutturale in nessuna delle questioni sopra menzionate. In questa prospettiva, francamente parlando in assenza di risultati definitivi, appare ormai chiaro che siamo entrati in una fase di profondo e sistemico confronto tra Washington e Pechino.
In presenza di alcuni dei più influenti e potenti CEO delle compagnie americane, il vero cuore delle negoziazioni diplomatiche è il dossier sulle terre rare e le oggettive conseguenze geopolitiche. Di fatto, negli ultimi anni la Cina ha assunto il controllo della filiera globale delle terre rare. Secondo alcuni analisti, la Cina controlla quasi il 90% della capacità mondiale di raffinazione e lavorazione delle terre rare. Addirittura, il gigante asiatico possiede oltre il 95% della produzione di magneti permanenti e componenti indispensabili per prodotti ad alto tasso tecnologico. Questo è rilevante nel mercato e nella produzione industriale di auto elettriche, componenti per il settore dell’energie rinnovabili ed anche nel settore militare con riferimento alla produzione di radar, missili, e sistemi militari avanzati.
Allo stesso tempo, occorre richiamare alla mente l’altro dato significativo, ovverosia il fatto che gli Stati Uniti dipendono dalla Cina in modo significativo poiché circa l’80% delle importazioni di terre rare proviene dalla Cina. Si può affermare, dunque dati alla mano, che la dipendenza è pressoché totale. Andando a fondo sulla questione, tecnicamente parlando, il problema per Washington non si riferisce soltanto all’estrazione mineraria poiché la raffinazione e la separazione industriale dei minerali deve essere effettuata in Cina. Al momento infatti gli Stati Uniti non dispongono di una filiera completa ed autonoma. Su questo aspetto è possibile sottolineare a detta di diversi analisti più volte citati da prestigiosi think tanks occidentali (come ad esempio il Council on Foreign Relations e la Chatham House) occorrono all’incirca ulteriori 5 o 10 anni per costruire una catena indipendente di fornitura e raffinazione delle materie critiche.[1]
Occorre limitare o sarebbe meglio dire contenere la cosiddetta weaponization delle terre rare da parte cinese. Anche qui è doveroso richiamare il fatto che nell’ottobre 2025, la Cina ha introdotto controlli sull’export riguardanti diversi prodotti strategici in risposta ai dazi imposti dall’attuale amministrazione americana. A seguito di ciò, è utile far riferimento agli ultimi dati doganali citati da Bloomberg e S&P Global secondo i quali le esportazioni cinesi minerali risultano ancora inferiori a circa il 50% rispetto all’anno precedente.[2] A questo punto, non occorre chissà che cosa per capire che l’obiettivo di Trump è quello di consolidare o ancor meglio dire prolungare la tregua commerciale negoziata a settembre 2025.
Adesso siamo in una fase che è possibile definire come una tregua fragile, poiché di fatto non è stato annunciato alcun contrattato vincolante sulle terre rare al contrario, dunque dei toni entusiastici e ottimistici della casa bianca.[3] Questo è ulteriormente confermato anche dall’attuale rappresentante commerciale dell’amministrazione americana Jamieson Greer, il quale ha affermato che le importazioni statunitensi stanno migliorando anche se in modo decisamente più lento del previsto.
Dunque, secondo l’ottica americana, la tregua commerciale e strategica e sarebbero appunto lo scenario migliore. La Cina, dal canto suo, mantiene in vigore un sistema basato su licenze all’export senza liberalizzare pienamente le forniture. Si può riassumere in parole povere che la posizione cinese va verso una cooperazione ma senza alcune concessioni strategiche. I mass media cinesi (es. le agenzie di stampa Global Times e Xinhua) e soprattutto il Consiglio di Stato cinese hanno presentato la visita del capo di Stato USA a Pechino come un successo diplomatico di Xi Jinping.[4]
Facendo riferimento ai comunicati ufficiali provenienti da Pechino, si nota il continuo sottolineare della necessità di stabilire una cooperazione strategica costruttiva, pragmatica, e incentrata alla gestione delle divergenze e del rispetto reciproco. Come ormai noto, la diplomazia del gigante asiatico resta particolarmente incentrata su alcuni punti fermi: (i) nessun sostegno americano per l’indipendenza di Taiwan; (ii) stop alle restrizioni tecnologiche contro la Cina; (iii) riduzione dei dazi commerciali e (iv) fine del decoupling tecnologico. In questo scenario, la Cina considera le terre rare come una leva strategica paragonabile a ruolo che in passato ha avuto la valuta statunitense ossia il dollaro. Come ha osservato di recente l’European Union Institute for Security Studies, attraverso la pubblicazione di un report, la Cina ha in mano uno strumento geopolitico strutturale non indifferente.[5]
Inoltre, rimane il nodo del debito pubblico americano. Secondo Washington, la Cina, in quanto uno dei detentori principali di titoli esteri del Tesoro, dovrebbe contribuire alla stabilità del mercato dei treasury statunitensi. A tal proposito, se da un lato Pechino considera i titoli del tesoro come uno strumento finanziario molto utile, dall’altro lato ragionevolmente evita di assumersi i rischi politici attraverso l’assunzione di impegni concreti. Si può anche osservare, che la Cina sta progressivamente diversificando le proprie riserve internazionali guardando ad esempio ai Paesi del Sud del mondo.
Purtroppo, la visita di Trump a Pechino non ha prodotto nuovi accordi importanti sul piano della protezione ambientale con particolare riferimento al cambiamento climatico. Tuttavia, la Cina ha colto l’opportunità di sottolineare (e questo assume un significato politico notevole) la centralità della strategia industriale verde messa già in atto da Xi Jinping. Il responsabile per clima delle Nazioni Unite, Simon Stiell, ha riconosciuto apertamente il ruolo della Cina nella transizione verde a livello globale.[6] Al contrario, Simon Steill non ha certamente lodato l’approccio scettico dell’amministrazione americana.
Quindi siamo in presenza di un equilibrio geopolitico instabile ma si sta entrando in una nuova fase dove al centro della competizione troviamo le tecnologie strategiche (vedi semiconduttori e microchips) e terre rare.[7] La visita di Trump ha mostrato una realtà nella quale oggi la Cina possiede una leva strategica significativa che Washington non è in grado di neutralizzare, ma forse può solo cercare contenere.[8] Ma attenzione la Cina deve assolutamente evitare la rottura totale delle relazioni politico diplomatiche con gli Stati Uniti. Anche perché la transizione verde aumenterà la dipendenza mondiale dalle filiere industriali cinesi, rafforzando il peso geopolitico e la leadership della Cina.
[1] www.chathamhouse.org/2026/05/rare-earths-are-trumps-agenda-china-us-electronic-waste-offers-untapped-source-home; www.bloomberg.com/graphics/2026-us-china-heavy-rare-earth-magnets-defense/?embedded-checkout=true
[2] www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/metals/051326-factbox-trump-xi-summit-to-tackle-chinas-rare-earth-dominance
[3] https://www.mining.com/trump-leaves-beijing-with-no-rare-earth-deal-confirmed/
[4] www.globaltimes.cn/page/202605/1361090.shtml; https://english.news.cn/20260517/d50300c5f44b418eaf63dc9a0494e856/c.html; https://english.www.gov.cn/news/202605/15/content_WS6a0679c9c6d00ca5f9a0afa9.html.com
[5] www.iss.europa.eu/publications/chaillot-papers/beijings-critical-raw-material-weapon-and-how-dismantle-it.com
[6] https://subscriber.politicopro.com/article/eenews/2026/05/15/un-climate-chief-lavishes-praise-on-china-as-trump-meets-xi-00921239; www.chinadaily.com.cn/a/202605/15/WS6a06bdb8a310d6866eb48d71.html
[7] https://economictimes.indiatimes.com/news/international/world-news/us-china-summit-semiconductors-rare-earths-to-dominate-trump-xi-talks/articleshow/131089328.cms?from=mdr
[8] https://battery-tech.net/how-chinas-new-rare-earth-controls-will-hit-the-supply-chains/
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