Putin si sente all’angolo e prepara una nuova escalation

08 Settembre 2026 - 08:10
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Putin si sente all’angolo e prepara una nuova escalation

Russian President Vladimir Putin gestures as he delivers a speech during an event to mark the 879th anniversary of the foundation of the city of Moscow at the Zaryadye Concert Hall, in Moscow, on Saturday, Sept. 5, 2026. (Sergei Bobylev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Vladimir Putin continua a dire che non ci sarà una nuova mobilitazione. Lo ha ripetuto due volte in pochi giorni a inizio mese, mentre la Russia si avvicina alle elezioni parlamentari del 18-20 settembre – per quel che valgono le elezioni in Russia, cioè niente. Ma la formula linguistica scelta dal presidente russo è diventata quasi una battuta: «Al momento non c’è uno scenario che renda necessaria una mobilitazione». Al momento, dice. Le Monde fa notare proprio questa aggiunta peculiare. Come a dire: la guerra può portare esigenze diverse in qualsiasi momento. E il Cremlino vuole che i russi siano sul pezzo, un popolo-esercito pronto a imbracciare il fucile quando Putin schiaccerà il pulsante rosso.

Sono settimane in cui, complice anche l’inutile viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner prima in Russia poi in Ucraina, si continua a parlare della possibilità di una trattativa. Come se a Mosca davvero si parlasse di pace, come se nelle stanze del Cremlino non si facessero beffe di questa opzione da ormai quattro anni e mezzo. L’unica verità che possiamo constatare, “al momento”, è che Putin ha intensificato la sua presenza pubblica – ogni volta che si sposta deve farlo con un arsenale difensivo al seguito. Forse le elezioni non c’entrano, ma i ripetuti attacchi dei droni ucraini, la crisi del carburante, le restrizioni a internet e la sensazione che non ci sia una prospettiva di sbocco per la guerra stanno rompendo quella normalità artificiale che il Cremlino aveva costruito intorno all’invasione su vasta scala. Per questo il pericolo è che Putin decida di alzare il livello dello scontro prima dell’inverno.

D’altronde l’attività inusuale di Putin è a sua volta contraddittoria. Esclude una nuova mobilitazione, ma allo stesso tempo prepara il terreno per una possibile escalation. Parla di una soluzione negoziata, salvo poi tornare a ripetere le condizioni massimaliste sul Donbas e sui territori ucraini. E quando l’Ucraina colpisce obiettivi dentro la Russia, promette una risposta «diverse volte più forte», come ha fatto a luglio.

La scorsa settimana l’Economist ha scritto, citando fonti vicine al Cremlino, che Putin avrebbe preso la decisione di andare verso una nuova escalation militare in vista dell’inverno. La ricostruzione non permette di sapere con certezza che cosa succederà, né quale forma prenderà l’escalation. Resta però un’indicazione precisa del momento in cui si trova la Russia: la prosecuzione della guerra, allo stato attuale, è sempre meno sostenibile – per motivi militari, economici, umani – e arretrare sarebbe ancora peggio. Quindi Putin ragiona come se fosse all’angolo: quasi cinque anni di conflitto sono diventati difficili da giustificare anche agli occhi di una parte dell’élite russa.

L’Economist prova a spiegare perché, dentro il sistema Putin, l’escalation è una soluzione preferibile. Il punto di partenza è la logica da gang criminale con cui lo zar muove le sue pedine. Prima di tutto, mai mostrare debolezza. La Russia ha una grande tolleranza per la violenza, ma molta meno per il fallimento. Da qui la necessità di portare a casa almeno quello che considera il risultato minimo di questa guerra, cioè il Donbas. «Potrebbe credere che il mancato raggiungimento anche del suo obiettivo minimo, ovvero la conquista dell’intera regione orientale dell’Ucraina, lo metterebbe a rischio fisico. (“Mi impiccheranno”, avrebbe detto a un certo punto ai suoi fedelissimi durante la guerra, secondo una fonte interna)». Questo passaggio dell’Economist può risultare più o meno credibile e verosimile, e sicuramente non rientra nella definizione occidentale di “razionale”, ma è coerente con il modo in cui funziona il potere russo.

Da qui la visione dell’attuale stallo come una condizione negativa. Resta quindi una sola strada: alzare la posta. Anche qui è difficile anticipare numeri e proporzioni dell’escalation. Secondo alcune fonti russe Putin potrebbe mandare al fronte altri 300-400mila uomini. Il sistema di reclutamento regionale è già in fase di sperimentazione. Non è detto che questo equivalga a una nuova mobilitazione generale sul modello del 2022: potrebbe trattarsi di un reclutamento più disperso e amministrativamente controllabile, proprio per evitare di ripetere il trauma di quattro anni fa. Ma l’idea è quella di aumentare ancora il volume della guerra.

Nel frattempo, rispetto al 2022 la guerra si è spostata, si è evoluta, diventando sempre meno terrestre. Lo abbiamo raccontato molte volte. Il fronte è sempre più attraversato da missili e droni, spesso diretti contro magazzini, porti, navi, reti energetiche, carburanti, infrastrutture commerciali.

Vale in entrambe le direzioni, perché l’Ucraina non può starsene con le mani in mano a guardare le bombe russe cadere sul suo territorio. L’esercito di Kyjiv ha passato l’estate a colpire tutto ciò che può rallentare la macchina russa. Dall’Amazon russa alle raffinerie, fino alle infrastrutture del carburante. Il New York Times racconta di una crisi della benzina che nel momento più acuto ha lasciato senza carburante una quota enorme delle stazioni di servizio russe e ha prodotto code anche a Mosca.

Questo scenario di escalation sempre più probabile arriva quando si fanno sentire le prime preoccupazioni per l’inverno che arriverà. Mosca ha già annunciato di voler tornare a colpire massicciamente la rete energetica ucraina. Il ministero della Difesa russo ha minacciato un inverno di gelo; Putin ha detto di avere ordinato alle forze armate di «infliggere attacchi massicci alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina». Il New York Times considera possibile persino un attacco sistematico alle forniture d’acqua.

La nuova escalation di cui parlano Le Monde, l’Economist, il New York Times e molti altri non deve necessariamente assumere la forma spettacolare di una nuova offensiva terrestre. Può voler dire più uomini al fronte, più missili e droni, una campagna ancora più aggressiva contro infrastrutture, energia e logistica ucraina.

La conseguenza è che la nuova escalation potrebbe non fermarsi al confine ucraino. L’estate che sta lentamente finendo – non in termini di temperature – ha segnato un aumento della guerra ibrida contro gli alleati di Kyjiv. In tutta Europa si sono moltiplicati episodi di sabotaggio, incendi e incursioni aeree. E questi episodi ci ricordano che Putin sta già combattendo una guerra a tutto l’Occidente. Anche se qualcuno fa finta di non vedere.

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