Un’alleanza tra il Canada e l’Ue sarebbe un punto di riferimento per le democrazie, dice Carney

Pubblichiamo il discorso pronunciato dal primo ministro canadese Mark Carney al Parlamento europeo di Strasburgo
Oggi vorrei parlarvi di come la nostra risposta all’attuale frattura geopolitica debba acquisire una nuova dimensione. Ma prima vorrei richiamare qualcosa di molto più antico. Qualcosa che risale a ben prima dell’inizio delle relazioni tra l’Unione europea e il Canada. Perché la profondità dei nostri legami non si misura attraverso gli scambi commerciali, né è sancita dai nostri trattati. I nostri legami affondano profondamente le loro radici nelle nostre terre. Nel cuore della Germania, sopra Weimar, si trova una dorsale boscosa chiamata Ettersberg. Per decenni Goethe vi passeggiò, vi meditò e vi scrisse. Su quella collina una quercia finì per portare il suo nome, monumento vivente ai più alti ideali della cultura europea.
Quando il XX secolo precipitò nell’oscurità, quella stessa quercia si ritrovò imprigionata dietro il filo spinato di Buchenwald, testimone silenziosa del più profondo fallimento morale dell’umanità. Goethe aveva compreso che per gli ideali bisogna lottare, che i valori non si difendono da soli. Non a caso, alla fine del Faust, l’ultima visione del vecchio protagonista è quella di un popolo libero su una terra libera. Nur der verdient sich Freiheit wie das Leben, der täglich sie erobern muß (Solo chi le conquista ogni giorno merita la libertà e la vita). Ogni giorno. Non una volta soltanto, nel 1945, nel 1956 o nel 1989. Ogni giorno, compreso questo.
La libertà è stata conquistata grazie all’eroismo della Resistenza europea durante la guerra. È stata coltivata dai fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio nel dopoguerra. È stata rafforzata dalla creazione della Comunità europea. È stata preservata con la nascita dell’Unione europea. E si è sviluppata grazie al suo allargamento dopo la caduta del Muro di Berlino. Anche i valori rappresentati dalla quercia di Goethe sono sopravvissuti, in parte perché gli ideali nati all’ombra dei suoi rami hanno attraversato l’Atlantico.
Nel 1917, nel pieno della devastazione della battaglia di Vimy, un giovane tenente canadese di nome Leslie Miller raccolse una manciata di ghiande in quel paesaggio europeo sconvolto dalla guerra. Le portò con sé in patria e le piantò in terra canadese, a Milliken, in Ontario, dove crebbero fino a formare un magnifico bosco. Un secolo dopo, si è compiuto un profondo ciclo di rinascita. Innesti ricavati dalle querce canadesi di Leslie Miller sono stati riportati in Francia e ripiantati proprio sulla cresta di Vimy dove quelle querce avevano avuto origine.
Questa è l’essenza del partenariato tra il Canada e l’Unione europea: semi, valori, idee, commerci, persone e progresso che per secoli hanno attraversato l’Atlantico in entrambe le direzioni. Non siamo alleati soltanto quando le circostanze sono favorevoli. Non perseguiamo accordi a somma zero. Il nostro impegno a favore dello Stato di diritto e la nostra incrollabile difesa della dignità umana, della libertà individuale e della democrazia affondano nelle stesse profonde radici e sono sorretti dalla stessa determinazione.
Condividiamo valori comuni, per i quali abbiamo sempre lottato e in difesa dei quali dobbiamo rimanere sempre vigili. Crediamo che un’economia forte non sia un fine in sé, ma uno strumento per costruire una società giusta. Siamo custodi responsabili del nostro patrimonio naturale. Crediamo che la nostra prosperità cresca quando viene condivisa. Questa comunanza è frutto di una scelta, non di una coincidenza.
Nei suoi scritti, Goethe prese in prestito dai chimici del suo tempo una parola: Wahlverwandtschaft, l’affinità elettiva tra elementi diversi che si combinano in virtù della loro naturale attrazione reciproca. Il Canada e l’Europa non sono uniti dalla geografia, anche se condividiamo un confine di 3.000 chilometri nell’Artico. Siamo uniti da un’affinità: elettiva, scelta e continuamente rinnovata, e proprio per questo ancora più forte.
Oggi le nostre società sono scosse da nuove tempeste: gli sconvolgimenti legati ai cambiamenti climatici, l’erosione delle norme democratiche, l’uso del commercio come arma. Le istituzioni multilaterali sulle quali facevamo affidamento si sono indebolite. Oggi sovranità e apertura sono diventate difficili da conciliare. L’integrazione economica viene utilizzata come un’arma e i dazi doganali come strumento di pressione. I meccanismi finanziari vengono impiegati a fini coercitivi. Le catene di approvvigionamento diventano vulnerabilità da sfruttare. La tecnologia sta trasformando la natura della guerra, la struttura delle economie e la capacità degli Stati di governare.
Le piattaforme tecnologiche aspirano alla sovranità. Vogliono stabilire le condizioni di accesso. Vogliono dettare le regole della regolamentazione, e persino aggirarle. Vogliono controllare i nostri dati, diffondere disinformazione, sottrarre l’infanzia ai nostri figli. Questa è una tempesta feroce. Un singolo albero può esserne abbattuto. Una foresta no. Questo perché, sotto il suolo della foresta, le radici di una quercia si intrecciano con quelle degli alberi vicini, scambiandosi nutrienti, sommando forza a forza e creando un ecosistema resiliente e autosufficiente.
Insieme, il Canada e l’Unione europea possono rendere più saldo il terreno su cui poggiano i nostri valori, formando al tempo stesso una chioma protettiva sotto la quale i nostri cittadini possano prosperare. È una questione di sovranità. Della nostra capacità di vivere come desideriamo. Riguarda le libertà per cui dobbiamo lottare ogni giorno. La sovranità richiede resilienza: la capacità di resistere agli shock.
La sovranità non consiste più soltanto nella capacità di nutrirci, rifornirci di energia e difenderci. Oggi richiede anche un accesso sicuro all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, ai minerali critici, ai sistemi di pagamento, alle tecnologie per l’energia pulita, ai vaccini e alle comunicazioni satellitari.
Tutti noi presentiamo lacune importanti in alcune di queste capacità strategiche e ciascuno dipende da singoli Paesi o singole imprese per colmarle. Questo crea vulnerabilità, soprattutto quando aziende apparentemente “globali” dimostrano, nel momento decisivo, di essere profondamente legate al proprio Paese d’origine. Colmare queste lacune da soli non è possibile, ma farlo insieme è assolutamente alla nostra portata. L’Europa e il Canada sono forti ciascuno per conto proprio. Insieme, lo sono ancora di più.
Le istituzioni che abbiamo ereditato sono organizzate secondo criteri geografici. Le capacità strategiche di cui abbiamo bisogno sono invece organizzate per funzione. Possiamo stringere alleanze funzionali, se avremo il coraggio e la determinazione necessari. Non dobbiamo lasciarci intimidire dalle dimensioni apparenti del compito.
Così come il dominio è l’arroganza dell’egemone, la ricerca della perfezione è nemica del bene. L’economia parla chiaro: in un rapporto fondato sullo sfruttamento, la capacità di pressione del più forte si riduce drasticamente ben prima che si raggiunga una completa indipendenza. La diversificazione rappresenta un vantaggio. L’obiettivo non è l’autosufficienza. È la resilienza collettiva. Questo vantaggio reciproco è al centro delle ragioni che ci spingono verso un partenariato più profondo tra Canada ed Europa.
L’Europa porta con sé la forza del proprio mercato. La profondità della sua ricerca. Una manifattura avanzata. La capacità di definire standard che spesso vengono adottati dal resto del mondo. Una base industriale della difesa che si sta ricostruendo rapidamente.
Il Canada mette a disposizione energia su vastissima scala e in tutte le forme necessarie alla transizione. Possiede una delle maggiori dotazioni al mondo di minerali critici. Dispone di competenze avanzate nei settori dello spazio, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie quantistiche. Ha uno dei sistemi bancari più solidi al mondo e capitali previdenziali gestiti con una competenza tra le più elevate. Gode inoltre di una posizione geografica unica nell’Artico e di un accesso privilegiato alle reti dell’Atlantico e del Pacifico.
Dove i nostri punti di forza sono diversi, si completano. Dove coincidono, generano una massa critica. Dobbiamo valorizzare i punti di forza gli uni degli altri, in modo deliberato, sistematico e rapido. Abbiamo già cominciato con il CETA, uno degli accordi commerciali di maggior successo al mondo. Stiamo sviluppando il nostro Accordo di partenariato strategico. E abbiamo iniziato a beneficiare del ruolo del Canada quale primo membro non europeo di SAFE. Ma l’ecosistema che abbiamo costruito non è ancora all’altezza della violenza del cambiamento che ci circonda. E non si sta muovendo abbastanza rapidamente da tenere il passo con la velocità degli sconvolgimenti in corso.
Ieri la Presidente von der Leyen ha parlato della necessità di andare oltre il CETA e di creare un’“Alleanza per il futuro”, aprendo la porta alla possibilità che il Canada diventi il primo membro associato dell’Unione europea. Accogliamo con favore questa ambizione: i sondaggi mostrano che una larghissima maggioranza dei canadesi sostiene legami molto più stretti. Un’Alleanza per il futuro rappresenta un approccio unico e positivo, che definiremo insieme facendo leva sui nostri punti di forza comuni e fondandoci sui valori che condividiamo.
Permettetemi quindi di dire con chiarezza che cosa propone il Canada. Il Canada e l’Europa dovrebbero garantire la propria autonomia strategica attraverso una cooperazione profonda sull’intero ventaglio delle capacità strategiche, tra cui i minerali critici, la capacità industriale della difesa, l’intelligenza artificiale e la capacità di calcolo, la sicurezza energetica, lo spazio e i sistemi di pagamento. Dovremmo procedere verso un commercio digitale e senza frizioni dei beni non agricoli e di un’ampia gamma di servizi. Dovremmo rafforzare i legami diretti tra le nostre popolazioni, consentendo ai nostri giovani di vivere, lavorare e studiare liberamente sulle due sponde dell’Atlantico.
L’adesione del Canada a Erasmus+ può offrire ai vostri studenti e ai nostri maggiori opportunità di studiare in alcune delle migliori università del mondo, ampliare i propri orizzonti e costruire legami duraturi capaci di sostenere la nostra Alleanza per il futuro. L’adesione del Canada alla prossima generazione di Horizon ci consentirebbe di mettere in comune le risorse, collaborare sulle tecnologie di frontiera e valorizzare i nostri istituti di ricerca e le nostre università di livello mondiale.
Ieri la Presidente von der Leyen ha annunciato una “nuova società europea per le materie prime critiche”, incaricata di acquistare e costituire scorte dei “materiali necessari per le auto elettriche, i chip e le batterie, le tecnologie pulite e la difesa”. Il Canada dispone di giacimenti di oltre 34 minerali critici ed è tra i principali produttori mondiali di dieci dei minerali più essenziali per la transizione energetica globale. La nostra alleanza può contribuire a soddisfare il bisogno europeo di forniture affidabili, il bisogno canadese di capacità avanzate di lavorazione e il nostro obiettivo comune di creare filiere complete.
Il Canada può fornire GNL e idrogeno su vasta scala per sostenere la sicurezza energetica dell’Europa, anche attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di nuove infrastrutture portuali nell’estremo Nord e lungo la nostra costa orientale. Noi, a nostra volta, possiamo beneficiare della vostra leadership in molte tecnologie per l’energia pulita. Possiamo mettere in comune nuove capacità sovrane di calcolo e realizzare collegamenti a banda larga più sicuri tra l’Europa e l’Asia sfruttando la nostra geografia condivisa.
Il Canada e l’Europa possono unire le forze per sviluppare protocolli di sicurezza per l’intelligenza artificiale, coordinare standard comuni e rafforzare la trasparenza, sviluppando al contempo applicazioni che consentano ai nostri governi e alle nostre imprese di servire meglio i cittadini. Il Canada e l’Europa dovrebbero inoltre valutare la creazione di un mercato integrato dei servizi finanziari, così da ampliare le possibilità di scelta e ridurre i costi per i cittadini, migliorare l’accesso al capitale per le nostre imprese e, al contempo, preservare la resilienza di livello mondiale dei nostri sistemi finanziari.
Le opportunità che un’Alleanza per il futuro può generare nascono, prima di tutto, dalla comunanza dei nostri valori, dalla compatibilità dei nostri sistemi e dalla complementarità dei nostri punti di forza. Approfondire e ampliare la nostra relazione rafforzerà la nostra sovranità, renderà la vita più accessibile e migliorerà le opportunità e la sicurezza dei cittadini canadesi ed europei, salvaguardando al tempo stesso la nostra capacità di vivere come scegliamo.
Voglio essere molto preciso anche su ciò che non sto proponendo. Non sto proponendo la creazione di un terzo blocco che aspiri a diventare una nuova grande potenza rivale, soltanto con modi più garbati. Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, perseguiamo la resilienza affinché nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, limitare la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o indebolire le nostre libertà, le nostre democrazie e lo Stato di diritto. Queste motivazioni, unite alla nostra potenza concreta ancora in parte inespressa, fanno sì che possiamo contribuire alla costruzione del prossimo ordine mondiale: giusto, stabile e prospero.
Un’alleanza tra il Canada e l’Unione europea costituirebbe un punto di riferimento per le altre democrazie. Un’alleanza definita non da ciò a cui ci opponiamo, ma da ciò in cui crediamo: libertà, solidarietà, prosperità, sostenibilità. Un’alleanza che costruisca resilienza per ciò che ci permette di fare a favore dei nostri cittadini e per ciò che permette ai nostri cittadini di fare da sé.
Un’alleanza abbastanza forte da impedire a chiunque di dettare le nostre scelte. Abbastanza aperta perché altri possano aderirvi. Abbastanza salda nei propri principi perché la nostra forza rafforzi il diritto internazionale anziché sostituirsi ad esso.
Si dice spesso che il Canada sia diventato una nazione durante la battaglia di Vimy. Certamente, le migliaia di canadesi che non fecero ritorno da quella battaglia sacrificarono la propria vita per qualcosa di molto più grande di loro. Uno di coloro che tornarono a casa, prima di partire, si fermò a raccogliere alcune ghiande.
Oggi le stesse querce di Vimy crescono sia in Canada sia in Francia: prova vivente che ciò che coltiviamo insieme può sopravvivere anche all’inverno più buio e tornare a prosperare. Approfondiamo ora queste radici, allarghiamo questa chioma e facciamo crescere una foresta transatlantica sotto la quale i nostri cittadini possano prosperare come persone libere su una terra libera. Ogni giorno.
Grazie.
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