L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI AZZURROCARIBE.COM | Costa Rica, il presidente del COMITES Cacace: “La comunità italiana cerca ancora una propria identità”
Andrea Di Bella, direttore di AzzurroCaribe.com, ha intervistato Giuseppe Cacace, presidente del Comites Costa Rica. Ecco qui di seguito l’intervista integrale
Giuseppe Cacace, presidente del Comites in Costa Rica: qual è oggi la fotografia della comunità italiana in CR?
È una comunità ancora alla ricerca di una propria identità. Come pochi sanno, circa il 50% degli italiani che vivono oggi in Costa Rica è in realtà nato sul territorio costaricense. Noi, come COMITES, abbiamo fatto un grande sforzo per cercare di unire quella che possiamo definire la “vecchia guardia” con le nuove generazioni di italiani e italo-discendenti.
Non ci siamo riusciti del tutto, ma continuiamo a lavorare in questa direzione. C’è ancora molto da fare e crediamo che il COMITES debba continuare a rappresentare un punto di riferimento concreto per tutta la nostra comunità in Costa Rica.
In quali settori operano i connazionali e in quali investono?
I settori sono molto diversi. La nuova generazione di italiani che arriva in Costa Rica si orienta spesso verso la ristorazione, l’industria alimentare e le attività legate al turismo. La cosiddetta “vecchia guardia”, invece, nel corso degli anni si è inserita praticamente in tutti i settori produttivi del Paese.
Anche se questo dato viene spesso sottovalutato dalle istituzioni italiane, in Costa Rica tra il 5% e l’8% della popolazione ha origini italiane: parliamo di oltre 250.000 persone di discendenza italiana, mentre gli iscritti all’AIRE regolarmente registrati sono attualmente circa 8.130. Questo dimostra quanto la presenza italiana abbia inciso storicamente nello sviluppo del Paese.
Quali sono state le più recenti iniziative del COMITES e quali sono in programma per il futuro?
Purtroppo, non avendo ricevuto alcun supporto economico da parte del Ministero per gli anni 2025 e 2026, molte delle attività che normalmente il COMITES avrebbe potuto promuovere o patrocinare sono state inevitabilmente limitate.
Per quest’anno ci stiamo concentrando soprattutto sul supporto diretto ai connazionali, in particolare ai pensionati, e sull’assistenza quotidiana relativa alle piattaforme consolari, come Fast It, Prenot@mi, le registrazioni di matrimoni e divorzi, le iscrizioni anagrafiche e, soprattutto, l’utilizzo della nuova Carta d’Identità Elettronica.
Riceviamo richieste praticamente ogni giorno da parte della comunità e abbiamo la sensazione che questo tipo di assistenza concreta sia oggi uno dei servizi più apprezzati.
Quale feedback raccoglie dai connazionali riguardo ai 2.000 euro da pagare per usufruire di un’assistenza sanitaria completa in Italia?
La notizia non è stata accolta positivamente dalla nostra comunità. Molti fanno subito un paragone con il costo di un’assicurazione sanitaria privata in Costa Rica, che per un intero nucleo familiare spesso costa molto meno di 2.000 euro l’anno.
Se poi aggiungiamo il costo del viaggio verso l’Italia per potersi curare, la spesa complessiva diventa ancora più difficile da sostenere.
C’è poi il tema di chi, come il sottoscritto, ha lavorato e versato contributi in Italia per molti anni — nel mio caso 14 — e oggi ha la sensazione di perdere diritti per i quali ha già contribuito economicamente, rischiando di essere trattato quasi come uno straniero nel proprio Paese.
Per quanto riguarda i pensionati, qualora non dovessero essere esclusi da questa misura, stiamo parlando di una spesa che potrebbe arrivare ad assorbire oltre un mese di pensione all’anno, mettendo molte persone nella condizione di non potersi permettere né il viaggio né il pagamento continuativo di questo nuovo contributo.
Qual è lo stato di salute delle relazioni tra il COMITES e, quindi, tra la comunità e la nostra rappresentanza diplomatico-consolare in Costa Rica?
Purtroppo ritengo che la relazione istituzionale si sia progressivamente interrotta, probabilmente anche per ragioni di natura politica. Oltre a essere presidente del COMITES, ricopro anche il ruolo di coordinatore MAIE Centro America, un Movimento che da anni si batte per la tutela degli italiani residenti all’estero e ho avuto l’impressione che questa mia posizione non sia mai stata particolarmente gradita all’attuale capo missione.
Ricordo che già nel nostro primo incontro questa osservazione mi venne fatta in maniera piuttosto esplicita, seppur in forma privata.
Consiglierebbe oggi a un italiano che volesse emigrare di trasferirsi in Costa Rica?
È una domanda molto complessa, perché emigrare significa soprattutto sapersi adattare. Dalle mie parti si dice sempre: “Paese che vai, usanza che trovi”. Molte persone pensano al trasferimento valutando soltanto l’aspetto economico, ma in realtà bisogna essere pronti ad affrontare differenze culturali, sociali e modi di vivere completamente diversi.
Personalmente non sono tra quelli che spingono tutti a trasferirsi né tra quelli che lo sconsigliano a priori. Credo che ogni esperienza sia profondamente personale. Quello che faccio, invece, è cercare di aiutare concretamente chi ha già deciso di compiere questo passo e arriva in Costa Rica, offrendo supporto e cercando di essere utile nella fase di integrazione nel nuovo Paese.
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