L’ultrasinistra europea deve fare i conti con il suo nuovo antisemitismo

Maggio 14, 2026 - 05:27
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L’ultrasinistra europea deve fare i conti con il suo nuovo antisemitismo

Il libro “Les Nouveaux Antisémites. Enquête d’une infiltrée au sein de l’ultragauche” (Albin Michel, 2025), della giornalista francese Nora Bussigny, è stato tradotto in italiano da Daniele Scalise, autorevole giornalista e scrittore, e sarà pubblicato dall’Associazione Setteottobre. L’uscita è prevista tra circa cinque mesi. «Quello che colpisce subito del libro di Nora Bussigny non è soltanto il tema. Libri sull’antisemitismo contemporaneo ne escono molti, spesso pieni di buone intenzioni, statistiche, indignazione rituale», racconta Scalise, direttore responsabile del magazine dell’associazione». Qui invece accade qualcosa di diverso: Bussigny entra dentro quel mondo, lo attraversa, lo osserva da vicino, ne raccoglie le voci senza filtri. Il risultato è un quadro politico, culturale e umano molto più inquietante di quanto gran parte dell’opinione pubblica europea voglia ammettere».

Da qui la decisione di pubblicarlo in Italia. «Ci siamo resi conto che mancava uno strumento del genere: un’inchiesta narrativa, rigorosa e insieme immersiva, capace di mostrare dall’interno la trasformazione di una parte dell’estremismo contemporaneo, soprattutto nell’area che si definisce progressista, anticoloniale o radicale, ma che sempre più spesso usa nei confronti degli ebrei un linguaggio che richiama l’antisemitismo più classico, più volgare, più ossessivo».

Per oltre due anni la giornalista francese ha lavorato sotto copertura all’interno dei movimenti dell’ultragauche, entrando in contatto diretto con la galassia degli attivisti pro-Palestina. Così nasce un’inchiesta che osserva dall’interno un universo militante giovane, in cui la causa palestinese diventa spesso elemento identitario centrale, intrecciandosi con linguaggi decoloniali e con una narrazione politica che, in alcuni casi, sfocia in forme di antisemitismo contemporaneo. Nel corso del suo lavoro, Bussigny è stata anche oggetto di forti polemiche, fino ad accuse di tradimento, legate alla sua origine franco-marocchina e al presunto conflitto nel trattare temi come antisemitismo e antisionismo. Il libro, già bestseller in Francia, arriva ora in Italia con il titolo “I nuovi antisemiti, inchiesta di un’infiltrata tra le file dell’ultrasinistra”.

«Ci siamo resi conto che in Italia mancava uno strumento di questo tipo: un’inchiesta narrativa rigorosa e immersiva, capace di raccontare dall’interno la trasformazione di una parte dell’estremismo contemporaneo, soprattutto nell’area che si definisce progressista, anticoloniale o radicale, ma che sempre più spesso adotta nei confronti degli ebrei un linguaggio che richiama forme classiche di antisemitismo, con toni sempre più espliciti e ossessivi», spiega Scalise.

La forza del libro, aggiunge, sta nel metodo: «Bussigny non costruisce un pamphlet ideologico, non si affida a slogan o letture semplificate. Fa giornalismo sul campo, un giornalismo lungo, complesso, anche rischioso e spesso isolato. Per mesi entra in contatto diretto con collettivi, manifestazioni, ambienti universitari, gruppi militanti e reti di attivisti». Attraverso questa immersione, prosegue Scalise, «si osserva dall’interno una zona sempre più ambigua, dove radicalismo politico, antisionismo militante e derive antisemite finiscono per sovrapporsi fino a confondersi».

«Il lettore assiste a questa evoluzione in modo graduale, non attraverso teorie o schemi, ma tramite episodi concreti, linguaggi quotidiani, slogan, dinamiche di gruppo. È questo che rende il libro efficace: la sensazione di trovarsi davanti non a un’analisi distante, ma alla cronaca di una trasformazione già in atto nel cuore dell’Europa». Mentre nel cuore di Bussigny c’è la figura di Régine Skorka-Jacubert, sopravvissuta all’Olocausto e membro della Resistenza francese, simbolo di una memoria concreta della storia europea del Novecento, lontana da ogni dimensione astratta o rituale.

Nora incontra”Régine durante una visita al Mémorial de la Shoah di Parigi. Nell’ambito di un programma educativo, le è stato mostrato un dispositivo che, attraverso la scansione del volto, attribuisce ai visitatori l’identità di una persona deportata nei campi di concentramento nazisti. Il percorso prevede poi un impegno simbolico a contribuire alla conservazione della memoria di quella persona e della sua storia. La giornalista spiega di aver maturato un legame più diretto con la figura di Régine, a cui è dedicato Les Nouveaux Antisémites.

Un altro elemento che, secondo Scalise, pesa in modo decisivo: il profilo personale dell’autrice. «Oggi si usa la parola coraggio con troppa facilità, ma in questo caso è difficile trovare un termine diverso», osserva. Portare avanti un’inchiesta sotto copertura in ambienti radicalizzati, esporsi pubblicamente dopo la pubblicazione del libro ed esporsi a campagne di delegittimazione, intimidazioni e isolamento professionale richiede una determinazione rara. Il tutto in un contesto europeo in cui chi denuncia certe derive viene spesso accusato di esagerare, strumentalizzare o alimentare tensioni politiche. Bussigny, conclude Scalise, sceglie invece di guardare direttamente ciò che osserva. E, con il suo lavoro, costringe anche il lettore a fare lo stesso.

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