Meloni, Schlein e quel possibile pareggio che potrebbe rilanciare l’Italia

Maggio 14, 2026 - 05:27
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Meloni, Schlein e quel possibile pareggio che potrebbe rilanciare l’Italia

Al momento non sembrano profilarsi all’orizzonte vittorie nette né svolte risolutive. Non si scorgono trionfi elettorali. Il Paese è spaccato come una mela, segno di una frattura profonda che attraversa ormai da anni la società italiana. Alle prossime elezioni politiche potrà prevalere – di misura – il campo largo oppure il centrodestra, e tuttavia, anche nell’ipotesi in cui una nuova legge elettorale assicuri al vincitore una maggioranza parlamentare relativamente solida, resterà la realtà di un equilibrio sostanziale tra i due schieramenti.

È questo, con ogni probabilità, lo scenario dell’immediato futuro: un governo formalmente legittimato, ma inserito in un contesto di equilibrio precario. Non un vero pareggio ma qualcosa che vi somiglia molto. Il che potrebbe comportare una legislatura di transizione bisognosa di nuove geometrie politico-parlamentari, che generalmente sono di due tipi. O si tratta di operazioni trasformistiche senza respiro, macchinazioni di puro potere quando non di scoperta compravendita di voti parlamentari (esempio tipico, gli ultimi anni di Silvio Berlusconi). Oppure possono essere disegni più seri, per quanti rischiosi, come fu quello della solidarietà nazionale di mezzo secolo fa. Non è detto cioè che siano necessariamente cedimenti ai «poteri forti», come ha detto Goffredo Bettini paventando un’inedita maggioranza di centrosinistra senza il Movimento 5 stelle e con dentro Forza Italia. Un’ipotesi, quella di nuove alleanze, che manderebbe al macero il suo sogno di un partito unico Pd-M5s e che al tempo stesso ridisegnerebbe la geografia della destra italiana.

È singolare che un uomo politico che ben conosce i meccanismi del potere e l’arte del gioco politico si presenti come la vestale dell’ortodossia bipolarista. Si rovesciano i ruoli: gli inciucisti di ieri sono i maggioritaristi di oggi. Eppure l’esperienza dovrebbe fare tesoro del risultato del 2006 quando l’Unione (da Clemente Mastella a Franco Turigliatto) prevalse per ventiquattromila voti: ne uscì il Prodi bis che governò – maluccio – due soli anni.

Se il popolo non assegna un chiaro vincitore, c’è poco da fare: bisogna in qualche modo scongelare i poli e aprire un discorso con chi dai poli si è tenuto fuori. Evidentemente affidando questo compito a personalità che non potranno essere le leader dei due poli, Elly Schlein e Giorgia Meloni, che di fatto non avrebbero vinto le elezioni.

I nomi non mancano, a cominciare dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, come ha notato il Foglio. Ma ce ne sono altri. Almeno fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (2029), momento cruciale che potrebbe segnare l’inizio di un’ulteriore fase, la prossima legislatura potrebbe dunque cavarsela con un colpo di fantasia. Se questo – legittimamente – non è il futuro desiderato dal Pd e Fratelli d’Italia, i loro dirigenti sanno che si potrebbe andare verso una terra incognita. E che nel mondo politico, e non solo politico, lavora a nuove formule. Non, almeno si spera, per salvaguardare brandelli di potere, ma nell’interesse di un’Italia stremata da anni di un governo che ha peggiorato la sua condizione.

Il moralismo e la purezza in certi momenti possono lasciar posto a compromessi inediti: non significherebbe per forza mandare la politica in apnea, ma potrebbe rappresentare un possibile positivo momento di transizione in vista di una stagione completamente diversa. Ipotizzare scenari nuovi, nella condizione di oggi, non è un esercizio di fantasia. È realismo.

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