Per Francesca Albanese i palestinesi vanno difesi, ma gli ucraini no

Albanese definisce il cessate il fuoco a Gaza un «bavaglio» imposto alla società civile internazionale: «I governi hanno detto: non c’è più bisogno che scendiate in piazza, ora c’è il cessate il fuoco». Ma una tregua non deve tenere accese le manifestazioni: deve porre fine alle uccisioni, liberare gli ostaggi, consentire l’accesso agli aiuti, disarmare Hamas e riaprire il negoziato. Giudicarla per le piazze che svuota, anziché per le vite che salva, rischia di trasformare la sofferenza palestinese in carburante politico. Alla lontana ricorda i moniti dei leader di Hamas Sinwar e poi Ismail Haniyeh: «Abbiamo bisogno del sangue delle donne, dei bambini e degli anziani per risvegliare dentro di noi lo spirito rivoluzionario, per spingerci ad andare avanti».
Albanese dice poi che «oggi come oggi due Stati, due popoli, è una decisione sadica». La ragione è soprattutto territoriale: «Le colonie si sono triplicate dall’inizio del processo di pace». Se è vero che gli insediamenti israeliani hanno certamente reso quella prospettiva molto più difficile, non si capisce perché, cambiando le condizioni, cercare di garantire l’autodeterminazione sia agli israeliani sia ai palestinesi debba essere considerato sadismo. Tanto più che Albanese non indica un’alternativa concreta in grado di assicurare la libertà, la sicurezza e i diritti nazionali a entrambi i popoli.
Ma poi arriva la spiegazione. Albanese sostiene che un cambio di governo in Israele non servirebbe a nulla. È difficile crederlo. Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich non sono politicamente intercambiabili con gli eredi di Rabin o con una coalizione disposta a fermare gli insediamenti e riprendere il negoziato. Se qualsiasi governo israeliano è irrilevante e la soluzione dei due Stati è una crudeltà, allora il problema non è più Netanyahu né soltanto l’occupazione: è l’esistenza di Israele. In questo modo conferma l’opinione di chi pensa che l’obiettivo dei proPal più radicali non sia la fine dell’oppressione israeliana, ma di Israele, qualunque governo possa scegliere.
Sul 7 ottobre, Albanese condanna la carneficina e l’uccisione dei civili, ma aggiunge che «Il popolo palestinese ha diritto di resistere nei confronti dell’oppressore». Se il 7 ottobre fossero stati colpiti solo obiettivi militari, le perdite sarebbero state drammatiche ma non dei crimini di guerra». Formalmente è una distinzione giuridica; politicamente offre al cuore dell’operazione terroristica la possibilità di riabilitazione quale atto di resistenza. Senza contare che, anche contro obiettivi militari, resta obbligatorio il rispetto di chi si arrende e il divieto assoluto di prendere ostaggi. Insomma, il 7 ottobre poteva essere organizzato meglio.
Infine, l’Ucraina. Albanese ammette di non essere un’esperta e di non conoscere la soluzione, ma subito dopo propone di smettere di inviare armi a Kyjiv. Rivendica ai palestinesi il diritto di resistere all’occupazione, ma chiede agli ucraini di rinunciare agli strumenti con cui resistono all’occupazione della loro nazione. Denuncia l’impunità dell’occupante a Gaza, ma propone una scelta che consoliderebbe l’occupazione russa.
Diplomazia e aiuti militari non sono opposti: su questo, sicuramente, Albanese conviene. Senza armi, l’Ucraina non entrerebbe in uno spazio politico neutrale, ma sarebbe costretta a negoziare sotto la minaccia delle forze russe. Questo è un diritto internazionale a targhe alterne: non si può essere inflessibili quando l’accusato è Israele, arrendevoli quando l’aggressore è Putin.
Il diritto internazionale, che costituisce il cardine di tutto il suo discorso su Gaza, conduce, nel caso ucraino, a una conseguenza molto diversa. Ma l’Ucraina è vittima di un’aggressione armata e può difendersi, individualmente e collettivamente, ai sensi dell’articolo 51 della Carta dell’Onu. Fornirle armi non è una deroga al diritto internazionale, ma uno degli strumenti con cui altri Stati possono aiutarla a esercitarlo. Perché allora Albanese assume una posizione così contraddittoria? Lo so, ma non faccio spoiler. Basta attendere.
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